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Il Parco del Basento un’esperienza di wiki-planning

Una interessantissima riflessione del Prof. Beniamino Murgante sulla proposta di istituire un parco pubblico in un’area dismessa alla periferia della città di Potenza.

Oggi tecnologie dell'informazione 2.0 sono sicuramente il più importante mezzo di comunicazione. L'innovazione principale è il passaggio da un approccio a senso unico dove i cittadini sono informati, ad un approccio bidirezionale nel quale i cittadini possono esprimere la propria opinione con un approccio wiki, in cui una forte interazione tra i singoli cittadini può portare a una costruzione di idee ed opinioni importanti che possono influenzare in maniera sostanzialmente le scelte.

Gran parte dei documenti di pianificazione sono spesso prodotti in maniera poco chiara e con basso livello di partecipazione. I cittadini esclusi dal processo o danneggiati dallo strumento non sono in grado singolarmente di cercare rimedi e denunciare responsabilità.

In genere i cittadini non credono in attività partecipative, perché hanno scarsa fiducia nelle istituzioni e nelle associazioni che la promuovono, soprattutto in questo periodo, ma credono che le decisioni vengono prese in precedenza e la partecipazione sia giusto un mezzo per sancire in maniera definitiva scelte già effettuate.

Gli obiettivi di un piano dovrebbero scaturire da un’attenta “radiografia del sistema”, che non può essere effettuata soltanto mediante analisi settoriali, ma passa, soprattutto, attraverso un coinvolgimento delle popolazioni interessate. Un piano quanto più è partecipato, tanto più ha possibilità di essere attuato fedelmente, a prescindere dagli amministratori e dai tecnici che si avvicenderanno, perché i suoi obiettivi fanno parte di un’idea di città fortemente voluta dai suoi abitanti. Sembra paradossale, ma nella quasi totalità dei casi la maggior parte delle scelte pianificatorie, che di fatto hanno evidenti ripercussioni sulla qualità della vita dei cittadini non coinvolgono direttamente la collettività, ma scaturiscono solo dall’attività di tecnici e politici.




Vari livelli di partecipazione dei cittadini al processo di piano secondo la scala di Sherry Arnstein (Arnstein, 1969)

Più di quaranta anni fa, Sherry Arnstein (1969) definiva otto livelli di differente coinvolgimento dei cittadini in un processo di piano utilizzando la metafora della scala. Purtroppo, molto di frequente in Italia si oscilla tra i primi tre livelli della scala di Arnstein, che rappresentano una non partecipazione.

Di conseguenza i tradizionali approcci partecipativi basati su “riunioni parrocchiali” non rappresentano un campione significativo per molteplici aspetti:

1. la popolazione attiva non ha il tempo di partecipare di conseguenza si raccolgono le solo le opinioni di bimbi ed anziani;

2. la gente considera la partecipazione fisica come una perdita di tempo, tanto politici e tecnici fanno sempre quello che vogliono;

3. spesso si avvia la fase partecipativa quando si è già deciso, giusto per dire “guardate quanto è bello”;

4. la gente può essere inibita nel parlare in pubblico;

5. non sempre si ha un’idea immediata o una risposta pronta;

6. chi urla ha sempre ragione;

7. spesso arrivano le urla strumentali ad impantanare le nuove idee.

I social network, i blog oltrepassano la dimensione tempo e spazio consentendo a tutti, chi lavora nelle ore delle riunioni, chi vive a Milano e ha il cuore a Potenza, chi arrossisce nel parlare in pubblico, di esprimere le proprie opinioni e dare un valido contributo nel migliorare le idee. La partecipazione elettronica al processo di pianificazione è solo una integrazione di approcci tradizionali, si usa internet per chiedere ai cittadini i pareri riguardanti possibili scelte o il voto su quale sia la soluzione migliore.

In un approccio wiki alla pianificazione, i cittadini, probabilmente inconsciamente, affrontano molti dei tipici passi abitualmente adottati nel processo di pianificazione, raggiungendo il livello più elevato dei livelli della scala di Arnstein. In genere, un gruppo di cittadini denuncia gli aspetti più critici che si verificano in una zona (analisi dei problemi), un altro gruppo definisce una serie di obiettivi, un altro gruppo prepara un elenco di alternative e dopo un sacco di discussioni una grossa parte della comunità propone un un'idea, un progetto con il grande sostegno dell'opinione pubblica. Le piattaforme sociali diventano, quindi, il luogo principale in cui si ha la produzione e lo sviluppo di idee.

Anche i giornali, che generalmente sono più influenzati dalle lobby economiche che da singole idee, finirebbero per supportare un progetto, se è il frutto di un vasto movimento di opinione.

In termini di teoria della pianificazione, il wiki-planning può essere visto come un nuovo approccio al Advocacy Planning, dove il collettore delle istanze è un ambiente virtuale e non le associazioni di cittadini.

Questi elementi sono tutti presenti progetto del Parco del Basento dove in meno di un mese un gruppo, nato su facebook a sostegno del progetto, ha raggiunto più di duemila adesioni, se fosse stata indetta una riunione si sarebbero raggiunte al massimo cento persone. Gli ideatori per pubblicizzare il progetto non hanno adottato mezzi tradizionali, ma si sono rivolti ad un blogger, molto attivo negli aspetti ambientali e sulle trasformazioni della città. Una situazione analoga si era verificata anche rispetto al progetto del sottopasso ferroviario di via Angilla Vecchia, dove un lavoro gratuito di “giovani tecnici” si è dimostrato più valido di tanti pluripagati consulenti. Questo approccio ha scatenato la sete di verde dei potentini svegliandoli dal torpore che li ha caratterizzati negli ultimi anni. L’altro aspetto positivo è che non ci si è limitati solo lagnarsi (le buche sulla strada, il lampione è rotto, ecc.), anche questo fondamentale per richiamare l’attenzione di chi fa finta di non sentire, ma ci si è presentati con un’idea forte rispetto alla quale non c’è palazzinaro che tenga. Sarebbe auspicabile che l’immaginazione collettiva si scateni apportando al progetto miglioramenti prodotti da mille piccole idee di singoli cittadini. Sarebbe auspicabile che questa esperienza generi tante emulazioni in modo da produrre centinaia di idee sulla città ed aprire un dibattito serio sulla qualità urbana della città.

Beniamino Murgante

Pubblicato il 4/1/2012 alle 23.5 nella rubrica AMBIENTE.

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