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UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


22 giugno 2011

La linea del Piave cede: non tiene



Dagli amici materani ricevo e riporto la seguente nota:

Dopo brontolii e mormorii il fronte crolla e la seconda linea, la nuova barriera idraulica costituita da 22 piezometri posti al limite del perimetro dell’inceneritore comincia ad essere inquinata .
Uno dei pozzi il 104 dà valori superiori al CSC- concentrazione soglia di contaminazione.
A questo punto l’analisi di rischio approvata in conferenza di servizio il 31 Marzo scorso salta. Bisogna rifare tutto da capo .
Bisogna dare atto alla nuova dirigenza Arpab che prontamente ha incluso tra i dati pubblicati il pozzo della nuova barriera che risultava fuori norma e di aver esteso il monitoraggio a sostanze che prima non erano comprese ed anche una di queste risulta essere fuori norma nel pozzo incriminato.
Detto questo una decisione bisogna pure assumerla e non è certo l’Arpab che lo può fare, in fin dei conti l’Agenzia ha messo a disposizioni le informazioni utili e necessarie per assumere decisioni.
Non è stato occultato nulla come avveniva in precedenza, si pensi che i dati relativi ai pozzi sono noti solo dal Dicembre 2007, da quanto cioè i valori andarono fuori norma. Quei dati furono pubblicati poi 20 mesi dopo e le autorità competenti interessate 14 mesi dopo il verificarsi dell’evento; le norme parlano di ore.
Nulla si conosce della situazione anteriore al Dicembre del 2007.
Tutti adesso corrono al capezzale dell’ammalato anche il novello sindaco di Melfi che ha bisogno di fare scuola guida; si starnazza nel pollaio.
Il buon sindaco chiama al capezzale proprio Fenice e ad essa si affida: raccomanda le pecore al lupo.
L’impianto non può essere fermato perché manca quello di scorta dice il nostro, bella teoria.
Fenice è autorizzato a lavorare 35 mila tonn. di rifiuti industriali che possono tranquillamente essere dirottati altrove e 30 mila di quelli solidi urbani.
Statistiche alla mano delle 225 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti in Basilicata solo il 9% viene avviato ad incenerimento.
Il 9 % ammonta a circa 20 mila tonnellate si può dimagrire quella lavorazione di 10 mila tonnellate.
Si può in concreto ridurre la lavorazione, qualora fosse vero quanto affermato dal novello sindaco di Melfi da 65 mila a 20 mila tonnellate, in attesa del ripristino, se mai sarà possibile.
L’analisi di rischio sottoscritta il 31 Marzo fa acqua bisogna rivedere un po’ tutto.
L’inquinamento non rientra anzi si espande si è tentato un po’ di tutto, non ricapitoliamo, bisogna fermare le macchine. Chi ha il potere per staccare la spina è la Regione Basilicata con il suo Dipartimento Ambiente dove si tesse la tela di Penelope e, stante la latitanza, la Magistratura.
La vicenda presenta tanti punti oscuri e tutti riconducibili al competente dipartimento della Regione.
Esso accetta una VIA per l’aumento di lavorazione a 39 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani così da regolarizzare quanto già accade da tempo; ha in essere una A.I.A.- autorizzazione Integrata Ambiente- che è un documento che si ottiene dopo aver convocato una conferenza dei servizi e dopo aver esaminato impianto, gestione ed aver dato, se del caso, prescrizioni ambientali.
Per avere l’AIA , normalmente, bisogna aver dimostrato di aver adottato le migliori tecnologie per ridurre l’inquinamento.
L’esame della pratica è in atto da oltre 5 anni , quando i tempi sono ridotti ed inferiori ai 180 giorni.
In 5 anni quell’impianto e già vecchio e le AIA si rilasciano, normalmente, per 5 anni massimo 7- per quelli più virtuosi.
Fenice sta andando avanti con una autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Potenza, prevista e del tipo transitorio, della durata di 10 ani- alla faccia della transitorietà- ed è stata concessa a fronte di una certificazione rilasciata dalla vecchia Arpab gestita dal noto Sigillito- un nome, un programma!
Ce n’è in abbondanza perché se la Regione non decide di intervenire intervenga la Magistratura e metta i lucchetti all’impianto.
Si sbaglia a pensare che la salute va tutelata e che anche la Magistratura è preposta alla sua tutela?


