.
Annunci online

astronik
UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


8 agosto 2013

PETROLIO E D’INTORNI: LA GRANDE BEFFA A DANNO DEI LUCANI



Non è la prima volta che tratto l’argomento “Card Carburanti” (vedi qui,qui e qui) e non sarà l’ultima, ma la notizia che viene dal Consiglio di Stato mi obbliga a ritornare sull’argomento.

Il 6 agosto con sentenza n° 04134 (vedi qui) la quarta sezione del Consiglio di Stato ha dato ragione alla Regione Veneto che, in virtù di una legge scritta coi piedi, essa ritiene di aver diritto a quel 3% in più di royalties che era stato concordato per le regioni che ospitano le trivelle, la Lega Nord aveva fatto inserire un emendamento che in pratica assimila i rigassificatori ai pozzi di petrolio a cui poi si sono appigliati per il ricorso.

Il TAR aveva già dato ragione alla Regione Veneto oggi c’è la conferma del Consiglio di Stato e i lucani si sentono cornuti e mazziati. E già, la quasi totalità dei fondi destinati all’operazione Card Carburanti è riveniente alle royalties riservate alla Basilicata, in pratica a noi è riservata la devastazione dei territori e i soldi che ci davano come risarcimento ce li dobbiamo spartire con regioni che ospitano depositi di gas…… il terzo accredito sulla Card previsto entro fine anno sarà di pochi ero e non di 140 come ci avevano anticipato.

Avevo già contestato le modalità con cui lo Stato ha inteso incrementare il “risarcimento” ai lucani inventandosi questa stravagante regola che assegna la Card ai lucani maggiorenni patentati, come se fossero solo loro a subire i disagi per la presenza dei pozzi, del centro oli, dei tanti incidenti che spesso si verificano. Sono stati quelli del PDL lucano ad essersi vantati per questa assurda attribuzione della Card ai patentati, anzi in campagna elettorale si erano impegnati a far pagare ai lucani i carburanti a metà prezzo, lasciamo da parte la questione gestita in maniera a dir poco dilettantistica dal centro destra al Governo quando è stata varata la normativa e torniamo a fare delle serie riflessioni su come il petrolio ed il gas che vengono succhiati dalle viscere della nostra terra hanno cambiato la vita a molti lucani.

E’ innegabile che i comuni in cui operano le trivelle ricevono somme importanti, è altresì accertato che le royalties versate alla Regione sono diventate necessarie a mettere una pezza a colori nel traballante bilancio regionale, l’Università, per esempio, senza i soldi del petrolio forse sarebbe già fallita. Pur versando le compagnie il 7% del valore del greggio estratto, ma non esiste un contatore che certifichi le quantità estratte, è evidente che la gran parte dei benefici sono appannaggio dello Stato, che trattiene per se una fetta significativa di royalties e alle stesse compagnie, quindi è indifferibile trovare un nuovo accordo. In tutti i casi le cifre versate annualmente da ENI e Shell non sono da buttar via. A 15 anni dall’inizio delle perforazioni, siccome ci considerano il Texas d’Italia o la Lucania Saudita, come minimo avremmo dovuto avere un tenore di vita paragonabile al Texas e all’Arabia Saudita! Ed invece in questi 15 anni di devastazioni ambientali e danni accertati per coloro che vivono più vicini alle trivelle, la Basilicata ha notevolmente peggiorato le condizioni sociali ed economiche. Primo posto in classifica per l’emigrazione ed ultimo quanto a PIL e reddito pro capite, un tessuto industriale in disfacimento, commercio ai minimi termini, agricoltura in ginocchio, turismo che non decolla, infrastrutture da terzo mondo. Frutto di questo disastro lo spopolamento dei piccoli centri, emigrazione e fuga di tutte le giovani eccellenze. Questi i risultati della petrolizzazione della Basilicata. Non male vero? Ma il peggio deve ancora venire, dopo le trivelle nella lussureggiante Valdagri e nella valle del Camastra si sta procedendo ad aprire i pozzi ed un nuovo centro oli fra Corleto, Guardia e Gorgoglione, pochi anni ed anche da quelle parti dovranno fare i conti con le problematiche ambientali che hanno distrutto l’habitat in Valdagri.

