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UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


17 agosto 2013

La politica d'agosto

In genere nel mese di agosto le polemiche si placano perché sia i protagonisti che la gente comune si deve disintossicare, ed invece questa estate 2013 si caratterizza per un una intensa attività politica sia a livello nazionale che a livello locale.

La sentenza definitiva che conferma i 4 ani di carcere a Berlusconi ha scatenato i suoi fidi scudieri che, con una sfrontatezza senza limiti, vorrebbero che in questa sgangherata nazione la legge sia disegnata a pennello per il loro padrone, nel senso che si dovrebbe mettere sotto i piedi la Costituzione e riabilitare quel delinquente in un modo o nell’altro solo perché si chiama Berlusconi ed è il leader di un partito. All’estero sono inebetiti della surreale situazione italiana.

Ed intorno a questa faccenda si giocano i destini del Governo e degli italiani. Allucinante.

Invece di metter mano ad una nuova legge elettorale si fa finta di prendere provvedimenti per uscire dalla recessione…….

In Basilicata per la prima volta da quando sono state istituite le Regioni si va a votare prima della scadenza naturale della consiliatura a causa delle vicende giudiziarie che riguarda la maggior parte dei consiglieri rimasti impigliati nelle maglie della Giustizia a seguito delle indagini sui rimborsi.

Si vota a metà novembre ma già da tempo sono in atto manovre, soprattutto sotterranee, per formare le coalizioni e le liste dei partiti. Stavolta si dovranno scannare perché il numero di consiglieri si riduce di un terzo. La situazione è caotica, ho contato una trentina di soggetti politici che potrebbero scendere in campo. Ancora non c’è un quadro chiaro sulle alleanze a destra a sinistra ed al centro, in molti devono decidere dove buttarsi, l’opportunismo abita anche qui da noi.

A leggere le cronache politiche in questi giorni c’è da rimanere sconcertati e comprendo coloro che non vogliono più sentir parlare di politica, sono coloro che alimentano il partito degli astensionisti che s’attesterà ben oltre il 30%! Nel PD c’è appesa la questione congresso e hanno da gestire i renziani che scalpitano a piè sospinto, i presunti alleati, SEL, PSI, Verdi (esistono ancora i Verdi?) hanno dichiarato che la futura alleanza deve fare a meno degli indagati ma forse poi s’accorderanno lo stesso. Il Centrodestra è tutt’altro che unito, quelli del PDL torneranno al passato e diventeranno Forza Italia, cambiamento di facciata perché a comandare saranno sempre i soliti, dovranno fare i conti con i Fratelli d’Italia, la faccia presentabile dei moderati capitanati da un tenacissimo Gianni Rosa, gli altri partitini di destra finiranno per allearsi con PDL/FI ed anche stavolta non vinceranno. Il cosiddetto “centro” è un porto di mare, non si capisce quali sono i partiti che vi aderiranno e se avranno un candidato presidente. Al centro c’è un litigioso UDC con nessuno sul ponte di comando, i Popolari Uniti (ma manco tanto), il Centro Democratico il cui leader è diventato un giovanotto di nome Angelo Sanza, si quello che quarant’anni fa era il leader della “sinistra di base” della DC, poi passato a Forza Italia, poi all’UDC ed ora torna di nuovo nel centrosinistra con il CD, un ritorno al futuro si potrebbe dire…… Ogni giorno c’è qualcuno che annuncia la discesa in campo, fra cui l’attuale presidente dell’ATP, l’ex presidente di Confindustria e un imprenditore che ha la ricetta giusta, dice lui. Un autentico guazzabuglio. I cosiddetti “movimenti” hanno costituito un contenitore denominato PrimaVera Lucana, si spera che aderiscano tutte le realtà sparse sul territorio, in primis le sigle ambientaliste e si auspica che non prevalgano i personalismi che in passato hanno fatto fallire progetti simili. Poi c’è l’incognita M5S che alle ultime politiche ha spopolato. Difficilmente i seguaci di Beppe Grillo potranno bissare il successo di febbraio ma non è detto, di sicuro non prenderanno la maggioranza assoluta e quindi bisognerà valutare se avranno voglia di stringere patti con qualcun altro. Una situazione di estrema incertezza dove ogni giorno si sente la voce del taumaturgo di turno, quello che ha la ricetta giusta per salvare la Basilicata…. In molti casi il medico che si propone è uno di quelli che ha avuto la mani in pasta per troppo tempo per cui è uno di quelli che ha contribuito a determinare le condizioni che assegnano alla Basilicata la maglia nera in una Italia in crisi profonda.