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23 gennaio 2011

Polemiche o fuoco amico?


O mi sono perso qualcosa o mi sono rincoglionito del tutto.
Le polemiche attorno al convegno "Salute e Ambiente: quale rapporto?” tenutosi sabato 15 gennaio organizzato dall’Associazione per la Tutela dell'Ambiente e della Salute di Basilicata, non riesco a comprenderle.
C’è stato l’intervento del prof. Masi di UNIBAS, noto studioso intrallazzato con la politica che è favorevole agli inceneritori, c’è stato pure un intervento di tal Sabino Bufo che stasera apprendo essere stato al soldo di ENI una ventina di anni fa, ma ci sono stati anche altri scienziati e studiosi, fra cui un candidato al premio Nobel, che hanno relazionato in maniera eccellente sulle criticità rivenienti dalle estrazioni del petrolio a dalla scellerata gestione del ciclo dei rifiuti. Per non parlare delle relazioni che hanno evidenziato in maniera inconfutabile i danni arrecati sia dallo smaltimento dei rifiuti, dall’incenerimento degli stessi e della catastrofe petrolifera……
Non ho sentito voci favorevoli agli inceneritori o di qualcuno che ha parlato in maniera tollerante circa le estrazioni petrolifere.
Vedo però che ci si schiera in maniera esageratamente critica nei confronti di quel convegno e della sua organizzatrice.
Per come la penso io, sempre ferocemente contrario alle estrazioni petrolifere e contro quelle istituzioni complici dello scempio per il mancato monitoraggio, altrettanto ferocemente contrario all’incenerimento dei rifiuti e da sempre favorevole a tutte le battaglie dei movimenti che lottano per tutelare la nostra cara Basilicata, ai convegni si può tranquillamente andare anche se vi partecipano nostri ipotetici nemici, ci si va per controbattere le tesi di costoro.
Se sbaglio invito tutti coloro che mi conoscono a spiegarmi con tutta la franchezza del caso i motivi per cui sto deragliando.
Per intanto prendiamo atto che ci sono stati interventi di una certa valenza come questi:








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19 gennaio 2011

I numeri di Fenice

 La settimana scorsa durante il Convegno "Salute e Ambiente: quale rapporto?" organizzato dall’Associazione per la tutela dell’ambiente e della salute di Basilicata ci furono delle malcelate polemiche per la relazione del prof. Masi di Unibas, esponente, giustamente, inviso agli ambientalisti lucani per le sue teorie su discariche ed inceneritori. Ci pensa il mio amico Pio Abiusi, a fare il punto della situazione con un dettagliato resoconto dove a farla da padrone sono i numeri che fanno a pugni con quelli di Masi.

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Termovalorizzatore Fenice ovvero: Operazione………Numeri

Sul Masi-pensiero non ci soffermiamo era conosciuto, nei vari convegni in cui è intervenuto a parlare di impiantistica si è preminentemente soffermato sull’impiantistica delle discariche e degli inceneritori; non già di quello che serve a valle di una buona raccolta differenziata.

L’Ola ha titolato l’intervento del Prof. Salvatore Masi :Professore di Ingegneria Sanitaria-Ambientale presso l’ Università della Basilicata come un intervento stonato nell’ambito del convegno organizzato dall’Associazione per la Tutela della Salute e dell’Ambiente di Basilicata (EHPA).

La sanità ambientale può avvalersi di tanti strumenti anche del zyklon b .

Non ci soffermiamo , perché l’intervento OLA è stato ampio ed esaustivo : presto vedremo l’isola di Capri riconvertita a mega discarica ( media) per tutti i rifiuti campani e se non basta siamo pronti ad utilizzare anche Ischia e Procida.

Cimentarsi con i numeri è una brutta cosa perché il bicchiere può essere mezzo pieno ma anche mezzo vuoto e poi lo stesso bicchiere può avere una capacità enorme simile ad un grosso serbatoio oppure essere un semplice bicchierino da rosolio.

L’Emilia e Romagna indicata come fiore all’occhiello, non è la migliore nella materia, ha una raccolta differenziata pari al 43% ( fonte: elaborazione Cittadinanzattiva su dati ISPRA 2010 = abituiamoci a citare le fonti) porta 4 volte , circa, la produzione lucana dei rifiuti in discarica; piccolo particolare i rifiuti solidi urbani emiliani sono il 9,1% della quantità prodotta a livello nazionale e quella lucana è pari ad un misero 0,7% ( fonti di cui sopra).

