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UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


19 settembre 2013

LA TRAGICA SITUAZIONE DELLE STRADE LUCANE: PARLIAMONE



La tragica situazione delle infrastrutture lucane è oggetto di un dibattito continuo sulla stampa lucana, le grandi direttrici viarie presentano gravi problemi strutturali e ce ne accorgiamo quando per un motivo o per un altro vengono chiuse ed attivati percorsi alternativi.

Tutti i viadotti della Sicignano – Potenza andrebbero rifatti o manutenzionati, bisogna invocare l’intervento divino affinchè reggano in attesa che l’ANAS effettui gli interventi già programmati, stessa situazione presentano numerosi viadotti e le gallerie sulla Basentana, non meno gravi la condizioni dei ponti sulle strade secondarie, un esempio è di viva attualità in quel di Craco dove la caduta di un ponte ha isolato il paese. La natura geologica del territorio di Basilicata è notoriamente fragile, frane, smottamenti, terremoti sono frequenti, ci sarebbe bisogno di interventi di messa in sicurezza di gran parte delle infrastrutture di comunicazione ma in tempi di vacche magre sarà difficile che vengano dirottate verso una regione dai piccoli numeri risorse utili a garantire i collegamenti, quei pochi soldi che vengono stanziati è bene che non vengano utilizzati male.

Da anni Nicola Bonelli si affanna a denunciare situazioni di pericolo e inefficienze da parte di chi è deputato a vigilare, programmare, spendere risorse. Non sempre viene ascoltato.

Recepisco il suo ultimo appello del 2 agosto scorso e propongo alle associazioni ambientaliste, a coloro che si sentono cittadini attivi, agli addetti ai lavori, ai politici, al mondo dell’informazione e a lucani di buona volontà in genere di attivare un momento di discussione per trovare una soluzione che possa garantire ai cittadini di Basilicata di usufruire di collegamenti viari sicuri ed efficienti. Mi astengo da giudizi tecnici o nel proporre soluzioni per questa o quella criticità, non ho alcuna competenza specifica in materia, ma qualcuna delle cose che dice Bonelli va attentamente valutata e merita la massima attenzione da parte di tutti.

Qui di seguito, con il solito copia & incolla riporto l’appello di Bonelli del 2 agosto 2013.

***************************

SOS Basilicata!!!... Urge un dibattito politico e culturale:

per superare la logica dell’emergenza…

per resuscitare la cultura della prevenzione…

per progettare un futuro migliore per la nostra regione.

Lettera aperta ai Signori: - Sen. Filippo BUBBICO - On. Cosimo LATRONICO

- Dr Luca BRAIA, Ass. Reg. Infrastrutture - Dr Luigi PIZZI, Prefetto di Matera

- Ing. Gavino CORATZA, Diret. Gen. ANAS - Agli Organi d’informazione

Ringrazio i due Parlamentari lucani cui è rivolta la presente, per le loro recenti Iniziative riguardanti la s.s. 407 Basentana. Faccio un resoconto di ciò che n’è seguito.

In data 26 luglio u.s. il Prefetto di Matera dr Luigi PIZZI tiene un incontro in Prefettura con i rappresentanti dell’ANAS e dei vari Enti regionali “competenti”. Vi partecipo anch’io, perché invitato. L’argomento trattato è il viadotto “Calciano 2” della S,S, 407 Basentana. Riferisco con la presente una sintesi dell’incontro.

Il Dr Luigi Pizzi introduce i lavori dicendo: “E’ notorio che a partire dal crollo del marzo 2011, ci siamo interessati del problema. Abbiamo svolto verifiche e sopralluoghi; seguito l’evolvere degli interventi e garantito la transitabilità della strada in sicurezza. Ciò nonostante, continuano a pervenire appelli allarmanti, da parte di Nicola Bonelli, che diffondono dubbi sulla validità del nostro operato. Tanto che lo stesso Vice Ministro Sen. Filippo Bubbico mi ha espresso, per telefono, preoccupazione. Vorrei pertanto sapere cosa ne pensate sia della situazione, sia di ciò che va dicendo il Bonelli…”

Credo che il Prefetto volesse chiedere: “ma i lavori che si stanno facendo sono di consolidamento come dite voi, o di sabotaggio come sostiene il Bonelli?”. Conclude dicendo: “Non sono un tecnico, ma vorrei capire…”

Per inciso vorrei suggerire – a chi voglia conoscere la mia opinione – di scorrere l’appello del 18.02.2013 (Allegato uno); tra cui la descrizione che faccio della manomissione strutturale; e di osservare le relative foto (Allegato due).