Come farà il povero lucano ad orientarsi in questo deprimente scenario politico?


12 maggio 2013

La leggenda della persecuzione di Berlusconi

 (LE VIGNETTE SONO DI GIULIO LAURENZI)

Mi convinco sempre di più che vivo in un paese di merda. A contribuire a renderlo tale molti italiani che scelgono di essere governati da personaggi che in altre nazioni invece di sedere in Parlamento sarebbero in galera a meditare sulle loro malefatte. Si, mi riferisco a Berlusconi e alla sua corte di leccaculo. Un imprenditore spregiudicato che ha sfruttato la politica per arricchirsi ulteriormente e che tenta di passare per martire.

Ieri la “manifestazione” taroccata da “comizio” a Brescia dove il Cavaliere ha ripetuto la solita tiritera dei giudici comunisti che lo perseguitano, ma lo vogliamo capire che se qualsiasi cittadino commette un reato la magistratura ha l’obbligo di intervenire? Se la condotta del Berlusca, attraverso la miriade di società, qualcuna tipo matrioska con addentellati nei paradisi fiscali, può configurare violazione del codice civile o penale è normale che la magistratura apra dei fascicoli ed indaghi come la legge prevede. Che sia la Procura di Milano, ma non solo, ad intervenire è perché l’ex Presidente del Consiglio ha residenza in quella circoscrizione. E che la smetta di piagnucolare, in fondo non ha fatto nemmeno un giorno di carcere mentre altri coinvolti con lui nelle inchieste hanno assaggiato il pane delle patrie galere.

Un personaggio spregiudicato nel campo della finanza, che ha ricevuto enormi benefici per azioni spesso condotte sul filo della palese illegalità, un comportamento morale da censurare, frequentazioni di donne e lacchè non consoni ad un personaggio pubblico, un corruttore impenitente deve aspettarsi che la Magistratura vada a cercare violazioni dei codici.

Ma vediamola la storia giudiziaria del Silvio nazionale.

Cominciamo dai processi andati in prescrizione PRESCRIZIONE, cliccate sul link per i particolari:

Lodo Mondadori Corruzione semplice.

All Iberian 1 Finanziamento illecito ai partiti.

Consolidato Fininvest Falso in bilancio

Bilanci Fininvest 1988-1992 Falso in bilancio e appropriazione indebita.

Processo Lentini Falso in bilancio

Corruzione dell'avvocato David Mills Presunta corruzione dell'avvocato David Mills per indurlo a compiere una falsa testimonianza nei processi All Iberian eArces

Prescrizione non vuol dire assoluzione.

Un paio di processi non sono arrivati a sentenza per INTERVENUTA AMNISTIA:

Falsa testimonianza

Acquisto dei terreni di Macherio Falso in bilancio

Questi invece i processi dove la sentenza è stata di ASSOLUZIONE perché il fatto non costituisce più reato in quanto varata una legge ad personam

All Iberian 2 Falso in bilancio, assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato in seguito alle riforme del Governo Berlusconi II

Processo SME(falso in bilancio) Falso in bilancio, assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato in seguito alle riforme del Governo Berlusconi II

Questi processi sono terminati con una sentenza di ASSOLUZIONE per insussistenza del fatto

Processo SME Corruzione giudiziaria, assolto per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste

Tangenti alla Guardia di Finanza Assolto con formula dubitativa (comma 2 art. 530) anche grazie alla falsa testimonianza dell'avvocato David Mills

Telecinco (Spagna) Violazione della legge antitrust, frode fiscale e reati vari (quali riciclaggio di denaro)

Medusa cinematografica Falso in bilancio, assolto in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essere stato al corrente dei fatti contestati

Acquisto dei terreni di Macherio Imputazione per appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio (secondo capo di imputazione)

Mediatrade Appropriazione indebita e frode fiscale, assolto per non aver commesso il fatto

Inchiesta Mediatrade di Roma Evasione fiscale e reati tributari. L'inchiesta di Roma è uno stralcio dell'inchiesta Mediatrade effettuata dai giudici milanesi.