Ma le mire dei petrolieri, complici leggi molto permissive varato dallo Stato Centrale, riguardano oltre il 60% del territorio lucano dove non si tiene conto di aree archeologiche, paesaggio e vicinanza ai centri abitati. Non s’accontentano della terra ferma e ben 14 permessi di ricerca riguardano le coste lucane del mar Jonio.

A questo punto bisogna fermarsi a riflettere e a porre per lo meno dei punti fermi. Difficilmente si potranno fermare le trivelle già in funzione ma si deve pretendere che i controlli siano credibili, prima viene la salute delle persone e la tutela del territorio, diamo per scontato che si riesca ad avere un sistema di monitoraggio decente, si deve poi passare ad un ricontrattazione del risarcimento, tenuto conto che ci potranno essere al massimo altri 20 – 25 di sfruttamento, si devono chiedere royalties pari a quelle concesse in altri stati interessati dalle estrazioni e si deve, soprattutto negare ogni altra autorizzazione ed esplorare il sottosuolo lucano, abbiamo già dato troppo.

Altro che “memorandum” e raddoppio delle estrazioni n cambio di piatto di lenticchie!

Non è più tollerabile che a noi vengano riservati danni e mancato sviluppo. Vogliono il petrolio? Continuino ad estrarlo SOLO dove sono stati già autorizzati ma ci devono dare le risorse per uscire dall’isolamento e rimettere in moto l’economia e fermare spopolamento ed emigrazione. Senza il rispetto di queste condizioni ci si può attrezzare per una resistenza tipo quella messa in piedi nel 2003 a Scanzano Jonico.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. petrolio

permalink | inviato da astronik il 8/8/2013 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 dicembre 2012

Il congresso dei geologi lucani, una farsa

 

Stamattina ho partecipato al sit in contro il Congresso dei Geologi che si sta svolgendo nel “nostro” Teatro Stabile. Nulla contro i geologi, ovviamente, ma non ho condiviso, la scelta degli organizzatori di escludere dal dibattito le voci di professionisti che avversano le politiche di sfruttamento selvaggio delle risorse del sottosuolo.

Appoggio incondizionatamente quanto sostenuto da OLA in questa nota: http://www.olambientalista.it/gli-amici-di-eni-co-e-il-sindaco-santarsiero-non-imbavaglieranno-la-verita/ e quanto dichiarato dai responsabili da Associazioni e Movimenti contrari a questo scempio, tanto per citarne alcune EPHA, NO TRIV, Trisaia No Scorie, La Locomotiva, M5S oltre a lodare l’impegno di Maurizio Bolognetti leader dei Radicali lucani.

Fra l’altro ho cercato di entrare nel Teatro Stabile per ascoltare i lavori di questi professionisti e, soprattutto, cosa dicevano il Ministro dell’Ambiente e i nostri politici regionali. Ma sull’ingresso del Teatro sono stato fermato da un cordone di polizia e altre forze dell’ordine, schierati in maniera massiccia, e con modi garbati ma fermi mi è stato detto che si entrava solo per invito? Ho cercato di protestare ma era inutile prendersela con gli incolpevoli poliziotti. Dico io ma che kazzo lo fanno a fare in un luogo pubblico sto congresso se poi non è ammessa la partecipazione del pubblico?

Vabbuò…. Prendiamo atto che era un congresso blindato, se lo potevano fare da qualche altra parte, così come hanno fatto danno ragione agli ambientalisti lucani che sostengono che sono venuti a mettere il timbro del tutt’apposto e benedire le nuove perforazioni in territorio lucano.

Il governo centrale ha avocato a se il potere autorizzativo espropriando le regioni e le comunità locali, oddio da noi avevano complicità non di poco conto se è vero, come è vero, che siamo la regione che produce l’80% di petrolio e gas e con l’entrata in funzione del centro oli fra Corleto e Gorgoglione le quantità si raddoppiano e senza contare se va in porto il cosiddetto Memorandum si autorizzerà pure il raddoppio delle estrazioni in Valdagri.

E i danni ambientali? Il monitoraggio? I danni alla salute? Il Pertusillo inquinato? Chissenefrega….