Inizia il dibattito. E si consuma lo scaricabarile in diretta. Degli Enti regionali nessuno che voglia entrare nel merito. Tengono a precisare che non hanno competenza di controllo sull’operato dell’ANAS. Qualcuno si esibisce in dissertazioni geologiche campate in aria. E quasi tutti, da veri Struzzocrati, fanno capire che: - non sanno; - non sono tenuti a sapere; - non ne vogliono sapere. Del senso civico non c’è traccia. Traspare la pigrizia mentale. Domina Il menefreghismo.

Da parte di quelli dell’ANAS assistiamo invece a delle acrobazie ingegneristiche da circo equestre. Alla domanda del prefetto: ma è vero che avete perforato i pali di fondazione con micropali, indebolendoli come sostiene Bonelli?

Gli ingegneri dell’ANAS dichiarano subito che non sono loro ad aver progettato quell’intervento. Hanno però massima fiducia in chi l’ha consigliato, perché l’Azienda impegna nei propri interventi solo “tecnici molto esperti.”

Il Prefetto insiste: “Ma allora siamo tranquilli sul piano della sicurezza?”

La risposta: “Ma certo. Anche perché stiamo per avviare un altro intervento che prevede altri pali intorno a quegli stessi plinti, i cui pali sono stati perforati”. (???)

A questo punto prego il Dr Pizzi di disporre per un sopralluogo congiunto, al fine di acquisire la reale situazione. Ma la risposta è negativa (vorrebbe capire ma si rifiuta di vedere). A Lui basta sapere che la strada è transitabile in sicurezza. Così come gli hanno appena assicurato Per il resto di non ha potere di controllo sull’operato dell’ANAS. (???) Passa quindi la palla al vicino di sedia dicendo. “Al sopralluogo potrebbe pensarci l’Assessore regionale alle infrastrutture”.

Interviene l’Assessore Luca BRAIA, che alla mia insistenza per il sopralluogo mi assicura che “forse… chi sa… poi si vedrà”. Ci tiene invece ad annunciare che arrivano i soldi: “Ci sono già 46 milioni di euro, e ne arriveranno altri 40 milioni”. In disparte poi mi dice che ci sono altri 23 milioni di cui dispone il Commissario straordinario.

Sono cose già viste, ed avvengono nella solita sequenza: - si impedisce per anni la manutenzione preventiva; - scatta l’emergenza; - arrivano i soldi in abbondanza; - parte la gestione commissariale; - si appaltano (in fretta e senza controlli) i lavori di somma urgenza. E’ la consueta ed allegra gestione del denaro pubblico.

Fra poco si saprà di una nuova Ordinanza. Il Commissario già ce l’abbiamo: si chiama Francesco Saverio ACITO: corteggiato da Prefetti, Presidenti e Sindaci. riconosciuto taumaturgo della somma urgenza.

Però non tutti sanno (o non ricordano) che questo signore è stato un accanito oppositore della prevenzione. Da Dirigente regionale ha creato le condizioni per provocare emergenze. Sulle quali vi ritorna ora con interventi fasulli e spreconi. Grazie a questo sistema e per colpa (soprattutto) di ACITO, la zona “Giardini” di Grassano (mille ettari di ottima agricoltura) è destinata alla totale distruzione.