Questi invece i PROCEDIMENTI ARCHIVIATI, quindi dopo le istruttorie, nessun processo e nessuna persecuzione.

Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest

Traffico di droga

Tangenti fiscali Pay-tv

Stragi del 1992-1993 Concorso in strage

Concorso esterno in associazione mafiosa Imputato assieme a Marcello Dell'Utri per riciclaggio di denaro sporco

Caso Saccà Corruzione e istigazione alla corruzione

Abuso d'ufficio Abuso nell'utilizzo dei voli di stato

Diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo

Inchiesta di Trani Abuso d'ufficio per le pressioni esercitate sul Presidente dell'AGCOM.

Chi ha avuto la pazienza di andare a leggere le notizie su Wikipedia relative a tutti i procedimenti a carico di Berlusconi può capacitarsi che non c’è alcun accanimento giudiziario, nei casi di palese insussistenza del coinvolgimento del leader politico non si è arrivati nemmeno al processo, si convinca quindi Berlusconi e se ne facciano capaci i suoi sostenitori, che la legge in Italia è uguale per tutti, anzi per lui è più uguale degli altri perché si può permettere i migliori azzeccarbugli sul mercato.

Per rimanere nell’ambito giudiziario ed in particolare alla causa di divorzio fra Berlusconi e Miriam Raffaella Bartolini, in arte Veronica Lario, io mi chiedo quali inconfessabili segreti deve custodire l’ex moglie di Berlusconi per “guadagnarsi” un mantenimento di 100.000 euro al giorno , (dicasi centomila, euro al giorno)? Con un mese di mantenimento della signora Lario si pagherebbe tutta la cassa integrazione dei lucani…….


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25 novembre 2012

E l'Italia va.....



Oggi ci sono le primarie del PD, un partito spaccato fra il presunto innovatore Renzi e il tradizionalista Bersani:
Berlusconi minaccia di ritornare;
Il PDL è sempre più diviso, forse torna Forza Italia;
Casini appoggia un Monti bis;
Montezemolo scende in campo, un altro partito da mantenere;
Grillo fa sempre più proseliti fra gli sconteti;
L’IDV si sta disintegrando, i fuoriusciti fondano un altro partito;
Gli Arancioni di Demagistris non decollano……
Mentre la Politica da il meglio di se l’Italia va in rovina.
Aumentano tasse e disoccupati, ogni giorno.
Sempre meno lavoro e quello che rimane per lo più in nero o precario.
Meno diritti nel campo del lavoro meno tutele nel settore socio-sanitario.
Privilegi della casta che non cessano.
Siamo in un tunnel in cui non si vede ancora la luce.


12 agosto 2011

Le mani in tasca

 

Sembrava la solita estate italiana, ci si apprestava a trascorrere sotto l’ombrellone le meritate ferie, ma solo chi se le poteva permettere, si cominciava a parlare del prossimo campionato di calcio, il gossip estivo impazzava, poi è arrivato uno tsunami, anzi due. L’economia mondiale che ha cominciato a scricchiolare, una potenza economica come gli Stati Uniti che all’improvviso ci è apparsa fragile e indifesa, il terrore, le speculazioni, un susseguirsi di colpi di scena inimmaginabili.

Ci hanno fatto digerire una prima manovra di lacrime e sangue da 70 miliardi e mentre ci si stava ancora leccando le ferite eccoti la seconda mazzata di questa sera, altri 45 miliardi da recuperare e di lacrime non ce ne sono rimaste più, quanto al sangue si è gelato nelle vene.

Dopo l’introduzione dell’euro non siamo abituati a districarci con le cifre e i 115 miliardi di euro, sperando che si fermino qui, a quanto corrispondono se a valere c’era la vecchia lira? La calcolatrice ha solo 12 cifre e per fare un calcolo occorre utilizzare il computer che traduce i 115 miliardi di euro in 222.000 e passa miliardi di lire, roba da far impallidire gli africani del Sudan…..

