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UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


26 agosto 2013

Chi vincerà la guerra nel PD?

Il dibattito politico in vista delle elezioni regionali di novembre si fa serrato e pure un tantino cruento. Il fermento riguarda l’intero panorama politico ma i fari sono puntati sulla battaglia che infuria all’interno del PD. Folino e Bubbico contro i Pittella, l’anima democristiana che si contrappone agli ex comunisti, i Giovani Democratici che scalpitano reclamando vero rinnovamento.

Stavolta non sarà facile, come in passato,trovare un equilibrio.

Fra i vari interventi uno, sulle pagine de Il Quotidiano, mi ha particolarmente colpito, è Francesco Perone, giovane imprenditore ritenuto vicino alle posizioni del PD anche per via della sua amicizia personale con Roberto Speranza, che le manda a dire senza peli sulla lingua a Folino e alla sua presunta volontà di cambiamento.

Le parole di Perone sono pesanti come macigni perché affrontano il nocciolo delle questioni legate alla politica regionale delle due ultime consiliature.

Da imprenditore alle prese con la crisi non fa sconti alla burocrazia regionale ed indirettamente al Partito Democratico che ha in mano da tempo le leve del comando.

Francesco accusa senza mezzi termini Folino di pentitismo di comodo facendo notare che non è bastato aver traslocato al Parlamento per tirarsi fuori dalle responsabilità che hanno portato la Basilicata nel baratro. C’è un affondo anche per quanto riguarda le vicende di “rimborsopoli”, dallo scranno di Presidente del Consiglio regionale Folino non poteva non aver “visto”, quindi anche lui è ritenuto responsabile. Niente male la verve polemica nei confronti di Folino…..

A cercare di mettere tutti d’accordo ci tenta l’ex presidente della Giunta Regionale De Filippo che dal suo cilindro tira fuori una proposta di nomi che, a suo modo di vedere, potrebbe mettere d’accordo tutte le anime del partito per il nome del candidato a presidente della futura giunta.

Due dei nomi proposti, Giampaolo D'Andrea e Rocco Colangelo, rappresentano l’archeologia politica lucana, gli altri due, Salvatore Adduce e Vincenzo Santochirico vogliono placare il campanilismo materano. Nulla di assolutamente nuovo sotto il sole. Non so come la prenderanno i Giovani Democratici questa proposta, chissà che ne pensano i cosiddetti alleati del PD…. E vediamo soprattutto che succede in questi giorni. Che si rendano conto però i capi-bastone del PD che hanno gravi responsabilità politiche per come hanno governato la Basilicata, hanno gestito, in maniera dissennata un mare di fondi pubblici, senza che la Basilicata abbia fatto un salto di qualità, anzi è tutto il contrario…. povertà, emigrazione, clientelismo, familismo (amorale), sperperi sono i TAG della Basilicata del 2013, una Regione che rischia seriamente di sparire sia dal panorama delle Regioni italiane che come comunità etnica….


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17 agosto 2013

La politica d'agosto

In genere nel mese di agosto le polemiche si placano perché sia i protagonisti che la gente comune si deve disintossicare, ed invece questa estate 2013 si caratterizza per un una intensa attività politica sia a livello nazionale che a livello locale.

La sentenza definitiva che conferma i 4 ani di carcere a Berlusconi ha scatenato i suoi fidi scudieri che, con una sfrontatezza senza limiti, vorrebbero che in questa sgangherata nazione la legge sia disegnata a pennello per il loro padrone, nel senso che si dovrebbe mettere sotto i piedi la Costituzione e riabilitare quel delinquente in un modo o nell’altro solo perché si chiama Berlusconi ed è il leader di un partito. All’estero sono inebetiti della surreale situazione italiana.

Ed intorno a questa faccenda si giocano i destini del Governo e degli italiani. Allucinante.

Invece di metter mano ad una nuova legge elettorale si fa finta di prendere provvedimenti per uscire dalla recessione…….

In Basilicata per la prima volta da quando sono state istituite le Regioni si va a votare prima della scadenza naturale della consiliatura a causa delle vicende giudiziarie che riguarda la maggior parte dei consiglieri rimasti impigliati nelle maglie della Giustizia a seguito delle indagini sui rimborsi.

Si vota a metà novembre ma già da tempo sono in atto manovre, soprattutto sotterranee, per formare le coalizioni e le liste dei partiti. Stavolta si dovranno scannare perché il numero di consiglieri si riduce di un terzo. La situazione è caotica, ho contato una trentina di soggetti politici che potrebbero scendere in campo. Ancora non c’è un quadro chiaro sulle alleanze a destra a sinistra ed al centro, in molti devono decidere dove buttarsi, l’opportunismo abita anche qui da noi.