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. geologi potenza ola petrolio

permalink | inviato da astronik il 1/12/2012 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 agosto 2012

Il destino della Basilicata legato al petrolio



Da tanto tempo, troppo per i miei gusti, il petrolio è al centro dell’attenzione mediatica, oltre che terreno di scontro politico e battaglie ambientaliste. Si sono spese milioni di parole ma pare che la Basilicata debba convivere ancora a lungo con le problematiche legate alle estrazioni petrolifere.

Oltre ai pozzi esistenti in Valdagri, è in allestimento il sito nella valle del Sauro fra Guardia Perticara, Corleto Perticara e Gorgoglione e ci sono un mare di richieste di prospezioni sia su terra ferma che in mare. Pare inoltre che il Governo abbia reso più facile l’iter delle autorizzazioni.

L’azione politica del governo regionale appare molto contraddittoria; si firma un protocollo d’intesa con il Governo Centrale con cui si autorizza il raddoppio delle quantità di greggio da estrarre in cambio di infrastrutture salvo poi votare all’unanimità, in sede di assestamento del bilancio, un documento con cui si paventa lo stop a tutte le nuove autorizzazioni. Una botta al cerchio e l’altra allo stompagno, come dice un vecchio adagio lucano. Come si fa a reclamare quantità maggiori di petrolio da succhiare dalle viscere della nostra terra, per poi fare finta di volersi opporre a nuove autorizzazioni, pur sapendo che in tema di autorizzazioni l’ultima parola spetta allo Stato?

Le estrazioni di idrocarburi e gas non sono attività da potersi svolgere in territori a vocazione agricola e turistica dove vivono molte persone, ma si continua a fingere di non saperlo. La presenza di un centro oli è devastante e prevedere il raddoppio della produzione di greggio è un atto irresponsabile. Un atto che diventa ancora più irresponsabile se si fa finta di ignorare che il surplus di petrolio dovrà necessariamente prevedere un incremento dell’inquinamento dovuto alla desolforazione. In conclusione, questo implicherebbe una necessaria espansione degli impianti di Viggiano,.

Per 14 anni è stato ignorata quella parte di accordo con l’ENI che prevede un serio monitoraggio ambientale delle aree interessate alla “coltivazione” degli idrocarburi; da un paio d’anni si blatera di un nuovo e più efficace sistema di monitoraggio, ma siamo sempre a livello di dichiarazioni di intenti. In tutto questo, le autorità deputate ai controlli si esibiscono nel solito tutt’appostismo in salsa lucana. Ed invece pare proprio che le cose non stiano come ce le vogliono far apparire. Imbarazzante e scandalosa la vicenda del “presunto” inquinamento del lago del Pertusillo che da qualche anno presenta a cicli più o meno costanti una moria di pesci che viene attribuita a motivazioni più o meno fantasiose e ridicole. La gente del posto è sfiduciata e vuol capire perché la vasta distesa d’acqua utilizzata per usi civili ed agricoli non è più quella di una volta.

Se le Istituzioni lucane non sono in grado di dare spiegazioni credibili, allora bisogna interrogarsi sui dati delle analisi effettuate privatamente da un’associazione ambientalista, l’Ehpa, presieduta da una docente universitaria del nostro ateneo. Ebbene, la professoressa Albina Colella, che di mestiere fa la geologa, in una conferenza stampa tenuta qualche giorno fa ha reso noti i dati delle analisi effettuate in più punti del lago del Pertusillo. Le analisi effettuate da un laboratorio indipendente e certificato non lasciano per nulla tranquilli e provano la presenza di idrocarburi nelle acque e nei sedimenti del bacino lacuale. A leggere i dati appare evidente che essi siano attribuibili all’attività petrolifera della Valdagri, ed in particolare ad uno o più pozzi ubicati tra gli abitati di Montemurro e Viggiano. A dar man forte all’Ehpa c’è il costante e meritevole impegno dell’OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) che da anni denuncia i rischi e i danni arrecati al territorio dalle trivelle.

E’ ora quindi di fare una seria riflessione sulle ricadute delle estrazioni in Basilicata. Prendiamo atto che il paventato sviluppo delle aree interessate dalle estrazioni non c’è stato; le royalties hanno consentito di abbellire i comuni della Valdagri ma non hanno rivitalizzato l’economia, tant’è vero che il calo demografico, drammatico in qualche caso, ha interessato i comuni dell’area petrolifera allo stesso modo del resto della Regione.