Tremonti e Berlusconi nella conferenza stampa hanno cercato addolcire la pillola ma c’è molto poco da addolcire.

Sulla stampa on line già fioccano i commenti, è un suonar di campane a morto.

I tagli interesseranno le autonomie locali (comuni, provincie, regioni) che già sono sul piede di guerra, mano pesante sui dipendenti statali che rischiano pure la tredicesima, c’è l’annunciata tassa sui redditi medio alti (oltre 90.000 €), si innalza al 20% il prelievo sulle rendite finanziarie, si aumenta l’IRPEF ai lavoratori autonomi, si mette mano ai contratti di lavoro ma bisognerà verificare in che modo (si è parlato di libertà di licenziare), si tagliano i fondi alle energie rinnovabili, si anticipano i tagli dei fondi FAS, si anticipa il provvedimento che dovrebbe far scomparire le Province sotto i 300.000 abitanti e l’accorpamento dei comuni sotto i mille abitanti.

Cerchiamo di capire quali effetti ricadranno sulla Basilicata, una regione che da già qualche anno vive una profonda crisi sociale ed economica.

Tanto per cominciare scomparirà la Provincia di Matera, i melfitani possono rimettere nel cassetto il sogno di avere la terza provincia lucana nel nord della Basilicata (se caso mai fosse stata creata, per assurdo la Basilicata sarebbe rimasta senza nessuna Provincia in quanto sia Potenza che Matera oltre alla ipotizzata provincia di Melfi, sarebbero state tutte con meno di 300.000 abitanti).

Dei 131 comuni della Basilicata quanti ne rimarranno? Vedremo. Per intanto in provincia di Matera 4 comuni (il 12% del totale) si devono accorpare con altri comuni , più consistente la limatura in provincia di Potenza, sono 20 i comuni sotto i mille abitanti (quindi il 20% del totale) che si dovranno unire ad altri.

Preoccupa la volontà di anticipare il taglio ai fondi FAS che da poco erano stati sbloccati pur se in minima parte. Anche il taglio ai fondi per le energie rinnovabili faranno diminuire gli investimenti per parchi eolici e fotovoltaici.

Che succederà al personale interinale ed ai tanti assunti con contratti atipici nei tanti Enti locali?

Con i tagli dei trasferimenti sarà difficile che la “fabbrica del consenso” alimentata con assunzioni “creative” possa continuare a prosperare.

In questo clima da tregenda sapranno i politici lucani trovare il coraggio di tagliare tutti i rami secchi che assorbono cospicui fondi senza risultati in termini di “PIL”? Si avrà un sussulto di dignità per abbassare i compensi a chi occupa poltrone negli enti sub regionali?

Di sicuro sarà difficile, se non impossibile, per molti anni aspettarsi un miglioramento dell’economia lucana, le aspettative dei nostri giovani di trovare lavoro in Basilicata rimarranno tali ed il declino della nostra comunità sarà totale.

Che almeno chi detiene le leve del potere smetta di illudere i lucani con il miraggio del petrolio, la ridicola vicenda della card-carburanti faccia riflettere su come il potere centrale tiene in considerazione noi lucani.


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10 dicembre 2010

La strategia del saccheggio nell'urbanistica di Berlusconi

(la vignetta è di Giulio Laurenzi)

 

Sono iscritto a molte newsletter, spesso mi arrivano contributi davvero interessanti, vi sottopongo quest’analisi del progetto berlusconiano e dell'ideologia che alimenta la devastazione urbanistica tratta da  COMetA, trimestrale di critica della comunicazione, n. 5, dicembre 2010 il cui autore è Edoardo Salzano, uno dei più autorevoli urbanisti italiani.
 