L’altra cosa che non tutti sanno (o fanno finta di non sapere) è che il bravo ACITO sta operando in forza di un Decreto fasullo del Presidente del Governo (D. P. C. M. 21.01.2011) mai registrato e mai rinnovato. (Allegato tre)

Tornando alla strada, con il tanto invocato (e negato) sopralluogo, potrei dimostrare tra l’altro: - a) gli interventi fasulli presso “Calciano 1”; - b) i lavori di sabotaggio presso “Calciano 2” - c) l’impalcato di entrambi che cade a pezzi - d) il qui-pro-quo della Procura di Matera sulle cause del crollo; - e) la regressione culturale di quelli dell’ANAS.

Dunque, la riunione si conclude con nulla di fatto: nessuna verifica o sopralluogo. Giornali e televisione ne danno un resoconto tranquillizzante: “Siamo nelle mani di tecnici ANAS molto esperti. Ci prepariamo a festeggiare l’arrivo di tanti milioni di euro.”

Ma a guastare la festa compare sugli stessi giornali la notizia di una interrogazione parlamentare (Allegato quattro) ch’è di tono assolutamente preoccupante.

L’On. Cosimo Latronico chiede al Ministro delle Infrastrutture Maurizio LUPI: “se non ritenga opportuno effettuare un sopralluogo urgente e avviare immediati lavori di ripristino di un minimo di sicurezza sul viadotto ‘Molino’ al km 4 della strada statale Basentana; se non intenda avviare un’indagine sulle modalità con cui sono stati condotti i lavori sul viadotto ‘Calciano 2’ della medesima arteria e se non ritenga opportuno ordinare un approfondito sopralluogo lungo tutta la ‘407’ e la ‘E847…”

Riferisce inoltre che: “…i carabinieri di Vaglio Basilicata hanno effettuato un sopralluogo presso il viadotto Molino, rilevando un avanzato degrado strutturale dell’intero impalcato, travi che cadono a pezzi, ferri scoperti arrugginiti e pensili, solette lesionate e forse collassate e rischio per la pubblica incolumità; etc… etc”

Di fronte allo scenario descritto da Latronico, i cento e passa milioni di euro elencati da Braia sono spiccioli rispetto all’esigenza di ricostruire tutto il crollabile. La penuria di fondi disponibili ci impone di ricercare soluzioni diverse. Ne faccio cenno nel mio appello del 18.03.2013 (Allegato cinque) in cui suggerisco una soluzione per il viadotto Molino, che prevede un risparmio di 28 milioni di euro.

Insomma, il problema è grosso: ne va’ del futuro della nostra regione, che rischia l’isolamento. Occorrono dei sopralluoghi tecnici per averne conoscenza, ma ne deve scaturire un dibattito politico. Ci fanno ben sperare le iniziative di Bubbico e Latronico. E’ auspicabile che riescano anche a stimolare un approccio culturale nella comunità: tra i tanti letterati e tecnici di cui si compone: tutti in grado di comprendere sia le problematiche reali che le prese per i fondelli ufficiali.

La Cultura deve servire non solo a farci conoscere le nostre origini: da dove proveniamo – sul quale tema seguiamo interessanti manifestazioni – ma anche a farci capire dove stiamo andando… e dove ci stanno portando gli Struzzi della P.A..

Ribadisco il mio intento propositivo, espresso più volte ed anche nella lettera del 12.12,2012 al Diret. Gen.le ANAS, Ing. Gavino CORATZA (Allegato sei). Al quale rinnovo la mia disponibilità a chiarire. Che non può prescindere dal sopralluogo.

Ringrazio chiunque vorrà pubblicare e/o divulgare la presente. Cordiali saluti.

Tricarico, 2 agosto 2013 Nicola Bonelli


4 febbraio 2013

Si aggrava l'isolamento della Basilicata


La notizia che da oggi il Raccordo Autostradale Sicignano – Potenza è interdetto per 5 mesi al transito ai mezzi pesanti mi induce a fare delle riflessioni sulla fragilità delle vie di comunicazioni in Basilicata. Siamo una regione praticamente isolata dal resto dell’Italia, non c’è un solo aeroporto, s’era cominciato ad adattare la vecchia Pista Mattei a Pisticci ma i lavori si sono impantanati ancor prima di iniziare per la mancata bonifica dei suoli su cui si doveva allungare la pista, i lavori della strategica infrastruttura sono gestiti, dal Consorzio ASI di Matera e non si capisce perché un ente che dovrebbe occuparsi di portare industrie nelle aree di propria competenza si deve occupare di strategiche infrastrutture utili alla nostra comunità.