Le quantità connotano le situazioni .

In Campania si differenzia il 19% della raccolta mentre in Basilicata solo il 9% (i dati si riferiscono al 2009) eppure a Napoli ciclicamente ne succedono delle belle.

C’è un piccolo particolare non secondario che in provincia di Napoli la densità di popolazione è pari a 2652 abitanti a kmq , non parliamo poi di Napoli che arriva ad oltre 8 mila, mentre la popolosa Lucania viaggia sui 59 abitanti per kmq ed è la regione italiana più virtuosa in termini di produzione dei rifiuti con i suoi 386 kg. per abitante, la media nazionale è di Kg. 541 pro-capite.

Conclusione se non siamo in emergenza ma solamente in crisi, la responsabilità è di chi dirige l’orchestra e dei suoi consiglieri. Rischiamo di annegare in un bicchiere d’acqua.

Molti pensano che il D.I.F.A.( Dipartimento di Ingegneria e Fisica dell'Ambiente). remi contro anche perchè spesso le relazioni cambiano il loro taglio adeguandosi al momento, è già accaduto.

Il detto popolare è: attacca l’asino dove vuole il padrone.

Diciamo che il nostro obbiettivo è di raggiungere per il 2020 il risultato tedesco e di portare in discarica l’1% dei rifiuti meglio ancora il “Rifiuti Zero” del Prof. Paul Connett, University of Lawrence, Canton, New York, USA.

Se ci crediamo ed i nostri amministratori ci credono anche essi e lasciano a casa i cattivi consiglieri, è possibile.

Già alcuni comuni lucani : Montalbano Jonico, Montescaglioso stanno raggiungendo livelli molto significativi di raccolta differenziata, altri si stanno attrezzando.

Rigirare il coltello nella ferita, spesso non conviene, si tranquillizzi- purtroppo- di meno sindaco di Lavello!!

Il dato contestato dal Prof. Masi con foglietto senza paternità in mano lo potrà leggere nel tabulato allegato e che è ricavato dal rapporto ISPRA pubblicato nei primi giorni del 2010 e si riferisce a dati del 2008 . ci riferiamo a rifiuti urbani , quelli cioè che Fenice incenerisce nel forno a griglia per il quale ha una A.I.A.( Autorizzazione Integrata Ambientale) a bruciare 30 mila tonnellate, l’Autorizzazione è peraltro scaduta dal 19 Ottobre 2010 e non è stata rinnovata.

Come è possibile notare, nell’ ambito dei rifiuti urbani Fenice ha bruciato oltre 20 mila tonnellate di rifiuti pericolosi e in tutta Italia ne sono stati bruciati oltre 54 mila , crediamo proprio di essere al 40%, circa.

Possiamo ancora aggiungere che su 39.614 tonnellate trattate, ma l’AIA non era per solo per 30 mila? Ben 20.884 sono pericolosi.

Il rapporto afferma che i rifiuti pericolosi bruciati in Italia nella ambito dei R.U. sono 54 mila tonnellate di questi 34.482 sanitari ed ospedalieri e 19.907 di altra natura, questi ultimi- si evince- tutti bruciati a Fenice.

Il foglio del Prof. Masi parla poi dei rifiuti pericolosi industriali e dice che ne vengono bruciati 1 o 2 Milioni di tonnellate l’anno in Italia; 1 o 2 Milioni prof. Masi?

Quella dei rifiuti speciali di origine industriale ( pericolosi e non)= es. fanghi –melme -soventi esausti non clorurati è una storia a se ed è trattata dal forno rotante per 35 mila tonnellate, tanto dice l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) scaduta, mentre dalla relazione al piano provinciale di Potenza alla sezione rifiuti speciali ed aggiornato a ottobre 2007, risulta che il forno rotante ha lavorato da un minimo di 45 mila tonnellate ad un massimo di 65 mila e le sostanze bruciate, nella relazione, sono meticolosamente dettagliate.

Visto che ci siamo, tranquillizziamo ulteriormente il nostro Sindaco di Lavello come gradirebbe fare il Professor Masi diciamo cosa è l’A.I.A.(autorizzazione integrata ambientale) é il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni, che devono garantire certe conformità, essa viene rilasciata dalla giunta regionale con apposito D.G.R. dopo che la conferenza di servizi composta, in questo caso, da: Regione, Provincia , Comune in cui insiste l’impianto- perciò Melfi-, Arpab ed Asp ha rilasciato parere favorevole.

