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Diario
7 dicembre 2009
Salviamo la "nostra" Università!

E’ da qualche tempo che in Basilicata non tira una buona aria, non mi riferisco in modo particolare allo sfacelo economico e sociale derivante dalla perdita di un numero impressionante di posti di lavoro, alla povertà che risucchia tante famiglie, allo spaventoso flusso migratorio con relativa fuga di cervelli. Comincia a vacillare anche un presidio culturale come la “nostra” Università. La recente riforma varata dal Governo comincia produrre nefaste conseguenze nonostante le rassicurazioni della Ministra Gelmini e di alcuni esponenti del centro destra locale. Da qualche settimana sulla stampa locale leggiamo delle agitazioni da parte degli studenti del corso di laurea di “Lingue e culture moderne” della facoltà di Lettere e Filosofia per la paventa soppressione di questo indirizzo di studio. Sempre della stessa facoltà corre seri rischi anche il corso di Scienze della comunicazione. Perdere il corso di laurea di “Lingue e culture moderne” significa penalizzare gli studenti lucani provenienti dai locali licei linguistici e significa allontanare la nostra regione dall’Europa. Con la chiusura di questi corsi, che hanno prodotto eccellenti risultati sul piano didattica, vuol dire subire un danno per l’intera comunità lucana, significherà spingere altri giovani di questa regione che si sta spopolando ad emigrare prima per studiare e poi per trovare lavoro. Da notizie assunte fra gli addetti ai lavori pare che c’è da preoccuparsi per la sopravvivenza di altri corsi di laurea, anche nella sede distaccata di Matera. Il giovane ateneo lucano, nato all’indomani del disastroso terremoto del 1980, doveva rappresentare l’occasione di riscatto per la nostra terra, così non è stato per una serie di ragioni. Non tutto è filato liscio, l’Università lucana s’è beccata le stesse patologie che affliggono gli altri atenei, familismo, baronie, favoritismi, cattiva gestione dei fondi europei e nazionali, la “spartizione” di costose consulenze per non parlare della faccenda legata al Dipartimento di Scienze Geologiche fatto fuori per motivi legati a meri interessi di bottega. In più di qualche caso sono prevalsi gli interessi di alcuni docenti a danno della didattica. Anche per queste ragioni che la stragrande maggioranza dei neodiplomati lucani preferisce proseguire gli studi universitari fuori regione. La “nostra” Università negli anni ha perso l’attrattiva, nonostante l’apertura un paio d’anni delle facoltà di Economia e Farmacia. A peggiore le cose per gli studenti ci si è messa la crisi che ha investito l’ARDSU, l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio. L’Ente sub regionale che dovrebbe dare il necessario supporto agli studenti, soprattutto ai fuori sede, è nel mezzo di un ciclone di polemiche che investe la sfera amministrativa e politica. Ricordiamo che l’Ente è presieduto da una presidente nominata, in regime di rigorosa spartizione partitica, dalla Giunta Regionale, quando militava nel partito dei Verdi che faceva parte della maggioranza di centrosinistra, successivamente la presidente ha saltato il fosso passando in un partito che si trova all’opposizione nel panorama politico regionale ma, stranamente non è stata sostituita dall’incarico in seno all’ARDSU. Sta di fatto che le cose all’interno dell’ARDSU non funzionano, delle tre case-alloggio ne è rimasta in funzione solo una, dei 156 posti letto esistenti lo scorso anno ne sono disponibili quest’anno solo 46, meno di un terzo, uno scandalo le cui conseguenze ricadono solo sugli studenti. Anche gli altri servizi erogati dall’ARDSU, come l’erogazione delle borse di studio, non funzionano al meglio, fra clamorosi ritardi nella concessione e beghe riconducibili ai rapporti fra ARDSU e Regione. Un panorama desolante che penalizza la qualità dell’offerta formativa dell’Università lucana pur in presenza di corposi contributi erogati dalla Regione Basilicata, fondi, evidentemente mal impiegati. Nonostante tutto ciò occorre far quadrato attorno all’UNIBAS e mettere in campo tutte le azioni possibile per tentare di salvare la barca che affonda. Gli studenti, soprattutto quelli di Lettere e Filosofia, si stanno organizzando, sono state attivate delle petizioni per sollecitare il mondo politico e sindacale ad intervenire, un appello in tal senso è stato lanciato al Retore, ai docenti, alla classe politica lucana, alla società civile, ai sindacati, al mondo della cultura e dell’associazionismo per mettere in piedi una serie di azioni sinergiche tendenti a salvaguardare il patrimonio rappresentato dalla “nostra” Università, patrimonio da difendere con tutti i mezzi e pretendere che venga invece ulteriormente valorizzato, magari eliminando le influenze nefaste dei partiti, i privilegi e le inefficienze che pure albergano all’interno dell’ateneo. E’ doveroso che i lucani tutti appoggino questa lotta e che dal mondo dell’informazione giunga un robusto sostegno alla causa. Propongo di aderire all’appello per salvare i corsi di Lingue firmando la petizione on line:
http://www.nuovimedia.net/lingue/pol/new_message.asp
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