E’ altrettanto vero che sono peggiorate le condizioni di salute in quelle aree, anche se non è possibile “certificare” il dato perché solo da poco è partito un programma di sorveglianza sanitaria. Ma, in ogni caso, le lamentele e le segnalazioni per l’aumento di patologie gravi non si contano. Le autorità regionali hanno colpevolmente tollerato che le esalazioni del centro oli avvenissero senza un adeguato sistema di monitoraggio; i tanti incidenti avvenuti sono stati minimizzati e in qualche caso “occultati”, visto che mancano dati sull’inquinamento di falde e dei suoli.

Ovviamente l’atteggiamento della politica lucana è conseguente alle elargizioni delle royalties (il 7% del valore del petrolio estratto, valore che però nessuno può quantificare, non esistendo un “contatore”).In sostanza, secondo i nostri politici, ci dobbiamo fidare di chi estrae. Da quest’anno, con un provvedimento estemporaneo, fortemente voluto e difeso dal PDL, ai patentati lucani - chissà perché solo a loro- è stato dato un risarcimento ulteriore per il “fastidio”delle estrazioni mediante la consegna della famigerata, nonché di non troppo facile attivazione, CARD carburanti. Ma, soprattutto, il bilancio della Regione Basilicata ha metabolizzato i milioni di euro che vengono versati nelle casse regionali destinandoli a turare le troppe falle rivenienti dalle rimesse nazionali per cui i soldi del “risarcimento” petrolifero fanno comodo per finanziare capitoli di spesa regionali come quelli per la Sanità o che servono a tenere in vita l’Università lucana. Senza contare che non passa giorno che Sindaci o esponenti lucani dell’imprenditoria o di altre Istituzioni, invochino l’utilizzo delle royalties per questa o quella emergenza: è un assalto alla diligenza.

Allo stato attuale, con il rischio concreto di veder scomparire l’entità geopolitica lucana, sono in troppi a far notare che una piccola regione come la Basilicata costa troppo per “gestire” i sempre meno abitanti. In sostanza, i soldi che le compagnie petrolifere versano alla Regione sono indispensabili per evitare il patatrac.

Ora però bisogna che la Regione Basilicata prenda una posizione chiara, non si può mettere in atto una sorta di moratoria per le nuove ricerche di giacimenti e inciuciare con Governo ed opposizione per consentire il raddoppio della produzione in Valdagri. Senza contare che a breve anche Total nella valle del Sauro costruirà un nuovo centro oli ed un raccordo all’oleodotto per Taranto. Se il governo regionale ritiene che nuove estrazioni possono danneggiare la Basilicata ed i suoi abitanti deve, coerentemente, non accordarsi per il raddoppio della produzione. Sicuramente non si potrà fermare le trivelle che operano ormai da tempo, ma si deve pretendere che si controlli la qualità dell’aria, delle acque e del suolo con monitoraggi continui, affidati magari ad Enti esterni, essendo ormai venuta meno la fiducia nei confronti dell’ARPAB. Si pretenda poi che le royalties vengano adeguate alle percentuali erogate in altri paesi e si controlli quanto oro nero viene estratto.

Con il “Memorandum” e con il contenuto dell’articolo 16 del Decreto Sviluppo si sottoscrive un patto fra Governo e Regione Basilicata con cui in cambio dell’aumento della produzione di petrolio si promette - è sempre e solo una promessa - di creare infrastrutture utili a favorire lo sviluppo in Basilicata. E’ evidente che il patto è sfacciatamente sbilanciato a favore delle compagnie che ricaveranno ulteriori utili, mentre ai lucani è riservata una promessa che semmai verrà mantenuta non servirà più a nulla. Perché? Perché se continuerà questo trend, fra una ventina d’anni la Basilicata non esisterà più.