Le prescrizioni che si rilascino sono ampie ed articolate ed in teoria garantistiche , ci sono poi i “noti” controlli da parte degli enti preposti.

L’A.I.A. ha durata temporale e quella di Fenice è scaduta , abbiamo detto, il 19 Ottobre 2010 e non è stata ancora rinnovata , la data di scadenza si evince sempre dal solito rapporto Ispra e si ha contezza del mancato rinnovo perché sul BUR regionale non vi è alcun DGR relativo..

Il cittadino, automobilista sa che : qualora non abbia proceduto al collaudo del mezzo e lo stesso è sottoposto a controlli su strada da parte degli organi di polizia viene immediatamente bloccata la circolazione dell’autovettura con tutto quello che ne consegue.

Fenice forse è più di una autovettura. e proprio per questo ha ricevuto un allegro permesso a circolare, a tempo indeterminato, da parte della Provincia di Potenza

Il Comune di Lavello non partecipa alla conferenza di Servizio perché, lo abbiamo detto, Fenice è nel territorio di Melfi , piccolo particolare, l’impianto dista dal primo 6 Km. e dal secondo 9 ( dati riportati in una relazione di EDF).

Dell’esigenza di creare un reale clima di trasparenza su tutta l’attività di Fenice è stato detto in più occasioni e si possono individuare anche delle vie fattibili, pare siano tutte cose che restano solo nelle dichiarazioni di intendi, ovviamente buone.

Pio Abiusi


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16 novembre 2010

Rifiuti lucani e d'intorni

 

Il dibattito sulla emergenza, pardon, non si può dire, s’incazza l’assessore regionale all’Ambiente, rifiuti in Basilicata è stato ricco ed animato, riporto il sunto del mio amico Pio Abiusi che molto bene fa capire i termini del contendere.
 