Non abbiamo un porto commerciale perché i pochi km di costa sullo Jonio e sul Tirreno sono utilizzate a scopo turistico, per un po’ si parlò di utilizzare Sapri, che nel progetto di allargamento dei confini chiamato “Grande Lucania” diventerebbe un comune della Basilicata, sarebbe potuto diventare un porto commerciale con il collegamento all’autostrada A3 attraverso la strada a scorrimento veloce Bussentina. Il tutto è rimasto confinato nel porto delle nebbie.

Delle ferrovie possiamo dire tutto il male possibile. Siamo attraversati dalla dorsale tirrenica ma l’alta velocità si ferma a Salerno, per cui il libro di Levi, se riscritto, andrebbe aggiornato, l’altra linea ferroviaria di RFI che attraversa la Basilicata è la Taranto – Napoli elettrificata una ventina d’anni fa ma che presenta problemi strutturali dovuti all’altimetria nel tratto da Picerno a Tito per cui spesso e volentieri i convogli non ce la fanno a transitare creando notevoli disagi ai passeggeri.

Il servizio offerto da Trenitalia in base al contratto di esercizio con la Regione Basilicata è molto scadente, a parte le frequenti defaillance sulla salita di Picerno i lucani lamentano l’utilizzo di materiale rotabile obsoleto, la scarsa puntualità ed un numero di collegamenti verso Roma sempre più risicato.

Il progetto di collegare Matera alla rete ferroviaria nazionale è stato completamente abbandonato ed i miliardi spesi per costruire i primi lotti di strada ferrata da Ferrandina verso Matera si aggiungono ai tanti altri delle molte opere incomplete.

La rete ferroviaria minore, quella a scartamento ridotto gestita dalle FAL, è una infrastruttura obsoleta, costosa ed inefficiente, non è concepibile che per raggiungere Bari da Potenza si debbano impiegare circa 4 ore per percorrere circa 130 km e fare 30 fermate!

I collegamenti con il resto d’Italia resta affidato alla fragile rete stradale che a causa della mancata manutenzione rischia di mettere in ginocchio la già esausta economia lucana.

Se da una parte si può essere contenti che il tratto lucano della Salerno – Reggio si sta ammodernando in tempi rapidissimi, che dopo anni di sofferenze il tratto lucano della ss 104 jonica sta per essere completamente ammodernato con l’ultimo lotto di Nova Siri, dall’altra parte si convive con le criticità di strade inadatte a collegare la Basilicata alle gradi direttici nazionali.

La Lauria – Candela è rimasto un progetto nei cassetti dell’ANAS e il collegamento all’autostrada adriatica A14 avviene sulla intasatissima Potenza – Melfi sul cui asfalto ci lasciano la pelle un numero crescente di persone.

Il collegamento alla dorsale tirrenica garantito, si fa per dire, dal raccordo autostradale Sicignano – Potenza, da qualche anno è un percorso di guerra con numerosi tratti in manutenzione ma con i cantieri, in qualche caso, abbandonati all’oblio. I 46 km che in teoria si possono fare a 130 km/h, si percorrevano, prima della cantierizzazione, in meno di mezzora, oggi, se ti trovi davanti un tir, richiede anche un’ora di percorrenza.

Altra strada a scorrimento veloce è la Basentana, classificata “superstrada” ma di super ha ben poco, solo nei primi km da Potenza verso Metaponto e a 4 corsie con spartitraffico centrale, presenta un sacco di accessi a raso molto pericolosi ed in molti tratti vige un limite di velocità di molto inferiore ai 90 km orari valido per tutta la percorrenza. Lo scorso anno un viadotto nei pressi di Calciano crollò, per fortuna solo nella carreggiata sud, ancora non è stato aperto il cantiere per ripristinare la normalità e qualcuno adombra che altri piloni potrebbero cedere.

