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UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


17 agosto 2013

La politica d'agosto

In genere nel mese di agosto le polemiche si placano perché sia i protagonisti che la gente comune si deve disintossicare, ed invece questa estate 2013 si caratterizza per un una intensa attività politica sia a livello nazionale che a livello locale.

La sentenza definitiva che conferma i 4 ani di carcere a Berlusconi ha scatenato i suoi fidi scudieri che, con una sfrontatezza senza limiti, vorrebbero che in questa sgangherata nazione la legge sia disegnata a pennello per il loro padrone, nel senso che si dovrebbe mettere sotto i piedi la Costituzione e riabilitare quel delinquente in un modo o nell’altro solo perché si chiama Berlusconi ed è il leader di un partito. All’estero sono inebetiti della surreale situazione italiana.

Ed intorno a questa faccenda si giocano i destini del Governo e degli italiani. Allucinante.

Invece di metter mano ad una nuova legge elettorale si fa finta di prendere provvedimenti per uscire dalla recessione…….

In Basilicata per la prima volta da quando sono state istituite le Regioni si va a votare prima della scadenza naturale della consiliatura a causa delle vicende giudiziarie che riguarda la maggior parte dei consiglieri rimasti impigliati nelle maglie della Giustizia a seguito delle indagini sui rimborsi.

Si vota a metà novembre ma già da tempo sono in atto manovre, soprattutto sotterranee, per formare le coalizioni e le liste dei partiti. Stavolta si dovranno scannare perché il numero di consiglieri si riduce di un terzo. La situazione è caotica, ho contato una trentina di soggetti politici che potrebbero scendere in campo. Ancora non c’è un quadro chiaro sulle alleanze a destra a sinistra ed al centro, in molti devono decidere dove buttarsi, l’opportunismo abita anche qui da noi.

A leggere le cronache politiche in questi giorni c’è da rimanere sconcertati e comprendo coloro che non vogliono più sentir parlare di politica, sono coloro che alimentano il partito degli astensionisti che s’attesterà ben oltre il 30%! Nel PD c’è appesa la questione congresso e hanno da gestire i renziani che scalpitano a piè sospinto, i presunti alleati, SEL, PSI, Verdi (esistono ancora i Verdi?) hanno dichiarato che la futura alleanza deve fare a meno degli indagati ma forse poi s’accorderanno lo stesso. Il Centrodestra è tutt’altro che unito, quelli del PDL torneranno al passato e diventeranno Forza Italia, cambiamento di facciata perché a comandare saranno sempre i soliti, dovranno fare i conti con i Fratelli d’Italia, la faccia presentabile dei moderati capitanati da un tenacissimo Gianni Rosa, gli altri partitini di destra finiranno per allearsi con PDL/FI ed anche stavolta non vinceranno. Il cosiddetto “centro” è un porto di mare, non si capisce quali sono i partiti che vi aderiranno e se avranno un candidato presidente. Al centro c’è un litigioso UDC con nessuno sul ponte di comando, i Popolari Uniti (ma manco tanto), il Centro Democratico il cui leader è diventato un giovanotto di nome Angelo Sanza, si quello che quarant’anni fa era il leader della “sinistra di base” della DC, poi passato a Forza Italia, poi all’UDC ed ora torna di nuovo nel centrosinistra con il CD, un ritorno al futuro si potrebbe dire…… Ogni giorno c’è qualcuno che annuncia la discesa in campo, fra cui l’attuale presidente dell’ATP, l’ex presidente di Confindustria e un imprenditore che ha la ricetta giusta, dice lui. Un autentico guazzabuglio. I cosiddetti “movimenti” hanno costituito un contenitore denominato PrimaVera Lucana, si spera che aderiscano tutte le realtà sparse sul territorio, in primis le sigle ambientaliste e si auspica che non prevalgano i personalismi che in passato hanno fatto fallire progetti simili. Poi c’è l’incognita M5S che alle ultime politiche ha spopolato. Difficilmente i seguaci di Beppe Grillo potranno bissare il successo di febbraio ma non è detto, di sicuro non prenderanno la maggioranza assoluta e quindi bisognerà valutare se avranno voglia di stringere patti con qualcun altro. Una situazione di estrema incertezza dove ogni giorno si sente la voce del taumaturgo di turno, quello che ha la ricetta giusta per salvare la Basilicata…. In molti casi il medico che si propone è uno di quelli che ha avuto la mani in pasta per troppo tempo per cui è uno di quelli che ha contribuito a determinare le condizioni che assegnano alla Basilicata la maglia nera in una Italia in crisi profonda.