 
La strategia del saccheggio nell'urbanistica di Berlusconi
 
Un progetto, a suo modo coerente, di sostituzione del privato al pubblico ha caratterizzato la politica urbanistica di Berlusconi. Ne sono esempi principali il cosiddetto piano-casa e gli interventi per il post terremoto all'Aquila. Linea comune è stata l'abbandono delle regole pubbliche, utili a costruire nel territorio un insieme sistemico, e il privilegio dato ad una visione individualistica dello spazio. Dimenticando che città e società sono due aspetti della stessa realtà: una non vive senza l'altra. Il consenso a questa politica l'ha trovato cambiando gli strumenti della formazione: non più scuola, parrocchia e casa del popolo, ma televisione commerciale. Uomo di poche letture e pochi pensieri Berlusconi doveva affidarsi, anche per la sua politica urbanistica, alle pulsioni individuali e alle esperienze personali. Ecco allora i suoi due principi: ognuno è proprietario a casa sua, e fa della sua terra ciò che vuole; i problemi delle città si risolvono costruendo attorno a ciascuna di quelle esistenti una Citta Due, come ha fatto lui a Milano. Questi due principi non sono rimasti mere dichiarazioni. Si sono tradotti in coerenti politiche. Il pilastro della visione urbanistica. Il pilastro dell'azione del Cavaliere è costituito dalla distruzione del primato dell'autorità pubblica nel governo del territorio. É da alcuni secoli che le democrazie liberali hanno compreso che non tutti i problemi della società sono risolti dal mercato e che alcune dinamiche, come la crescita e le trasformazioni delle città e dei territorio, dovevano essere governate da un potere esterno al mercato: un potere pubblico. Il territorio è un insieme sistemico, in cui la modifica di un elemento comporta modifiche in tutti gli altri: non si possono sistemare le fabbriche se si trascura l'inquinamento che producono e le infrastrutture che devono alimentarle; non si possono localizzare le abitazioni e le scuole se non si organizzano in loro funzione ferrovie e strade; non si possono localizzare le urbanizzazioni senza sapere che risorse naturali ci sono sotto la superficie. Ecco che allora, già agli albori del XIX secolo, le democrazie borghesi inventarono la pianificazione urbanistica (poi estesa al territorio): un insieme di metodi e strumenti anch'esso, appunto, di carattere sistemico. La pianificazione urbanistica, in un regime democratico, consente anche trasparenza (maggiore o minore) nella regolazione dei conflitti che nascono tra le diverse utilizzazioni possibili del suolo: conflitti inevitabili nel regime economico e patrimoniale attuale nel mondo capitalistico. Quali che siano comunque gli interessi che si vogliono privilegiare, le leggi delle borghesie liberali disponevano comunque che, in caso di contrasto tra
interesse pubblico e interesse privato nell'uso del territorio, fosse il primo a prevalere. Ed è esattamente in questo spirito che le prime leggi urbanistiche del XIX secolo (e in Italia, dal 1865 fino alla legge urbanistica del 1942) determinavano l'esproprio per pubblica utilità, il pagamento di indennità che non remuneravano il maggior valore derivante dalle opere e le decisioni pubbliche, il prelievo fiscale di una quota dei plusvalori derivanti da queste. E adottavano, come quadro prescrittivo di tutte le trasformazioni della città (poi del territorio) la pianificazione. La demolizione della pianificazione urbanistica è al fondo della visione urbanistica del Cavaliere proprio per le stesse ragioni che ne hanno storicamente motivato nascita e consolidamento. Lo è perché la pianificazione esprime un insieme di regole dettate dal potere pubblico, e lo è perché esprime una visione olistica della politica (quindi antagonista rispetto alla pratica discrezionale del caso per caso e del "quando voglio faccio"). L'odio per la pianificazione urbanistica si esprime in numerosi atti di governo, e in dichiarazioni pubbliche che hanno, nella società attuale, altrettanto valore di una norma. La continua riproposizione dei condoni dell'abusivismo edilizio e le regole, "tanto prima o poi ogni abuso sarà condonato". L'allentamento dei controlli edilizi (dalla concessione edilizia, via via, fino all'autocertificazione dell'intervento) ha significato passare gradualmente dal principio "il potere pubblico stabilisce che cosa si può fare e