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UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


29 giugno 2010

Ping pong istituzionale sui monitoraggi in Basilicata




Me ne ero già occupato nei mesi scorsi,oggi che la faccenda dei monitoraggi ambientali torna di stretta attualità ritengo opportuno fas sentire di nuovo la mia voce.

Nella terra del “tutt’apposto” per decreto bisognerebbe che la gente comune cominciasse ad esaminare seriamente la possibilità di ribellarsi. Mi riferisco alle tante emergenze ambientali che interessano quasi tutto il territorio della Basilicata. La Costituzione sancisce un sacrosanto diritto a veder preservata la salute degli italiani ma si ha l’impressione che in Basilicata tale principio sia stato derogato, sono davvero tanti i motivi per essere preoccupati per come le Istituzioni vigilano sulle emergenze che a macchia di leopardo, qui da noi, perdurano e proliferano.

Acqua, suolo ed aria sono patrimonio di tutti e a nessuno è concesso “manomettere” ambiente e natura perché abbiamo il dovere di consegnare a chi verrà dopo di noi un patrimonio che consenta di continuare a vivere senza problemi quella vita che il buon Dio ci ha donato.

Tanto per restare agli ultimi episodi di cronaca che riguardano l’inquinamento ambientale c’è da rimanere interdetti nel verificare che le accertate violazioni avvenute all’interno del megainceneritore Fenice nel nord della Basilicata che hanno prodotto l’inquinamento delle falde acquifere nelle campagne circostanti, sono finite nel dimenticatoio. Nessuno ci informa se il grano raccolto nei paraggi di Fenice non risente delle sostanze cancerogene che si sono sicuramente disperse nel sottosuolo. La Magistratura interessata della faccenda ancora non si pronuncia e l’impianto del gruppo FIAT continua “tranquillamente” a bruciare rifiuti.

A Ferrandina invece si continua a morire per i danni prodotti dall’industria che produceva Eternit, una vera e propria mattanza, in Valbasento non c’è famiglia che non pianga un congiunto deceduto per le letali conseguenze derivanti dalla lavorazione delle micidiali fibre d’amianto. La fabbrica è stata chiusa ma il territorio è impestato da decine di discariche ancora da bonificare. Mentre in Basilicata la tragedia dei ferrandinesi è sottaciuta anche dalla stampa locale è stato un reportage de L’Espresso che ha portato alla ribalta nazionale la tragedia in quel lembo di Basilicata abbandonata dalle Istituzioni.

Stesso oblio per l’inquinamento del suolo nell’area industriale di Tito, una bomba ecologica dal potenziale devastante e tutt’intorno centinaia di persone che vi lavorano. L’inquinamento del terreno ha raggiunto le falde acquifere e, sembra, che l’inquinamento sia arrivato nel fiume Basento che attraversa il capoluogo di regione, il tutto fra l’indifferenza generale.

Dopo infinite polemiche e le rassicurazioni di chi è deputato a controllare è scoppiato il caso delle acque dell’invaso del Pertusillo che sono diventate di colore rosso e successivamente hanno causato una moria di pesci impressionante, come si conviene in questi casi si fanno rilievi ed analisi e come succede spesso da queste parti risulta sempre tutt’apposto….. salvo poi cominciare a divulgare qualche dato che parla di inquinamento delle acque…..

Quando i Radicali lucani, per bocca del Segretario Bolognetti, denunciarono che le acque degli invasi e dei fiumi lucani presentavano valori fuori norma relativi ad alcuni pericolosi inquinanti, il coraggioso esponente politico venne letteralmente massacrato. E’ di questi giorni la notizia che un servitore dello Stato, Giuseppe Di Bello, agente della Polizia Provinciale, per aver denunciato episodi di inquinamento, ha subito l’onta di una sospensione di due mesi dal lavoro, invece di dargli un solenne encomio si punisce chi lancia un allarme per situazioni potenzialmente pericolose per la nostra salute, cose da pazzi…..

E’ passata pure in cavalleria una mia precisa denuncia fatta pubblicamente lo scorso anno in merito alla presunta violazione del DM 60/2002 un cui articolo prevede che il biossido di azoto (NO2) non deve superare il limite di 200 µgr/mc per 18 giorni in un anno, mentre tale valore è stato sicuramente superato in Valdagri, precisamente nell’area industriale di Viggiano, nel periodo giugno-luglio 2009, in base ai dati forniti da METAPONTUM AGROBIOS sul proprio sito internet, i giorni fuorilegge sono stati ben 25, concentrati in soli due mesi. Di fronte a questa palese violazione di legge mi sono premurato chiedere lumi all’Assessorato all’Ambiente della Regione Basilicata che per qualche tempo ha fatto orecchie da mercante, poi, a seguito dell’interessamento del Difensore Civico e alla pubblicazione sulla stampa locale di una mia lettera aperta, in data 23 dicembre 2009 il dirigente del Dipartimento Ambiente forniva una risposta che in pratica non è una risposta addossando le responsabilità dell’accaduto all’Amministrazione Provinciale.

Non mi è rimasto che rivolgermi all’Ente territoriale provinciale, in data 26 gennaio 2010 ho inviato sulla casella di posta elettronica del Presidente la nota del Dipartimento Ambiente regionale, copia della stessa mail ho inviato ai collaboratori di Lacorazza ed ho certezza dell’avvenuta consegna. Anche da Piazza Mario Pagano, sede dell’Amministrazione Provinciale, nessun cenno di riscontro, ho girato allora al Direttore Generale copia della corrispondenza. Nulla da fare, classico muro di gomma e nessun riscontro. Non è valso a niente interessare l’URP dell’Amministrazione Provinciale, da queste parti non si usa dialogare con i cittadini.

Non essendo abituato a desistere ho deciso di tornare alla carica riformulando la richiesta di un riscontro avvalendomi del disposto della Legge 241 del 1990 che obbliga le pubbliche amministrazioni a dare soddisfazione al cittadino nel termine di 30 giorni, vediamo se stavolta otterrò il dovuto riscontro.

Rimane l’amarezza nel constatare che due organi Istituzionali, la Regione e la Provincia, non hanno alcuna considerazione della salute dei lucani, ho segnalato un evidente violazione di una Legge dello Stato, è probabile che i cittadini di Viggiano abbiano, per un lungo arco di tempo, respirato aria potenzialmente pericolosa per la loro salute, è il caso di ricordare che il biossido di azoto è un gas irritante per le mucose e può contribuire all’insorgere di varie alterazioni delle funzioni polmonari, bronchiti croniche, asma ed enfisema polmonare. Lunghe esposizioni anche a basse concentrazioni provocano una drastica diminuzione delle difese polmonari con conseguente aumento di rischio di affezioni alle vie respiratorie, nulla a che vedere, dunque, con l’aria pura dei boschi lucani. Nonostante ciò nessuno si è premurato di dare le dovute spiegazioni e, cosa ancora più grave, nessuno s’è indignato per questo imbarazzante silenzio.


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