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Diario


5 luglio 2013

La povertà dilagante e l'argine della Caritas di Verderuolo



Dal settimanale freepress Controsenso del 6 luglio 2013

Proseguiamo il giro in città fra le associazioni di volontariato che si impegnano per lenire i bisogni di un esercito di indigenti che vivono in mezzo a noi senza che ce accorgiamo.

Questa settimana siamo stati nel popoloso rione Risorgimento, più noto come rione Verderuolo, quella che prima era periferia di Potenza è oggi la zona residenziale forse più a misura d’uomo in una città dove spesso i rioni sono semplici dormitori, sono circa 10.000 gli abitanti del quartiere, considerando anche Parco Aurora e il CEP che fanno capo ad un’unica parrocchia.

Tutta la vita sociale orbita attorno all’attivissima chiesa di San Giovanni Bosco dove i salesiani hanno costituito una comunità parrocchiale molto attiva.

Della famiglia dei salesiani sono i volontari della Caritas con annesso Centro di Ascolto intitolato a Madre Teresa di Calcutta. Ne abbiamo parlato con la d.ssa Rocchina Santoro che coordina le attività dei volontari del Centro la quale ci informa che sono molteplici le finalità del Centro di Ascolto che rimane a disposizione dei bisognosi due giorni alla settimana grazie alla presenza dei volontari che si alternano: un segno concreto dell'animazione e della testimonianza della Caritas, la risposta della comunità parrocchiale alla povertà; uno strumento di aiuto per diffondere una cultura di solidarietà; un punto di riferimento per le persone in difficoltà; un'antenna sociale per il territorio.

Anche se il rione è popolato per la gran parte da famiglie del ceto medio non mancano nel quartiere Risorgimento situazioni di grave difficoltà, sono circa un centinaio le famiglie che ricevono assistenza continuata prevalentemente attraverso la distribuzione di generi alimentari di prima necessità. Fra l’altro la Caritas ha attivato una sorta di “grande magazzino” dove i commercianti, soprattutto di abbigliamento, conferiscono capi nuovi invenduti o di fine serie. Anche supermercati e negozi di alimentari danno una mano concreta conferendo generi di prima necessità prossimi alla scadenza. Due volte l’anno, a Natale e Pasqua, i volontari organizzano raccolte straordinarie di generi alimentari.

Con l’acuirsi della crisi negli ultimi tempi è aumentato a dismisura la richiesta di pagamenti di bollette e di affitti a cui si fa fronte grazie agli aiuti dell’intera comunità parrocchiale molto generosa perché ben consapevole della crisi che stiamo attraversando.

Qual è il prototipo degli indigenti che si rivolge alla Caritas parrocchiale di San Giovanni Bosco? Soprattutto anziani che vivono con la pensione minima e famiglie che non dispongono di un reddito stabile, non mancano extracomunitari, con figli minori, privi di lavoro.

Ma la platea dei bisognosi è molto vasta, in molti casi la condizione di povertà si consuma fra le mura domestiche, sono soprattutto i “nuovi poveri”, i figli della recessione, persone “normali” fino a pochi anni fa che sono stati travolti dalla perdita del lavoro, le vittime dell’usura, i sovraindebitati che spesso reagiscono alla nuova condizione rifugiandosi nella depressione, i malati, gli anziani soli.

Secondo la responsabile della Caritas parrocchiale di San Giovanni Bosco questo tipo di situazioni stanno crescendo in maniera esponenziale ed incontrollata, i disagi dipendono non solo dalla scarsità di reddito, ma anche dalla carente rete di aiuto e sostegno delle relazioni sociali e familiari oltre che dallo scarso interesse e dalla mancanza di investimenti che il nostro Comune e la nostra Regione dimostrano non avere nell’affrontare il disagio e l’emergenza crescente.

Per venire incontro a queste persone la Conferenza Episcopale Italiana ha stipulato un accordo con l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) per la concessione di un prestito, il cosiddetto “Prestito della Speranza”, per il quale è la Caritas a farsi garante in caso di difficoltà economiche, tale prestito è utile alle tante famiglie che non possono accedere al normale credito presso istituti di credito perché, pur in presenza di un reddito, risultano super indebitate.

Fra le cause della nuova povertà un posto di primo piano è occupato dal gioco d’azzardo, fenomeno in crescita spaventosa anche a Potenza e che induce tante persone a tentare la fortuna per cercare di raddrizzare una situazione finanziaria traballante, ma chi cade in questa trappola contribuisce a peggiorare ancor di più la propria condizione economica.