Come farà il povero lucano ad orientarsi in questo deprimente scenario politico?


28 aprile 2013

Quanto durerà il governo dell'inciucio?

 

Il 24 e 25 febbraio gli italiani con il loro voto in sostanza hanno delineato uno scenario politico di un sostanziale equilibrio fra tre forze politiche, il PDL, il PD e il M5S.

Volendo ulteriormente sintetizzare, centrodestra, centrosinistra, e protesta contro il sistema.

A causa di una sciagurata legge elettorale voluta dal centro destra, non dimentichiamolo, si è creato un pericoloso stallo che poi ha portato ad un governo quasi obbligatorio che ha messo insieme gli storici nemici degli ultimi 20 anni di vita politica italiana.

Sui media e sui social network siamo sommersi da analisi politiche, giudizi equilibrati ma per lo più estemporanei.

Dal mio punto di vista rilevo che la volontà popolare espressa con il voto non è stata rispettata.

Ritengo che molti dei voti dati al M5S provengono dall’elettorato deluso dal PD tant’è vero che c’è stato un forte pressing su Beppe Grillo per indurlo ad un accordo, sottolineo accordo (non alleanza) proprio con Bersani per un governo che sviluppasse, se non altro, i tanti punti in comune fra PD e M5S per andare di nuovo alle urne con una nuova legge elettorale. E’ andata come è andata.

Sono stati costretti a richiamare in servizio il già pensionato Napolitano che per non lasciare il paese in balia dei mercati è stato costretto ad obbligare il PD e il PDL ad allearsi.

Ora tutti gridano al grande inciucio, al tradimento, al golpe, chi urla di più è proprio il capo del M5S. Per evitare il mal di gola, a furia di urlare, ed il mal di pancia, per l’inciucio, poteva turarsi il naso, accordarsi con Bersani e far fuori definitivamente Berlusconi ed il Berlusconismo…..

Beppe fa finta di non voler capire che la politica è l’arte della mediazione, anche lui ha mediato quando ha proposto Rodotà come presidente della Repubblica.

Ma la frittata ormai è fatta, l’Italia DEVE essere governata ci ritroviamo un presidente del consiglio che ha il compito di sbrogliare matasse molto ingarbugliate, alcuni provvedimenti urgentissimi ci mostreranno la rotta che vuol percorrere Enrico Letta.

Io spero che fra i provvedimenti più urgenti ai primi posti dell’agenda politica ci sia la riforma elettorale, non so quanto tempo possa durare questa strana alleanza e se dobbiamo tornare a votare che ci siano regole più serie.


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24 aprile 2013

In politica la matematica è un'opinione

Il bello della politica è che ci si avventura a manipolare inumeri. In merito alle elezioni in Veneto, che per molti sono stati un test pervalutare il comportamento degli elettori dopo lo sconquasso successivo alleelezioni politiche di febbraio.