Per cui se proprio si vuol stringere un patto con il Governo, si autorizzi pure il raddoppio della produzione di greggio, ma solo dopo che le opere infrastrutturali siano state realizzate e dopo che i benefici da esse derivanti siano concretamente quantizzabili (per esempio quando il PIL della Basilicata raggiungerà quello della Lombardia). A queste condizioni anche io sono disposto a sopportare qualche danno in cambio di una regione che torni a vivere e nella quale i giovani non siano più costretti ad emigrare. Chiedo troppo?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. petrolio ENI TOTAL EHPA COLELLA BASILICATA

permalink | inviato da astronik il 12/8/2012 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 giugno 2012

Trivelle d'Italia, il libro di Pietro Dommarco



Ho conosciuto Pietro Dommarco circa nove anni fa, era un giovanissimo ma combattivo direttore di una delle più seguite testate di informazione on line, Lucanianet, erano i tempi della rivolta di Scanzano e Lucanianet era il punto di incontro della comunità lucana che si opponeva al deposito di scorie nucleari. Poi Lucanianet ha cambiato target e Pietro ha spostato l’agire della sua passione giornalistica e di ambientalista doc in un progetto chiamato OLA (Associazione Lucana Ambientalista), una “organizzazione” non un’associazione, che in breve tempo è diventato il faro dell’ambientalismo indipendente, non solo a livello regionale.

Poi Pietro, come tanti giovani lucani, ha dovuto fare una scelta di vita ed è emigrato. Anche da lontano dalla sua terra il suo impegno di giornalista ambientalista s’è raffinato ed è culminato in una pubblicazione, Trivelle d’Italia (edizioni Altraeconomia costo 12.00 euro) un volumetto in cui con un linguaggio chiaro e lineare tratta tutte le tematiche afferenti lo sfruttamento del sottosuolo italiano per succhiare il petrolio dalle viscere della terra, una nazione dove non tutti sanno che a spertugiare pianure, montagne e il mare sono all’opera oltre mille trivelle.

La prefazione di Trivelle d’Italia è stata scritta da uno dei più noti geologi italiani, quel Mario Tozzi che dagli schermi della TV e dai microfoni della radio è il divulgatore per eccellenza delle tematiche ambientaliste.

Il libro di Pietro Dommarco è un’incursione a 360° sulle criticità e gli effetti collaterali di un’attività che nel resto del mondo viene effettuata in territori desertici o, in tutti i casi, distanti da dove l’uomo vive o ci lavora, un’attività che comportata un “risarcimento” per i territori, le cosiddette “compensazioni ambientali”, interessati dalle estrazioni e che in Italia è fra il più basso al mondo.

Non è un caso se le prime pagine del libro sono aperte ad una intervista a Maria Rita D’Orsogna, la docente universitaria abruzzese che insegna negli USA e che da anni si batte per divulgare i rischi derivanti alla salute e alla natura, rischi che in Italia sono maggiori che in altre parti del mondo per una legislazione blanda che non tutela adeguatamente le popolazioni tant’è che le richieste di indagare il sottosuolo da parte delle multinazionali del petrolio sono tantissime.

La prefazione di Tozzi evidenzia che fra circa 40 anni le riserve di petrolio potrebbero essere insufficienti alle esigenze di energia del pianeta, se i cinesi vorranno anch’essi dotarsi di almeno un’auto per famiglia non bisognerà attendere 40 anni e nell’approssimarsi di quella data il prezzo dell’oro nero schizzerà in avanti, si prefigurano scenari apocalittici che dovrebbero indurre ad accelerare la ricerca per la produzione di energie alternative e rinnovabili.

Si evidenzia che la storia delle estrazioni in Italia ha solide tradizioni e comincia nel lontano 1895 ed ha visto impegnate, fino al 2010, 180 compagnie che hanno realizzato oltre 7.000 pozzi, decisamente troppi per il fragile sottosuolo italiano geologicamente instabile e simicamente molto attivo la maggior parte dei quali in terra ferma, oltre 5.000, ma non mancano i pozzi nel mare, oltre 1.600 trivelle spertugiano al largo delle coste, un quinto dei pozzi estrae petrolio il restante delle trivelle è impegnato nel recuperare gas.

Scorrendo le 100 pagine del libro emerge in tutta la sua crudezza il fatto che le estrazioni sono un affare solo per le compagnie petrolifere, una legislazione troppo sbilanciata a favore dei petrolieri e normative che poco tutelano ambiente e persone.