Meglio stendere un velo pietoso sulle altre strade lucane.

Chi si sognerebbe di investire in una regione così combinata? Quando la crisi, speriamo presto, sarà un amaro ricordo e l’Italia dovrà rialzarsi noi che viviamo in questo vergognoso isolamento come possiamo sperare che qualche azienda venga a mettere radici in queste lande desolate?

Eppure non ho sentito una sola voce proferir parola su questa faccenda da parte dell’esercito di candidati lucani il lizza in questa strana campagna elettorale….. Tutti hanno la ricetta per cambiare l’Italia in pochi utilizzano parole credibili, nessuno dice, a noi abitanti di una regione che sta morendo, quali azioni concrete si vogliono adottare per farci uscire dall’isolamento.


26 aprile 2011

Il disastro annunciato

Le polemiche susseguenti all’alluvione che ha devastato il metampontino ai primi di marzo sono destinate a durare a lungo. Il Governo centrale vorrebbe far pagare ai lucani i danni di questo disastro mentre nel Veneto, dove hanno dovuto fare i conti con analogo disastro i danni li ha pagati lo Stato. Di sicuro questa faccenda non finisce così. Qui di seguito riporto un intervento di Nicola Bonelli (http://www.fontamara.org/) che di fiumi se ne intende e che con questa nota ci spiega come, secondo lui, stanne le cose:
Chi ha da dire qualcosa alimenti il dibattito.

§§§§§§§§§§

Crollo attuale… e crolli futuri… dei ponti lungo la ss 407 Basentana;

territorio a rischio: per mancata vigilanza ed errata manutenzione.

Il recente crollo del ponte Basentana, avvenuto lo scorso 2 marzo all’altezza di Calciano, veniva da tutti i giornali inserito tra i gravi danni prodotti dal nubifragio e descritto come fatto imprevedibile, addebitabile alla eccezionale piena del Basento. Alcuni internauti di facebook l’hanno invece citato come:

                                                      cronaca di una morte annunciata.

Fortuna ha voluto che, essendo state costruite in tempi diversi, le due carreggiate fossero indipendenti tra loro. Non avendo quindi il crollo dell’una influito sulla stabilità dell’altra, è stato riaperto il traffico almeno su una carreggiata. Ma non è certo, come vedremo in appresso, che in futuro possa risolversi sempre così.

Ho più volte segnalato, nel 1995 e nel 2000, ad ANAS, Regione, Provincia, Prefettura, ecc., che entrambi i viadotti di “Calciano 1” (Cal.1), sito al Km 32, e “Calciano 2” (Cal.2), sito al Km 37, erano in condizioni di rischio: a causa dello scalzamento delle fondazioni di alcuni piloni e la “venuta a giorno” dei relativi pali di fondazione, con foto che ne evidenziavano la situazione.

Pur confondendo fischi per fiaschi sulle cause che l’avevano determinata, anche l’Autorità di bacino evidenziava nel 2003 la stessa situazione sotto il viadotto Cal.1: con foto di plinti scalzati e pali fuori terra.

Va pure detto, comunque, che l’Autorità di bacino è la maggior responsabile della mancata ed errata manutenzione lungo i nostri Sventurati fiumi. Infatti, con un suo recente e cervellotico intervento, ha sprecato 200mila euro ed ha prodotto un maggior disastro, lungo il Basento. in zona Giardini di Grassano,

Tornando ai viadotti, i fenomeni erosivi in alveo sono prevedibili e molto frequenti nei corsi d’acqua a fondo mobile (di sabbia e ghiaia) qual è appunto il Basento. Le cui piene sono, tra l’altro, caratterizzate da forte apporto solido, che proprio nel tratto di Calciano inizia a depositarsi.