A parte che una elezione regionale è totalmente diversa daquella per eleggere i rappresentanti al parlamento nazionale è utile leggere inumeri in maniera sterile e poi ognuno si fa le proprie valutazioni. Unapremessa è d’obbligo, in veneto ha votato solo il 50 % degli aventi diritto,con un crollo clamoroso di oltre il 20% rispetto a soli due mesi prima, segnaleinconfutabile della sfiducia nei confronti della politica e dei partiti. I datiche riporto li ho trovati qui http://sfoglia.gazzettino.it/elezioni2013gaz/

Il PD alle politiche di febbraio ha preso circa 633.000 voticon una percentuale del 23,2, alle regionali i voti sono scesi a 107.000 cioèil 26,8 %

La SELprese 42.000 voti e l’1,6 % a febbraio e 17.000 voti pari al 4,45 % alleregionali

Il PDL a febbraio aveva incassato 523.000 voti pari al 19,2% alle regionali 80.000 voti pari al 20,03 %

La Lega Nordalle politiche prese 298.000 voti pari al 10,9 %, alle regionali 33.000 votipari all’8,27 %

Il Movimento 5 Stelle incassò 670.000 voti a febbraio parial 24,6 %, alle regionali 55.000 voti pari al 13,75 %.

I numeri sono numeri e parlano da soli, poi c’è chi li leggea modo suo ma il significato politico letto da persone neutrali è evidentissimo.

Per prima cosa gli elettori friulano hanno detto in manierachiara che NON HANNO FIDUCIA nella politica e nei partiti.

Altro dato che va letto in maniera univoca è l’inversione titendenza del voto dato al Movimento 5 Stelle.

 

 


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25 marzo 2013

Sull'orlo del precipizio

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E’ trascorso esattamente un mese dalle elezioni e l’incertezza politica regna sovrana.

Bersani sta “esplorando”, sui giornali si susseguono una ridda di ipotesi sull’evoluzione della situazione.

Aumenta incredibilmente la preoccupazione degli italiani soffocati fa una crisi recessiva senza precedenti confermata un giorno si e l’altro pure da dati sull’economia che contribuiscono a deprimere il morale.

Nel frattempo il PDL ha portato in piazza i propri sostenitori, siccome la partecipazione non era proprio tanta hanno colmato qualche vuoto nella piazza di Roma assoldando qualche figurante, Berlusconi invoca un “governissimo” con i loro più acerrimi nemici.

Sono sicuro che il PD non accetterà mai l’abbraccio mortale di Berlusconi e se lo farà decreterà la propria fine politica.

I fari sono puntati sul M5S che continua a negare, in coerenza con quanto proclamato in campagna elettorale, nessuna “alleanza” con il Pd.

Ma è in atto un frenetico dibattito che si sviluppa nel web dove si riversano milioni di commenti che appoggiano le varie soluzioni per uscire fuori dall’empasse.

E’ bene fare un’altra riflessione sul movimento guidato da Grillo e il socio “teorico” Casaleggio. Il clamoroso successo elettorale è determinato dall’aver saputo convogliare la ormai dilagante protesta popolare, i circa 9.000.000 di voti vanno quindi letti con attenzione, separando quelli dei militanti da quelli dei votanti, è difficile stabilire le esatte percentuali ma mi avventuro ad attribuire ai militanti un 30% dei voti, il restante 70% dei votanti lo possiamo classificare voto di protesta.

Se i militanti sono di strettissima osservanza delle regole interne al M5S è logico che il resto degli elettori, la stragrande maggioranza, non condivide la strategia dettata da Grillo che rifiuta la fiducia ad un qualsiasi governo espressione della partitocrazia.

Grillo ha ragione a difendere le regole che si sono dati ma chi ha votato M5S non ha torto a pretendere una democrazia partecipata.

Qui si tratta applicare la vera essenza della democrazia, le decisioni le si prendono a maggioranza fra tutti coloro che hanno contribuito a determinare il successo del movimento.

Ora a me pare che della democrazia si fa un uso strumentale, tanto per cominciare non è normale che debbano essere due sole persone a determinare le strategie politiche che vengono poi imposte agli iscritti che non partecipano attivamente alla costruzione del percorso nelle istituzioni, però se agli iscritti va bene così nulla osta……. Però mica si può decidere anche per la stragrande maggioranza degli elettori, sarebbe una specie di dittatura.