A leggere le cronache politiche in questi giorni c’è da rimanere sconcertati e comprendo coloro che non vogliono più sentir parlare di politica, sono coloro che alimentano il partito degli astensionisti che s’attesterà ben oltre il 30%! Nel PD c’è appesa la questione congresso e hanno da gestire i renziani che scalpitano a piè sospinto, i presunti alleati, SEL, PSI, Verdi (esistono ancora i Verdi?) hanno dichiarato che la futura alleanza deve fare a meno degli indagati ma forse poi s’accorderanno lo stesso. Il Centrodestra è tutt’altro che unito, quelli del PDL torneranno al passato e diventeranno Forza Italia, cambiamento di facciata perché a comandare saranno sempre i soliti, dovranno fare i conti con i Fratelli d’Italia, la faccia presentabile dei moderati capitanati da un tenacissimo Gianni Rosa, gli altri partitini di destra finiranno per allearsi con PDL/FI ed anche stavolta non vinceranno. Il cosiddetto “centro” è un porto di mare, non si capisce quali sono i partiti che vi aderiranno e se avranno un candidato presidente. Al centro c’è un litigioso UDC con nessuno sul ponte di comando, i Popolari Uniti (ma manco tanto), il Centro Democratico il cui leader è diventato un giovanotto di nome Angelo Sanza, si quello che quarant’anni fa era il leader della “sinistra di base” della DC, poi passato a Forza Italia, poi all’UDC ed ora torna di nuovo nel centrosinistra con il CD, un ritorno al futuro si potrebbe dire…… Ogni giorno c’è qualcuno che annuncia la discesa in campo, fra cui l’attuale presidente dell’ATP, l’ex presidente di Confindustria e un imprenditore che ha la ricetta giusta, dice lui. Un autentico guazzabuglio. I cosiddetti “movimenti” hanno costituito un contenitore denominato PrimaVera Lucana, si spera che aderiscano tutte le realtà sparse sul territorio, in primis le sigle ambientaliste e si auspica che non prevalgano i personalismi che in passato hanno fatto fallire progetti simili. Poi c’è l’incognita M5S che alle ultime politiche ha spopolato. Difficilmente i seguaci di Beppe Grillo potranno bissare il successo di febbraio ma non è detto, di sicuro non prenderanno la maggioranza assoluta e quindi bisognerà valutare se avranno voglia di stringere patti con qualcun altro. Una situazione di estrema incertezza dove ogni giorno si sente la voce del taumaturgo di turno, quello che ha la ricetta giusta per salvare la Basilicata…. In molti casi il medico che si propone è uno di quelli che ha avuto la mani in pasta per troppo tempo per cui è uno di quelli che ha contribuito a determinare le condizioni che assegnano alla Basilicata la maglia nera in una Italia in crisi profonda.

Come farà il povero lucano ad orientarsi in questo deprimente scenario politico?


28 aprile 2013

Quanto durerà il governo dell'inciucio?

 

Il 24 e 25 febbraio gli italiani con il loro voto in sostanza hanno delineato uno scenario politico di un sostanziale equilibrio fra tre forze politiche, il PDL, il PD e il M5S.

Volendo ulteriormente sintetizzare, centrodestra, centrosinistra, e protesta contro il sistema.

A causa di una sciagurata legge elettorale voluta dal centro destra, non dimentichiamolo, si è creato un pericoloso stallo che poi ha portato ad un governo quasi obbligatorio che ha messo insieme gli storici nemici degli ultimi 20 anni di vita politica italiana.

Sui media e sui social network siamo sommersi da analisi politiche, giudizi equilibrati ma per lo più estemporanei.

Dal mio punto di vista rilevo che la volontà popolare espressa con il voto non è stata rispettata.

Ritengo che molti dei voti dati al M5S provengono dall’elettorato deluso dal PD tant’è vero che c’è stato un forte pressing su Beppe Grillo per indurlo ad un accordo, sottolineo accordo (non alleanza) proprio con Bersani per un governo che sviluppasse, se non altro, i tanti punti in comune fra PD e M5S per andare di nuovo alle urne con una nuova legge elettorale. E’ andata come è andata.

Sono stati costretti a richiamare in servizio il già pensionato Napolitano che per non lasciare il paese in balia dei mercati è stato costretto ad obbligare il PD e il PDL ad allearsi.

Ora tutti gridano al grande inciucio, al tradimento, al golpe, chi urla di più è proprio il capo del M5S. Per evitare il mal di gola, a furia di urlare, ed il mal di pancia, per l’inciucio, poteva turarsi il naso, accordarsi con Bersani e far fuori definitivamente Berlusconi ed il Berlusconismo…..

Beppe fa finta di non voler capire che la politica è l’arte della mediazione, anche lui ha mediato quando ha proposto Rodotà come presidente della Repubblica.

Ma la frittata ormai è fatta, l’Italia DEVE essere governata ci ritroviamo un presidente del consiglio che ha il compito di sbrogliare matasse molto ingarbugliate, alcuni provvedimenti urgentissimi ci mostreranno la rotta che vuol percorrere Enrico Letta.

Io spero che fra i provvedimenti più urgenti ai primi posti dell’agenda politica ci sia la riforma elettorale, non so quanto tempo possa durare questa strana alleanza e se dobbiamo tornare a votare che ci siano regole più serie.


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24 aprile 2013

In politica la matematica è un'opinione

Il bello della politica è che ci si avventura a manipolare inumeri. In merito alle elezioni in Veneto, che per molti sono stati un test pervalutare il comportamento degli elettori dopo lo sconquasso successivo alleelezioni politiche di febbraio.