Si evidenzia che le perforazioni non hanno portato ricchezza ai territori ove si estrae, miseria e disoccupazione in particolare in Lucania e la contraddizione che alla pompa noi lucani paghiamo i carburanti al prezzo più alto d’Italia.

Si elencano le battaglie che i vari territori combattono contro le devastazioni, si mette in relazione l’aumento di gravi malattie nei territori interessati dalle estrazioni si fanno i conti con i rifiuti scaturenti dalla lavorazione del greggio.

In coda un elenco delle Associazioni e Comitati impegnati nei territori interessati dalle perforazioni a difendere la propria terra.

Un libro da leggere tutto d’un fiato, scritto con proprietà di linguaggio ma di facile comprensione e che non può mancare nelle librerie di tutti coloro che hanno a cuore la tutela della natura e della salute, bisogna leggerlo per non dire un giorno “io non sapevo”.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. trivelle petrolio dommarco d'orsogna OLA

permalink | inviato da astronik il 17/6/2012 alle 0:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 giugno 2012

Aiutiamo i terremotati dell'Emilia

A seguito dei una proposta alternativa del Giovani Democratici di Basilicata di utilizzare in maniera diversa (costruendo, per esempio, impianti di produzione di energia pulita sulle nostre case) i soldi delle royalties aggiuntive per le estrazioni di petrolio, quelle, per capirci, che hanno “regalato” ai patentati lucani la famigerata card carburanti, s’è sviluppato un vivace dibattito con la replica dei giovani del PDL che continuano a difendere con una faccia tosta senza pari una scelta palesemente sbagliata che ha escluso dal pur misero contributo le fasce più deboli della popolazione lucana.

In questi mesi sono state tante le proposte per cambiare il modo di elargire la regalia anche se bisogna registrare la presa di posizione di tanti lucani che hanno sdegnosamente rifiutato la card.

Non ho, volutamente, partecipato al dibattito sulla diversa destinazione di questi fondi, rimango convitamente contrario alle perforazioni sui nostri territori, sono pessimista che si possano eliminare le trivelle in azione ma penso che si debba lottare per impedire nuove ricerche e nuove trivellazioni.

A seguito del sisma che ha colpito l’Emilia però la mia proposta la faccio.

Nel ricordo della infinita solidarietà che il popolo lucano ricevette a seguito del sisma, del 1980, ritenendo che bisogna ricambiare in maniera tangibile chi oggi vive il nostro dramma di trent’anni fa, propongo al Presidente della Regione e a tutti i partiti politici lucani di chiedere allo Stato che la prossima tranche delle royalties sia interamente devoluta alla ricostruzione in Emilia.

E’ un modo di far partecipare alla gara di solidarietà tutta la popolazione lucana e porre fine anche alle polemiche che hanno accompagnato l’elargizione del contributo statale.

Il gesto, considerato il particolare periodo di crisi che si vive in Basilicata, assumerebbe un nobile significato e sarebbe un aiuto davvero concreto, si potrebbero ricostruire da subito case, scuole, attività produttive. A noi lucani 100 e passa euro una tantum la vita non la cambierebbe.

Pensiamoci seriamente.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. terremoto emilia basilicata card petrolio

permalink | inviato da astronik il 5/6/2012 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     luglio        settembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
OLA
BASKET LUCANO
POLITICA
LA CITTA' DI POTENZA
SPORT LUCANO
SPORT... IN GENERE
BASILICATA
AMBIENTE
TRASTULLO

VAI A VEDERE

SOLOLIBERALANIMA
CIRCOLO ANGILLA VECCHIA
ENZO FIERRO BLOG
MELANDROWEB
IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
GAZZETTA DEL MEZZOGIONO
Libera cittadinanza
Liberi da OGM
DISINFORMAZIONE
IL MIO TG
FEDERBASKET BASILICATA
BASILICATANET
SOCIETA' CIVILE
PEPPINO IMPASTATO
CORRIERE DELLA SERA
REPUBBLICA
COMUNE DI POTENZA
ITALIA NOSTRA
ARTICOLO 21
TELEVIDEO RAI
ANSA BASILICATA
ECOAGE
APT BASILICATA
ARPAB
VISITA LA LUCANIA
UNIVERSITA' DI BASILICATA


 
Astronik Antonio Nicastro
Crea il tuo badge

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CERCA