A nulla vale dire: le regole le sapevate se ci avete votato dovete adeguarvi. Quasi tutti i votanti non militanti non conoscono na mazza del “non statuto” di M5S, non tutti frequentano la rete quindi non ci arrampichiamo sugli specchi.

Grandissimo merito al Movimento 5 Stelle che sta contribuendo a quel cambiamento che in tanti auspicavamo ma si dia ascolto a quell’esercito di votanti si attui un gesto di responsabilità contribuendo a formare un governo che ci allontani dal precipizio. Non voler cogliere i tanti appelli alla responsabilità potrà essere l’inizio della fine del movimento.


28 febbraio 2013

LO CHIAMANO TSUNAMI, IL VENTO DEL CAMBIAMENTO

 

Beh,, stavolta è il caso di dirlo: tanto tuonò che piovve. I risultati del voto del 24 e 25 febbraio hanno annichilito tutti, perfino chi ne è uscito vincitore. Forse l’Italia è in presenza di quella svolta di cui si sente tanto il bisogno.

Lo hanno fatto in tanti e mi avventuro anch’io nell’analisi dei risultati di questa tornata elettorale che ce la ricorderemo per molto tempo. Tanto per cominciare cresce il numero di italiani che si rifiuta di votare, è arrivato al 75% il numero di astensionisti, aggiungiamoci un 4% di votanti che annullano la scheda, quasi tutti lo fanno scrivendo ingiurie, e di chi la lascia immacolata nell’urna. Quindi quasi il 30% degli aventi diritto al voto si rifiuta di essere “complice” del sistema, togliamoci un fisiologico 10% di astenuti “giustificati”, sono circa 9.000.000 i disertori del voto, mica roba da niente e già questo dato assume un significato ben chiaro circa la fiducia degli italiani nella partitocrazia.

Se poi ci addentriamo dentro i numeri si ha la conferma che la fiducia nei due principali partiti italiani è quasi del tutto svanita: 6 milioni di elettori in meno per il PDL e 3 per il PD rispetto alle elezioni del 2008.

Il PD mantiene 5 punti percentuali nei confronti del PDL ma le coalizioni, in termini percentuali, si equivalgono, la composizione del Parlamento viene stabilita dalla stramba legge elettorale per cui con il premio di maggioranza la Camera è saldamente in mano al centrosinistra, il Senato, invece, è senza una maggioranza definita.

Spariti partiti e personaggi che hanno fatto la storia delle ultime legislature, Fini e Di Pietro su tutti, di molto ridimensionata la Lega Nord, pochi i partiti rappresentati in Parlamento (8 al Senato e 8 alla Camera) mentre quelli che sono scesi in campo erano centinaia, a scorrere i dati del Ministero dell’Interno ci si accorge che la stragrande maggioranza dei partiti che hanno preso parte alle elezioni ha racimolato poche migliaia di voti per cui sarebbe bene trovare il modo di limitare la partecipazione alle formazioni che realmente rappresentano un consistente numero di cittadini.

Irrompe, ed è la prima volta, una nutrita pattuglia (54 senatori e 108 deputati) del Movimento 5 Stelle che ha come capo carismatico Beppe Grillo. Sovvertiti tutti i pronostici e i sondaggi che davano il Movimento al massimo intorno al 15% ed invece questi neofiti della politica sono il primo partito alla Camera ed il secondo al Senato! Tutti i media sono impegnati a cercare di spiegare i motivi di questo clamoroso pronunciamento degli italiani. All’estero commentano l’ingovernabilità dell’Italia.

Il segnale, a mio parere, è chiaro è forte, la gente s’è stufata per davvero del modo di fare politica in Italia, non serve più semplicemente indignarsi o lamentarsi, la valanga di voti dirottati sul Movimento 5 Stelle è un chiarissimo invito ai partiti a cambiare registro.