A parte che una elezione regionale è totalmente diversa daquella per eleggere i rappresentanti al parlamento nazionale è utile leggere inumeri in maniera sterile e poi ognuno si fa le proprie valutazioni. Unapremessa è d’obbligo, in veneto ha votato solo il 50 % degli aventi diritto,con un crollo clamoroso di oltre il 20% rispetto a soli due mesi prima, segnaleinconfutabile della sfiducia nei confronti della politica e dei partiti. I datiche riporto li ho trovati qui http://sfoglia.gazzettino.it/elezioni2013gaz/

Il PD alle politiche di febbraio ha preso circa 633.000 voticon una percentuale del 23,2, alle regionali i voti sono scesi a 107.000 cioèil 26,8 %

La SELprese 42.000 voti e l’1,6 % a febbraio e 17.000 voti pari al 4,45 % alleregionali

Il PDL a febbraio aveva incassato 523.000 voti pari al 19,2% alle regionali 80.000 voti pari al 20,03 %

La Lega Nordalle politiche prese 298.000 voti pari al 10,9 %, alle regionali 33.000 votipari all’8,27 %

Il Movimento 5 Stelle incassò 670.000 voti a febbraio parial 24,6 %, alle regionali 55.000 voti pari al 13,75 %.

I numeri sono numeri e parlano da soli, poi c’è chi li leggea modo suo ma il significato politico letto da persone neutrali è evidentissimo.

Per prima cosa gli elettori friulano hanno detto in manierachiara che NON HANNO FIDUCIA nella politica e nei partiti.

Altro dato che va letto in maniera univoca è l’inversione titendenza del voto dato al Movimento 5 Stelle.

 

 


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25 marzo 2013

Sull'orlo del precipizio

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E’ trascorso esattamente un mese dalle elezioni e l’incertezza politica regna sovrana.

Bersani sta “esplorando”, sui giornali si susseguono una ridda di ipotesi sull’evoluzione della situazione.

Aumenta incredibilmente la preoccupazione degli italiani soffocati fa una crisi recessiva senza precedenti confermata un giorno si e l’altro pure da dati sull’economia che contribuiscono a deprimere il morale.

Nel frattempo il PDL ha portato in piazza i propri sostenitori, siccome la partecipazione non era proprio tanta hanno colmato qualche vuoto nella piazza di Roma assoldando qualche figurante, Berlusconi invoca un “governissimo” con i loro più acerrimi nemici.

Sono sicuro che il PD non accetterà mai l’abbraccio mortale di Berlusconi e se lo farà decreterà la propria fine politica.

I fari sono puntati sul M5S che continua a negare, in coerenza con quanto proclamato in campagna elettorale, nessuna “alleanza” con il Pd.

Ma è in atto un frenetico dibattito che si sviluppa nel web dove si riversano milioni di commenti che appoggiano le varie soluzioni per uscire fuori dall’empasse.

E’ bene fare un’altra riflessione sul movimento guidato da Grillo e il socio “teorico” Casaleggio. Il clamoroso successo elettorale è determinato dall’aver saputo convogliare la ormai dilagante protesta popolare, i circa 9.000.000 di voti vanno quindi letti con attenzione, separando quelli dei militanti da quelli dei votanti, è difficile stabilire le esatte percentuali ma mi avventuro ad attribuire ai militanti un 30% dei voti, il restante 70% dei votanti lo possiamo classificare voto di protesta.

Se i militanti sono di strettissima osservanza delle regole interne al M5S è logico che il resto degli elettori, la stragrande maggioranza, non condivide la strategia dettata da Grillo che rifiuta la fiducia ad un qualsiasi governo espressione della partitocrazia.

Grillo ha ragione a difendere le regole che si sono dati ma chi ha votato M5S non ha torto a pretendere una democrazia partecipata.

Qui si tratta applicare la vera essenza della democrazia, le decisioni le si prendono a maggioranza fra tutti coloro che hanno contribuito a determinare il successo del movimento.

Ora a me pare che della democrazia si fa un uso strumentale, tanto per cominciare non è normale che debbano essere due sole persone a determinare le strategie politiche che vengono poi imposte agli iscritti che non partecipano attivamente alla costruzione del percorso nelle istituzioni, però se agli iscritti va bene così nulla osta……. Però mica si può decidere anche per la stragrande maggioranza degli elettori, sarebbe una specie di dittatura.

A nulla vale dire: le regole le sapevate se ci avete votato dovete adeguarvi. Quasi tutti i votanti non militanti non conoscono na mazza del “non statuto” di M5S, non tutti frequentano la rete quindi non ci arrampichiamo sugli specchi.

Grandissimo merito al Movimento 5 Stelle che sta contribuendo a quel cambiamento che in tanti auspicavamo ma si dia ascolto a quell’esercito di votanti si attui un gesto di responsabilità contribuendo a formare un governo che ci allontani dal precipizio. Non voler cogliere i tanti appelli alla responsabilità potrà essere l’inizio della fine del movimento.

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