che cosa si può fare sul territorio e poi il privato agisce e viene penalizzato se contravviene", al principio "fai quello che vuoi e se violi qualche legge poi, se ho tempo e voglia, provvederò eventualmente a penalizzarti". Il trasferimento della potestà deliberativa su scelte rilevanti per l'organizzazione del territorio dagli organi elettivi collegiali agli organi di maggioranza e a quelli monocratici (dai consigli alle giunte e ai sindaci e presidenti), hanno vanificato la capacità di controllo da parte delle minoranze e di conoscenza da parte dei cittadini, sacrificando la democrazia al mito della governabilità. L'impoverimento degli strumenti della funzione pubblica, obbligati a ridurre la quantità e la qualità del personale e delle strutture, a cominciare da quelle addette alla pianificazione del territorio e alla vigilanza su di esso ha reso via via impossibile governare efficacemente anche quelle amministrazioni (e non sono molte) che hanno cercato di andare controcorrente. Si è addirittura giunti ad attribuire funzioni rilevantissime, geloso appannaggio dell'amministrazione pubblica, a soggetti ( commissari) scelti in ragione della loro fedeltà al gruppo di potere dominante, con pieno potere di sostituzione agli organi democratici e di deroga dalle procedure di legge. La privatizzazione e commercializzazione dei beni pubblici è stata la conseguenza patrimoniale di quelle azioni sui dispositivi [1]. "Piano-casa" e dopo-terremoto I casi più rappresentativi della visione urbanistica berlusconiana sono rappresentati da due avvenimenti: il famoso "piano-casa", la gestione del dopo terremoto in Abruzzo. Chiamare "piano-casa" quel singolare provvedimento, più mediatico che strutturale, lanciato da Berlusconi nel marzo 2009 è stato già di per sé un bluff. Il provvedimento annunciato con quel titolo non è un programma finalizzato alla realizzazione di alloggi per quelle fasce di abitanti della Repubblica che non riescono a trovare soddisfazione rivolgendosi al mercato privato (come fu per tutti i provvedimenti che si sono susseguiti dalla Liberazione a Prodi), ma semplicemente l'incentivo a chi possedeva già un'abitazione, o comunque un volume edificato, di ampliare la sua proprietà immobiliare e trasformarla nelle sue utilizzazioni, derogando esplicitamente da tutti i regolamenti e i piani nonché (almeno in una prima fase) dalle stesse norme di prevenzione dai rischi o di tutela dei beni culturali e del paesaggio.
Era facile comprendere che aumentare le cubature e le superfici delle costruzioni esistenti in deroga a piani (per di più già spesso sovradimensionati) avrebbe significato compromettere tutte le condizioni della vivibilità: peggiorare le condizioni del traffico, il carico delle reti dell'acqua e delle fogne, ridurre l'efficienza delle scuole, del verde, dei servizi sociali, peggiorare le condizioni dell'aria e dell'acqua, ridurre gli spazi pubblici, rendere più difficile la convivenza. E avrebbe significato privilegiare, nell'economia, le componenti parassitarie rappresentate dalla speculazione immobiliare rispetto a quelle della ricerca, dell'innovazione dei sistemi produttivi, dell'utilizzazione delle risorse peculiari della nostra terra.
Tutti sono caduti nella trappola. Dimenticando la realtà (cioè l'esistenza di un vero "problema della casa", che quel provvedimento non affrontava neppure marginalmente), trascurando l'impatto che quella linea d'azione avrebbe avuto sulle condizioni delle città, ignorando perfino la sua evidente incostituzionalità [2], tutti accettarono per moneta sonante il "piano-casa"; tranne pochissime eccezioni. Fu addirittura una "regione rossa", la Toscana, ad adeguare per prima la sua normativa al dictat berlusconiano. Certo, limandone le punte più aspre, ma accettando comunque quel tema: arricchire l'edilizia privata, consolidare il "blocco edilizio", premiando gli immobiliaristi piccoli e grandi invece di affrontare il problema di chi la casa non ce l'ha.