La misura è stata colmata con l’ultimo anno di governo tecnico che per salvare l’Italia dal baratro, ha fatto pagare la risi alle classi più deboli, trascinando nella povertà e nella disperazione tantissime famiglie. Nel mentre Monti si accaniva con nuove tasse l’economia andava a puttane, calo dei consumi e tantissime imprese medie e piccole fallite sotto i colpi delle tasse e della recessione. Gli Italiani stavolta non si sono fatti incantare dalle vergognose promesse elettorali ed hanno punito i venditori di fumo, hanno firmato in massa una cambiale in bianco ai seguaci di Beppe Grillo, affidando ai giovani ed “incontaminati” parlamentari delle 5 stelle la missione di cambiare.

In Basilicata il voto è stato ancora più fragorosamente ed incredibilmente clamoroso! La regione “rossa” per eccellenza, quella che Bersani additava quale modello di governance per le altre Regioni ha sonoramente bocciato il Partito e la coalizione che da sempre stanno sul ponte di comando.

Il PD ha subito una batosta di quelle che non si dimenticano facilmente, prendiamo ad esempio i voti al Senato, quest’anno il partito di Bersani ha raccolto circa 75.000 voti pari al 27%, nel 2008 i voti furono 117.000 con una percentuale del 38%! Una perdita di consensi di oltre l’11% che ha tolto il sonno ai dirigenti del partito anche se, per effetto della legge elettorale conservano i 6 parlamentari che avevano preso nel 2008.

Ancora più tragica la performance del PDL, partito destinato a fare opposizione a vita in Basilicata che è stato capace di passare dal 36,49% del 2008 al misero 19,63% di quest’anno, con una perdita del 17% che certifica il dimezzamento dei consensi! Che scoppola! L’intera coalizione del centrodestra lucano, ben 12 partiti, non è riuscita a superare la percentuale del Movimento 5 Stelle!!!!

Secondo me i lucani si sono svegliati ed hanno, giustamente, individuato nel Partito Democratico, in quanto capofila della coalizione che governa da sempre la Regione e nel PDL, partito che ha governato quasi ininterrottamente negli ultimi 20 anni in Italia, i responsabili della tragica situazione economica e sociale che vive la Basilicata, regione fra le più povere, che si sta spopolando, con un inarrestabile flusso migratorio che porta lontano la quasi totalità dei giovani lucani, con una economia asfittica, un sistema industriale al disfacimento, l’agricoltura in perenne crisi, il lavoro nel terziario svanito; una Regione che ha speso un mare di fondi pubblici, per lo più di provenienza dall’Europa, senza produrre benefici in termini di occupazione. Una regione ricca di risorse energetiche svendute alle multinazionali senza alcun riscontro in termini di posi di lavoro e dove le misere royalties vengono impiegate per tenere in piedi l’Università e per tappare i buchi del sistema sanitario. Una regione violentata irrimediabilmente dalle trivelle, e destinata a diventare una mega pattumiera di rifiuti speciali e pericolosi. Una regione con tanti lucani con seri problemi di salute. Con tutti questi problemi la Basilicata è stata governata da una casta politica sprecona e spendacciona e forse pure mariuola, lo stabilirà la Magistratura impegnata nelle indagini sulle spese dei Consiglieri Regionali. Una Regione con tanti Enti inutili che servono a dare uno stipendio spropositato a politici trombati o a fine “carriera”, una Regione che si permette di tenere in piedi carrozzoni che producono solo debiti che vengono continuamente ripianati con fondi sottratti alla Sanità.

Ora che i lucani hanno preso coscienza e che hanno cominciato a votare in modo diverso da come facevano in precedenza ci si augura che l’attuale classe politica prenda coscienza della volontà degli elettori e che si cambi registro, in attesa del sicuro stravolgimento che avverrà nelle prossime elezioni amministrative.


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