15 giugno 2013

Povera Basilicata

da Controsenso del 15 giugno 2013 

Nel mentre le polemiche su “scontrinopoli” vanno scemando e si resta in attesa del processo c’è una Basilicata che soffre sempre di più, i dati diffusi da Unioncamere riferiti al 2012 sono drammatici. Il PIL regredisce di un ulteriore 3,1% e con esso tutta l’economia lucana. Chi può emigra, lo fanno quasi tutti i giovani, è invece più difficile per i meno giovani trovare lavoro nel resto d’Italia perché la crisi ha colpito duro anche quei territori da sempre hanno rappresentato il volano dello sviluppo.

In questo desolante scenario la Basilicata mantiene ben saldo il primo posto nella classifica della povertà. Non c’è COPES che basti, la povertà sta trascinando nel baratro tante famiglie rimaste senza reddito per la perdita del posto di lavoro del capofamiglia.

La CARITAS, le parrocchie, alcune associazioni di volontariato non riescono più a tamponare le richieste d’aiuto.

Siamo stati alla sede della CARITAS di Bucaletto, a metà mattinata c’erano almeno mezza dozzina di persone in fila per ritirare la busta con i prodotti alimentari, vicino l’ingresso una decina di televisori recuperati e da distribuire a chi ne fa richiesta, seduta in attesa di poter esporre il suo caso una donna sulla cinquantina vestita di nero, la faccia scavata e gli occhi lucidi, in mano una cartellina porta documenti.

Mentre le operatrici CARITAS continuavano a distribuire i prodotti alimentari abbiamo avvicinato la signora in attesa per farci raccontare il motivo della sua presenza in quel posto.

Fra lacrime e singhiozzi la sventurata ci ha raccontato le traversie della sua famiglia. I guai sono cominciati con la malattia del marito G.P. barbiere in un paese del circondario, i primi debiti per far fronte alle necessità quotidiane, il mantenimento di due figli di 28 e 30 anni, entrambi senza lavoro ma uno dei due riesce a svolgere, ogni tanto, piccoli lavori precari. Poi la situazione è finita fuori controllo ed Equitalia oggi vanta un credito di 26.000 euro che sarà impossibile poter pagare.

L’unica fonte di reddito della famiglia di G.P. sono i 270 euro di pensione di invalidità percepiti dalla signora, soldi che bastano a stento per le medicine. Non si sa per quanto tempo potrà essere tollerata l’insolvenza nei confronti dell’ATER per la casa in fitto.

Dalla cartellina la signora tira fuori un fascio di bollette da pagare, acqua, luce, gas mischiate con i referti medici relativi alla dimissione dall’ospedale del marito che soffre, fra l’altro, di diabete, agitando bollette e referti medici la signora manifesta tutta la sua disperazione in un pianto a dirotto che attira l’attenzione delle operatrici della CARITAS che cercano di calmarla e tirarla su con un caffè. Quando si riesce a calmare la signora pronuncia parole forse dettate dalla disperazione preannunciando un suicidio, parola che a sentirla proferire ti gela il sangue nelle vene, per mettere fine alle sue sofferenze, alla tragica situazione economica si abbina la salute cagionevole di questa donna che ha subito ben quattro interventi chirurgici ma trova la forza di andare in giro a chiedere aiuto, è stato l’Arcivescovo Superbo ad indirizzarla alla CARITAS di Bucaletto, come fanno per altre centinaia di situazioni simili faranno il possibile e l’impossibile per aiutare anche questa famiglia.

Sono migliaia i lucani con situazioni simili, in tanti vivono dignitosamente la propria indigenza, altri sono costretti a chiedere aiuto ma nonostante ciò dobbiamo continuare a foraggiare la casta politica che ha contribuito a portare nel baratro la nostra regione. E’ immorale che un esercito di dirigenti della Regione Basilicata debba percepire un compenso medio intorno ai 100.000 euro all’anno, non è tollerabile che nel bilancio 2012 della Regione Basilicata ci sono spese per oltre tre milioni di euro per vitalizi, rimborsi spese e reversibilità; per non parlare dei tanti enti sub regionali per lo più inutili o utili a pagare cifre spropositate a consigli di amministrazione che producono danni alla stessa Regione Basilicata. Come si fa a dare 150.000 euro all’anno all’amministratore di Sviluppo Basilicata o 125.000 al Direttore Generale del Consorzio ASI di Potenza quando questa figura non dovrebbe esistere quando c’è un Commissario Straordinario. Gridano vendetta pure i 12.000 euro al mese al presidente di Acquedotto Lucano, gli oltre 5.000 all’amministratore di un ente Acqua Spa di cui non se ne percepisce l’utilità.


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permalink | inviato da astronik il 15/6/2013 alle 6:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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