Il Punto sui rifiuti solidi urbani della Basilicata
 
Poco appassionante è il dibattito che si è sviluppato in questi giorni se la gestione dei rifiuti in Basilicata sia emergenza o solo un problema, di certo è un grosso problema.
 Paragonare la situazione regionale a quella campana è indubbiamente fuori luogo molto probabilmente i campani hanno fatto meglio di noi lucani tenuto conto della quantità dei rifiuti rivenienti del numero degli abitanti. La loro realtà è ulteriormente appesantita dalla densità di popolazione che è di 429 abitanti. per Km2 , oltre il doppio di quella media nazionale, la nostra è di 59, precediamo solo la Valle d’Aosta; la Provincia di Napoli arriva ad una densità pazzesca di 2.630 abitanti per Km2.
Il problema rifiuti in realtà non è in tutta la Campania ma nella Province di Napoli e di Caserta che è hinterland, questa ultima, del capoluogo campano. Il fenomeno si esaspera perché in quelle due province vive il 70% della popolazione campana che è 10 volte superiore, come numero di abitanti, a quella lucana.
Le due realtà, perciò, non sono paragonabili ed alla fine viene una assoluzione con riserva agli amministratori campani ed un cappello con le orecchie da asino per quelli lucani.
La Basilicata ha sicuramente un altro primato. Di cattedrali e ponti nel deserto le contrade delle regioni meridionali ne sono piene ma di inceneritori nel deserto di sicuro quello di S. Luca Branca sarebbe il primo ed adesso è tutto da dimostrare l’opportunità della spesa alla Corte dei Conti.
Che il costo di funzionamento della vecchia ferraglia fosse elevato era risaputo; anche per i moderni inceneritori se non vi fosse il contributo statale , a vario titolo per la teoria della cogenerazione tutta confindustriale, il conto economico non tornerebbe.
Il PD lucano ha inteso dare impulso al porta a porta non già come sistema virtuoso di raccolta differenziata che possa trarci dai pasticci ma come mera ispirazione della notte di Halloween ed è impegnato in una campagna di promozione del partito all’insegna del : dolcetto o scherzetto.
Ognuno fa quello che può!
Molto pericolose sono le dichiarazioni rese a cuor leggero dal consigliere regionale Pittella che, tra l’altro,è anche medico e ricorda alcuni di quei medici che lavoravano alle dipendenze del funesto 3° Reich; egli, dopo aver indorato la pillola con l’opportunità di sviluppare la raccolta differenziata senza peraltro esprimere un minimo di linea circa l’intervento operativo, dopo aver ricordato che “siamo di fronte ad una scelta importante per le popolazioni e per la qualità della vita stessa e di una civiltà contemporanea che ha necessità di guardare ai rifiuti non più come problema, ma come opportunità di sviluppo e di lavoro” non trova di meglio che considerare come opportuno il conferimento al termovalorizzatore Fenice e che lo stesso sarebbe capace di abbassare il livello di difficoltà odierna; Leni Riefenstah avrebbe fatto di meglio.
Il comitato “Diritto alla Salute” di Lavello e la popolazioni limitrofe al mostro”sputa veleni” ringraziano.
Gli accorati ed educati appelli del predetto comitato sono rimasti inascoltati da parte dei soggetti preposti e remunerati lautamente dalla società per garantire la salute, la qualità dell’ambiente ed il rispetto del quadro normativo.
Viene da chiedersi dove vive il Consigliere Pittella non sa forse che dopo tutto quello che accadde lo scorso anno e su quei fatti la magistratura   di Melfi forse sta indagando   ancora oggi, l’inceneritore  continua il grave inquinamento della falda acquifera?
 Quel termovalorizzator doveva servire per l’incenerimento di alcuni rifiuti industriali della Fiat di Melfi e dell’indotto ed in percentuale ridotta, delle fabbriche Fiat dell’Italia centro-meridionale.
L’attività era destinata anche all’ incenerimento dei rifiuti solidi urbani dell’area.
 Da quando Fiat ha venduto quelle attività non strategiche al gruppo, abbiamo di fronte una multinazionale ( EDF-Fenice) che fa quello che vuole e l’intervento del Consigliere dimostra l’ignoranza con la quale ci si muove nei suoi confronti altro che fare squadra.
 Tra l’altro, anche delle ceneri rivenienti dall’attività di abbruciamento e che sono a loro volta rifiuti industriali da avviare in opportuna discarica non si sa che fine facciano.
Il monitoraggio dell’aria con le tre centraline dell’Arpab non convince , si rendano pubbliche le rilevazioni dei fumi ai camini che in qualche cassetto giacciono secretate, sono quelle le rilevazioni più attendibili di tutto ciò che viene immesso nell’aria, le matrici ambientali al suolo e nella vegetazione, se fatte, siano rese pubbliche.
La azienda sanitaria del potentino in tutto questo è completamente assente, come la Regione e la Provincia. Il piano di monitoraggio sull’attività dello stabilimento risale al 1999 è il caso di dire che risale al secolo scorso e va aggiornato.
Ulteriori preoccupazioni sulla gestione sorgono quando il commissario liquidatore degli Ato - rifiuti, Sabino Altobello,   ha ipotizzato che per raggiungere una buona raccolta differenziata bisogna prevedere una sorta di Acta regionale come del resto ha fatto il Sindaco di Potenza con relativa tariffa unica regionale: spalmiamo i costi dell’inefficienza.
No, grazie! di Acta ne basta una sola e che il carrozzone sia prerogativa di Potenza.
Non c’è cosa più democratica della raccolta differenziata ed in modo particolare di quella porta a porta. I cittadini partecipano direttamente al loro benessere ma occorre dialogare con essi ed interagire. E’ naturale che i Comuni dalla dimensione di un condominio debbono consorziarsi per gestire un servizio che sia economico ed efficiente ed il vecchio netturbino alla guida del suo traballante motocarro forse è superato.
Stante l’inettitudine in cui ci si trova a navigare anche quei comuni che si sono ben organizzati e riescono a differenziare quantità elevate di rifiuti pagano il prezzo della mancata programmazione e sono costretti ad indirizzare l’umido verso impianti di compostaggio pugliesi. A breve anche per Matera si porrà lo stesso problema.
L’umido che al momento viene prodotto dalla raccolta differenziata serve, purtroppo, a creare il compost grigio e viene utilizzato come copertura per le discariche non essendo stati creati idonei impianti per la lavorazione del compost di qualità. La settimana scorsa il Conai presentò un interessante lavoro utile per tutti comuni della provincia di Matera , è una buona base di partenza perché ignorarla e non esportarla anche in Provincia di Potenza e quando la Regione Basilicata approverà le linee guida per la progettazione, costruzione e gestione degli impianti di compostaggio?
C’è davvero molto da lavorare ma occorre applicarsi e purtroppo tutto questo non accade.  
 