Gli accumuli di materiale deviano la corrente e la “costringono” sotto una sola campata. Il restringimento della sezione di deflusso provoca l’aumento di velocità dell’acqua, che a sua volta provoca l’escavazione del fondo alveo: fino a scalzare le fondazioni ed a scoprirne i pali sottostanti.

I pali di fondazione sono fatti per rimanere assolutamente interrati. Quando vengono allo scoperto e sono sottoposti all’azione erosiva dell’acqua e del materiale che essa trasporta, finiscono prima o poi per essere demoliti.

In casi del genere, oltre una doverosa manutenzione del corso d’acqua, gli interventi utili sono le c.d. soglie di fondo (briglie trasversali) studiate in modo che la quota del fondo alveo non scenda sotto una certa soglia, appunto. In alternativa si adotta il c.d. anello autoaffondante: struttura circolare in cemento armato intorno ad ogni plinto. In caso di abbassamento del fondo alveo, l’anello si adatta alla nuova quota e tiene i pali di fondazione sempre al riparo dalla corrente.

Tenere fuori terra i pali di fondazione in un corso d’acqua, è come piazzare della dinamite intorno a loro, collegata ad una miccia a lenta combustione. E’ solo questione di tempo. Quei pali saranno inesorabilmente distrutti, con il conseguente cedimento dell’opera soprastante.

Questo è quanto accaduto al pilone crollato del viadotto di Calciano 2: i tratti di testa dei pali di fondazione (per un’altezza di mt. 1-1,5), esposti per lungo tempo all’azione della corrente, sono stati demoliti. Ripeto: la causa di quel crollo è stato l’effetto demolitore della corrente.

Le fondazioni scalzate ed i pali scoperti sono comparsi sotto entrambi i viadotti, sin dagli anni ottanta. Si sarebbe potuto sin d’allora rimediare in modo definitivo realizzando due soglie di fondo, lunghe da una sponda all’altra, cioè a fronte di tutte le campate: n. 22 di “Cal.1”; n. 14 di “Cal.2”.

Ma nel 1985 l’ANAS realizzò due briglie parziali, a fronte di tre sole campate per ciascun viadotto. Opere che già dopo qualche anno furono aggirate ed abbandonate dalla corrente, a causa degli accumuli di materiale sopra descritti. Da allora in poi il fiume continua a divagare, spostando l’erosione da una campata all’altra.

Mentre il viadotto Cal.2 è rimasto abbandonato al suo destino, dal 1995 in poi, l’ANAS è intervenuta più volte per il Cal.1: non con briglie in alveo ma con opere di consolidamento intorno ai plinti di fondazioni. Con gabbioni, macigni, micropali e tanta improvvisazione, hanno fatto e rifatto interventi, senza mai venire a capo del problema. Interventi che la corrente scombussola, travolge, distrugge e spazza via, e che nel loro insieme si sono rivelati un inutile spreco di risorse.

Al colmo della stravaganza, di recente hanno realizzato delle robuste sovrastrutture in cemento armato che collegano tra loro alcune coppie di plinti delle due carreggiate.

Sembrano fatte apposta per far sì che in caso di cedimento di una carreggiata possa venir giù anche l’altra. Ma che bravi!!!.

Dopo il recente crollo, la Procura della Repubblica di Matera ha avviato un’indagine sulle cause che l’hanno provocato, dando incarico per la perizia tecnica a due professori dell’Università di Basilicata. Sono entrambi laureati in ingegneria. Tengono però a precisare che di mestiere fanno i Ricercatori. Continuano infatti: - a ri-cercare non si sa bene che cosa; - a programmare verifiche tecniche: magari sulla parte residua e interrata dei pali sottostanti la pila crollata. Forse penseranno che il venir meno della parte che manca sia dovu-to a carenze esecutive della parte che resta. (?)

E non è escluso che, dopo 40 anni e passa di uso e collaudo continuato di quei viadotti, la ricerca di costoro arrivi a mettere in dubbio la stabilità dei 70 piloni che li sostengono. Se durante la rimozione della parti crollate, (pali, plinto, pilone e travi) avessero isolato ed esaminato i resti delle testate dei pali, si sarebbero resi conto dell’effetto demolitore della corrente fluviale. Invece si è proceduto, alla rimozione del tutto, senza alcun discernimento. E’ stato come procedere all’autopsia di un cadavere passandolo per il tritacarne.