La "ricostruzione" dei luoghi colpiti dal terremoto in Abruzzo (l'altra scelta emblematica del regime berlusconiano) è una sintesi dell'immaginario urbanistico del Cavaliere. Già nei primi giorni del dopo-terremoto aveva colpito il modo in cui il premier aveva afferrato l'occasione del terremoto per farsi propaganda. Ha colpito gli osservatori più attenti il divario tra la sicumera delle promesse sui tempi e sull'ampiezza della ricostruzione e i tempi e le deficienze quantitative delle realizzazioni. Hanno preoccupato le voci delle infiltrazioni mafiose negli "affari" della ricostruzione, agevolati dalla logica discrezionale dell'emergenza straordinaria e del ricorso al commissariamento. Hanno colpito le condizioni di vita nelle tendopoli: una vita più simile a quella di un campo di concentramento che al riparo provvisorio d'una comunità di cittadini.
Ma la vera tragedia è stata nel modo adottato dal governo (e sostanzialmente accettato dall'opposizione) di procedere alla ricostruzione in riferimento soprattutto a due scelte, tra loro strettamente collegate: l'affidamento della responsabilità esclusiva al commissario del premier, e la ricostruzione "altrove" delle case distrutte.
Con la prima scelta si è colpita la democrazia, e quindi la dimensione stessa della politica. I poteri locali sono stati emarginati fin dal primo giorno, e il loro allontanamento dal luogo delle decisioni ha proseguito e si è rafforzato nel tempo. Invece di allargare l'area della partecipazione popolare (una necessità che l'emergenza rendeva particolarmente stringente) la si è annullata mortificando le istituzioni che la rappresentano. Con la seconda scelta si è deciso sostituire, alla ricostruzione della città danneggiata dal sisma, un paio di decine di lottizzazioni su aree scelte casualmente senza nessuna logica territoriale e sociale. Lottizzazioni per di più senza attrezzature sociali, senza luoghi di aggregazione: "con una cura maniacale dell'interno degli alloggi", come scrivono gli autori del rapporto che per primo ha rotto il velo roseo che avvolgeva l'operazione [3], che rivela come per l'ideologia di Berlusconi (le esigenze dell'uomo si riducono a quello dell'individuo: la società cui appartiene non esiste e non interessa. Anzi, può essere minacciosa. Che ciascuno sia solo nel suo guscio, naturalmente alimentato da un televisore.
Le scelte del dopo-terremoto hanno colpito direttamente la società. Città e società sono due aspetti d'una medesima realtà: l'una non vive senza l'altra. Una città svuotata della società che l'ha costruita e trasformata nei secoli e negli anni, che l'abita e la vive, non è una città più di quanto lo siano le splendide rovine d'una Leptis Magna disseppellita dalle sabbie o d'una Pompei liberata dai lapilli. E una società i cui membri siano dispersi sul territorio e trasferiti in siti costruiti ex novo (per di più senza la loro partecipazione) privati dei loro luoghi, degli scenari della vita quotidiana e degli eventi comuni, delle loro istituzioni, è ridotta un insieme di individui dispersi. Questa, del resto, è la direzione di marcia dell'attuale maggioranza, debolmente e inefficacemente contrastata dall'opposizione. L'impiego del ricorso al commissario per qualsiasi opera o azione che si vuol fare calpestando ogni possibile obiezione o dissenso: l'apoteosi della governabilità del monarca contrapposta alla democrazia di tutti. La costruzione di nuove città invece di recuperare, riusare, riqualificare, rendere vivibili per tutti le città che già esistono, che hanno una storia, che sono abitate da una società viva. Non aveva promesso Berlusconi una "new city" per ogni capoluogo di provincia? Come per il "piano-casa" anche per la cosidetta "ricostruzione" in Abruzzo l'opposizione è caduta in pieno nella trappola mediatica. Per molti mesi, quando i progetti erano chiarissimi nella loro impostazione e nel loro svolgimento, perfino la stampa più ostile esprimeva lodi per il comportamento della coppia Berlusconi-Bertolaso. Il fatto è che entrambi i versanti dello schieramento politico e culturale condividono le stesse preferenze: privilegiare la governabilità sulla democrazia, scegliere la tempestività dell'intervento trascurando ricerca laboriosa della soluzione più idonea, cancellare la storia e dimenticare così gli ammaestramenti del passato.
L'urbanistica di Berlusconi esprime, in larghissima misura, una strategia che non può che definirsi bipartisan. Una strategia che assume una certa idea di "sviluppo" come l'obiettivo generale cui tendere e cui ispirare l'intera dinamica della società, che vede nel mercato lo strumento capace di misurare, meglio d'ogni altro, non solo il "valore di scambio" delle merci, ma ogni valore che abbia un senso, e che infine nega, o nasconde, o riduce al massimo, la dimensione pubblica privilegiando al massimo quella privata. Ma Berlusconi innesta una marcia in più: assume privatisticamente i poteri pubblici, utilizzando per gestirli i suoi commissari. Les jeux sont faits; il mito del mercato è stato utilizzato per sostituire a quest'ultimo il potere monopolistico di un monarca assoluto.