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2 novembre 2010

Emergenza rifiuti anche in Basilicata

 

 

Tanto tuonò che piovve, le strade di Potenza con i cassonetti pieni evocano una sciagura che abbiamo vissuto solo in TV, ora il problema potrebbe riguardarci da vicino. E’ il frutto di una programmazione sbagliata, che riguarda non solo il capoluogo di regione ma l’Amministrazione Provinciale che ha competenza in materia e la stessa Regione Basilicata. Ora che il “tour della monnezza” pare sia giunto al capolinea con incredibile sperpero di danaro per portare in giro i rifiuti si invoca la riapertura dell’inceneritore di S. Luca Branca dimenticando di dire ai potentini che questo mostro ha assorbito un mare di soldi e doveva, a detta degli amministratori, tornare a funzionare già oltre due anni fa. E’ un impianto tecnologicamente superato, costoso da gestire e inquinerà, invece di puntare su questo ecomostro, sempre se riusciranno a riattivarlo, si doveva puntare ad una raccolta differenziata spinta, come ci spiega bene il dr. Francesco Sodo nell’articolo in calce, e non dichiarare alla stampa che nell’ultimo anno c’è stato un significativo aumento della raccolta differenziata perché tale circostanza è smentita dai fatti, se la raccolta differenziata aumenta di conseguenza diminuiscono i costi di smaltimento ed invece sulle famiglie potentine s’è abbattuto un aumento della TARSU del 17%.
 
Emergenza rifiuti in Basilicata. Non decolla la raccolta differenziata. Pechè i politici "battono" ancora su discariche e gli inceneritori ?
La raccolta differenziata funziona perfettamente in tante città ed è notevolmente economica se i Comuni la applicano in modo corretto: si risparmia denaro senza nessuna eccezione. La raccolta differenziata fallisce se viene fatta male cioè quanto i cittadini fanno da casa una separazione dei rifiuti e le amministrazioni fanno in modo di mescolare tutto insieme per portare all’inceneritore o alle discariche. Per fare una buona raccolta differenziata occorre organizzare una filiera completa escludendo l’inceneritore.
Un buon esempio di applicazione di raccolta differenziata completa ci viene da San Francisco. Nella città americana avviene una raccolta estremamente raffinata. I cittadini fanno da casa una prima separazione grossolana. Tutto il materiale viene portato in un grosso capannone fuori città dove ci sono centinaia di addetti specializzati che separano ulteriormente il materiale: le plastiche, i metalli, le carta e cartone e materiale organico in modo tale da ottenere materiale perfettamente puro che si può vendere. L’alluminio ottenuto dalla raccolta differenziata lavorato e purificato è puro. Riutilizzandolo evito di estrarre altro alluminio dalle miniere di bauxite e lo vendo a chi fabbrica finestre, biciclette o nuove lattine. Le plastiche se non le separo ottengo materiale scadente, se le separo ottengo materiale di buona qualità. Evito così di riempire le discariche di materiale pericoloso per l'ambiente.
Il materiale compostabile come verde, scarti alimentari, sfarci di giardino lo lavoro, lo trasformo in terriccio fertile e lo vendo a caro prezzo. Questo fanno a San Francisco. In Italia (e in Basilicata) abbiamo molte aree desertificate cioè i terreni hanno perso sostanze per la crescita dei vegetali. I contadini reintegrano queste sostanze con concimi chimici più dannosi. Solo il compost restituisce al terreno le sostanze di cui ha bisogno. Se i comuni non applicano una filiera completa e scelgono gli inceneritori la raccolta differenziata non decolla.
Quale alternativa al posto di un inceneritore?
Intanto una buona amministrazione e qualcuno che si occupa della raccolta differenziata dall’origine alla fine. L’origine vuol dire informazione ai cittadini. Quanto i cittadini non credono nella raccolta differenziata o questa non decolla, come accade per molti Comuni, vuol dire che le amministrazioni hanno fallito politicamente perché mentre con la raccolta differenziata guadagnano i cittadini in denaro, in termini di salute, i politici e gli amministratori vogliono guadagnare e far guadagnare scegliendo altre soluzioni (inceneritori e discariche).


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