L’altro problema gravissimo – che assilla quei due viadotti ma viene trascurato dall’ANAS – riguarda la soletta su cui posa il manto stradale. Mentre plinti, piloni e travi presentano uno stato di conservazione tale da garantire altri cento anni di vita, la soletta si presenta in stato di degrado: calcestruzzo deteriorato e ferro scoperto e arrugginito. Urge un intervento di manutenzione straordinaria, altrimenti molti settori sprofonderanno. Così come del resto è già accaduto qualche anno fa ad uno dei settori del viadotto Cal.2.

Concludendo, è auspicabile che L’ANAS vigili con più attenzione sui due viadotti; - che intervenga con giudizio e competenza. Certo, la loro mole richiede alti costi di manutenzione. Ma, evitando crolli e rifacimento di interventi inutili, si può ottenere un notevole risparmio.

E’ sperabile inoltre, da parte dei Governanti regionali: - che destinino maggiori risorse alla conservazione dell’esistente, alla manutenzione delle strade che già abbiamo; - che riducano lo spreco per appalti mangia soldi; - per nuove strade, improvvisate e improbabili, che franano in corso d’opera; - che sono una vergogna della Tecnica. Come ad esempio quel folle pozzo senza fondo chiamato “Cavonica”.

Che rammentino di essere stati eletti per tutelare l’Interesse Generale della comunità, e non per fare da guardiani al Palazzo regionale, e per offrire copertura ad abusi, raggiri e mistificazioni, che vengono perpetrati proprio in quel palazzo.

Che la smettano di offendere la comune intelligenza, addebitando i disastri alluvionali alla Calamità naturale. Anche le pietre sanno che è tutta conseguenza della malagestione regionale: per mancata pulizia degli alvei e nessun riguardo alla loro sezione di deflusso.

Nel martoriato Metapontino, per esempio, il Basento è ormai una boscaglia ed ha una sezione di deflusso ridotta a meno di un terzo di quella necessaria per contenere le sue portate idriche di ritorno annuale. Per questo subisce l’inondazione 2-3 volte all’anno. La sezione di deflusso (ampiezza e capienza dell’alveo) è un parametro tecnico importante per il calcolo della portata idrica. Ed è contemplata dalle regole dell’Idraulica e dalle leggi sui corsi d’acqua.

Ma per alcuni Cialtroni di dirigenti, cui sono affidati i nostri fiumi: “la sezione di deflusso è una stronzata”. Ripudiano ed ostacolano ogni forma di prevenzione -specie se a costo zero come l’attività estrattiva- e perseguono il disastro e la somma urgenza: vi arrivano più risorse e si azzera il controllo. Allegria!!!!

Sono dei Mistificatori, che, per soffocare l’estrazione fluviale, sostengono che il prelievo di inerti fluviali è la causa dell’erosione costiera: una madornale Falsità.

E comunque, in vista di nuovi fondi in arrivo, e prima che si dia corso allo spreco, la domanda nasce spontanea: a cosa sono serviti i 150 milioni di euro finora spesi per “sistemare” il Basento, visto che il povero fiume è ancora tutto da sistemare?.

nicolabonelli@fontamara.org


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permalink | inviato da astronik il 26/4/2011 alle 23:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 luglio 2007

Autovelox

 

Il posizionamento di autovelox trappola sulle strade. Se ne parla da tempo. Anche perché in certi casi si tratta di uno strumento utilizzato per ripianare i bilanci comunali e non certo per tutelare gli automobilisti. Sul noto settimanale free press lucano, Controsenso, se ne parla. Ho provveduto a far pervenire una mia replica che trovate qui di seguito.