La strategia del saccheggio.
Nella concezione berlusconiana dell'uso del territorio (e più in generale dei beni comuni) l'obiettivo si specifica con chiarezza, esprimendosi in quella che si può definire la strategia del saccheggio[4]. Bisogna far sì che di ogni bene, materiale o immateriale, che possa essere oggetto di lucro, sia trasferito dall'appartenenza pubblica, o collettiva, o comune a quella di singoli soggetti privati, e possa dare un reddito a chi se ne impossessa. Bisogna negare l'esistenza di beni non riducibili a merci, perchè se ogni cosa è "merce", ogni cosa è soggetta al calcolo economico e il mercato diventa la dimensione esclusiva delle scelte. Bisogna abolire qualunque regola che possa introdurre criteri e comportare decisioni diverse da quelle che il mercato compie.
Ecco allora che il suolo deve avere quale unica utilizzazione quella più
lucrosa per il proprietario (cui non chiede né lavoro, né imprenditività, nè rischio): l'edilizia. Gli immobili pubblici, aree o edifici che siano (le prime saranno trasformate anch'esse in edilizia) devono diventare privati ed essere adibiti a funzioni lucrose. Devono essere privatizzati gli elementi del paesaggio la cui "valorizzazione" può arricchire i proprietari, come le coste e le spiagge, i boschi, e le stesse aree di maggiore qualità per i lasciti della storia, dall'Appia Antica alla necropoli di Tuvixeddu. Perfino l'acqua deve essere gestita secondo modelli che la trasformino in possibilità di lucro e la sottomettano alla gestione privata. Naturalmente, come abbiamo visto, si devono distruggere le regole. Ma farlo non si può senza ottenere il consenso necessario, poiché (e finché) si opera in un contesto nel quale bisogna rispettare le forme della democrazia. Allora bisogna cambiare la testa della gente. Via lo spirito critico, via la conoscenza, via il sapere diffuso. Via la memoria, se il passato recente ricorda ai più anziani che cosa era stato conquistato e che cosa ci stanno togliendo. E via la storia, magistra vitae e testimonianza del fatto che non tutto è già scritto e che il futuro non è necessariamente appiattito sul presente (non è vero che "There Is No Alternatives").
Per cambiare le teste basta cambiare gli strumenti della formazione: non più la scuola, la parrocchia, la casa del popolo, è la televisione commerciale che foggia le teste e le coscienze della gente da almeno trent'anni. E allora, disponendo di questo strumento si può far diventare pensiero corrente gli slogan utili alla strategia del saccheggio ("meno stato più mercato", "privato è bello", "padrone a casa mia", "meno tasse per tutti") e far credere alla "gente" che benessere significa modernizzazione, sviluppo significa crescita, democrazia significa votare una volta tanto, privato è meglio che pubblico, Io è meglio che Noi.
[1] A proposito delle iniziative di Berlusconi nel settore immobiliare (quindi nel campo del territorio e dell'urbanistica), Walter Tocci osserva che «l'insieme di questi provvedimenti configura una coerente politica nazionale, forse l'unica che può fregiarsi di questo titolo, poiché in nessun altro settore si è realizzata una tale concordia di obiettivi e di realizzazioni. Innanzitutto, sul piano politico con una relativa sintonia tra destra e sinistra». "L'insostenibile ascesa della rendita urbana", Democrazia e Diritto, n 1/2009, p. 27.
[2] Vincenzo Cerulli Irelli, Luca De Lucia, "Il secondo 'piano casa': una incostituzionale depianificazione del territorio", Democrazia e Diritto, n 1/2009, p. 106-116.
[3 ]Comitatus Aquilanus, L'Aquila. Non si uccide così anche una città?, a cura di Georg Frisch, Clen, Napoli 2009
[4] Questi temi sono affrontati più ampiamente nel sito web eddyburg.it. Vedi in particolare l' "eddytoriale" n. 143.
 
 

 


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permalink | inviato da astronik il 10/12/2010 alle 8:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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