_____

A pagina 5 di Controsenso del 7/7/2007 sono pubblicati due articoli sullo stesso argomento, gli autovelox sulle strade lucane. Il tema è molto sentito ed anche le Istituzioni e più di qualche esponente politico se ne sono occupati, se non ricordo male le prefetture di Potenza e Matera hanno elaborato una specie di regolamento per disciplinare la presenze delle odiate macchinette sulle strade della Basilicata.

E’ stato accertato che anche i comuni lucani utilizzano l’autovelox per rimpinguare le asfittiche casse comunali. Il caso segnalato su Controsenso riguarda il Comune di Trivigno, che ha stipulato un accordo con una Società per svolgere il servizio di “vigilanza e prevenzione”, è emblematico. Se proprio gli amministratori del piccolissimo comune lucano tengono tanto all’incolumità dei pochi trivignesi rimasti nel paese avrebbero posizionato l’autovelox lungo le strade del paese e non sulla ben più trafficata superstrada Basentana che attraversa per pochi km il territorio comunale! Quindi l’intento è molto meno nobile di quel che si vuol far credere, altro che prevenzione e controllo!!

Fra l’altro conosco molto bente il tratto di strada, il km 16 della SS 407, dove viene posizionato l’autovelox. E’ un tratto a doppio senso di marcia quasi pianeggiante, quattro corsie con spartitraffico centrale. Il manto stradale, ribitumato di recente è in perfetta efficienza per cui il limite di 70 km/h appare del tutto ingiustificato. Uno scandalo. L’ANAS deve provvedere immediatamente a rivedere quell’assurdo limite in quel tratto di strada.

Sono proprio i limiti imposti dal Codice della Strada che devono essere rivisti. I limiti sono imposti in base alla classificazione ufficiale delle strade e non tengono conto della reale efficienza e percorribilità delle arterie. Appare assurdo, per esempio, rispettare i 90 km/h sulla SS 407 Basentana nei tratti a 4 corsie laddove esiste anche lo spartitraffico centrale. Stessa cosa vale per il nuovo tratto della SS 106 Jonica. In pratica in Basilicata il limite di 130 km/h previsto per le autostrade è valido per i pochi km di autostrada A3 che attraversano la nostra regione (alcuni tratti però sono interessati da lavori e vigono da qualche tempo, giustamente, limitazioni) o per quel tratto di raccordo autostradale, circa 30 km, Potenza - Sicignano. Un po’ poco. Altro che “Basilicata fast” come ha battezzato il nostro Presidente De Filippo la nostra regione! Merci persone percorrono le strade lucane a passo di lumaca!

Appare quindi non più rinviabile la rivisitazione del Codice della Strada e magari ci si decidesse a costruire vie di comunicazione più consone ai bisogni dei lucani anche per uscire dall’atavico isolamento e favorire lo sviluppo.

Per quanto concerne invece l’articolo di Controsenso sull’autovelox posizionato lungo una strada nel Comune di Potenza il discorso è diverso e parlare di “appostamento irregolare” della pattuglia della Polizia Municipale mi pare esagerato. Anche in questo caso conosco benissimo quella strada perché la percorrono almeno quattro volte al giorno. I circa due km di viale dell’UNICEF hanno il limite di 70 km/h, più che adeguato all’arteria e che si percorre comodamente a quella velocità. Anzi in qualche tratto è esagerato se si tiene conto delle numerose buche che costellano il piano stradale. In particolare il tratto che sottopassa il cosiddetto “ponte attrezzato” presenta un pericoloso avvallamento che rischia di provocare incidenti (a quando la riparazione?). Nonostante ciò tanti emuli dei piloti di formula uno percorrono questo tratto di strada a velocità sconsiderata mettendo a repentaglio la loro e l’altrui incolumità. Ben venga quindi il sanzionamento per questi autentici pirati della strada!

Proprio su Viale dell’UNICEF si verifica il maggior numero di incidenti nella città di Potenza, tutti causati dall’eccessiva velocità. Quindi il posizionamento dell’autovelox, in questo caso, è più che giustificato e non esiste, a mio avviso, alcun fine vessatorio da parte del Comune di Potenza.

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