.
Annunci online

astronik
UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


2 maggio 2011

Fenice, le scatole cinesi, una storia lucana che si ripete

Con vero piacere ospito la nota degli amici di “Città plurale” di Matera, l?associazione interviene sulla vicenda del termo distruttore FENICE che continua ad operare nell’area industriale di Melfi nonostante sia stato accertato che da oltre 2 anni al suo interno sia stato accertato l’inquinamento delle falde acquifere con sostanze sicuramente cancerogeni.

Fenice aziona il freno d’emergenza

L’inceneritore Fenice preoccupa la multinazionale EDF ed a prescindere dalle rassicurazioni che da e raccoglie “allegramente” dagli uffici regionali cerca di mettere la carte a posto. E’ il 12 Novembre del 2010 quando Fenice S.P.A. costituisce con 50 mila Euro (il costo di due autovetture di classe media) Fenice Ambiente- SRL. con sede a Rivoli (To) ed iscritta nel registro delle imprese di Torino; la predetta società ha la sua sede operativa presso l’inceneritore.
Alla società, appena costituita, viene assegnato un ramo d’impresa: l’inceneritore di S. Nicola di Melfi. La nascita della scatola cinese serve, una volta fatte le valige, a partire senza pagare pegno.
E’ un copione già visto nelle rinnovabili.
La richiesta VIA (valutazione di impatto ambientale) per le fonti energetiche rinnovabili: fotovoltaico o eolico normalmente è fatta da una Società S.r.L. con poco capitale, la stessa una volta ottenute le autorizzazioni, effettuati gli impianti, percepiti i congrui contributi, decorso un po’ di tempo abbandona le enormi distese di pannelli o le ingombranti pale eoliche -alte spesso più di 100 metri- ed il ripristino ambientale da impianti divenuti obsoleti o non funzionanti, non essendoci risorse sulle quali rivalersi, spetterà alla collettività. Copione classico : privatizzazione degli utili e pubblicizzazione delle perdite.  Altre volte la società richiedente è una S.p.A. di rilevanza nazionale, essa è più credibile e la maggiore affidabilità facilita l’iter delle approvazioni, appena le si ottengono nasce la scatola cinese e la grossa società nazionale o multinazionale passa il testimone ad una sua società S.r.l. con poco capitale.
Fatta questa divagazione, attuale perché è di questi giorni il fatto che gli uffici regionali, sono letteralmente invasi da notevoli richieste di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per le fonti energetiche rinnovabili, riprendiamo il discorso su Fenice.
Secondo un principio sacrosanto negli Stati Uniti ed in Europa chi inquina paga; paga il ripristino dei luoghi.
E’ un principio che prima o poi potrebbe essere applicato anche in Italia ed allora è meglio frazionare il rischio creando la scatola cinese.
E’ di certo una ipotesi molto remota , non a caso Eni continua ad operare in Basilicata, elargisce alla popolazione i fondi colorati delle bottiglie e domani lascerà aree inquinate a perenne ricordo così come è accaduto nella Val Basento nell’area diaframmata.
Il primo atto che fa la novella S.r.l. che gestisce Fenice quale è? Regolarizzare le quantità di rifiuti urbani già incenerito e chiede la VIA per poter lavorare 39 mila tonnellate nel forno a griglia, quello riservato ai rifiuti urbani.
E’ da premettere che già nel rapporto Ispra pubblicato nel 2010 e che fa riferimento ai rifiuti trattati nel 2008, Fenice si evidenzia come aveva trattato 39 mila tonnellate di rifiuti urbani, mentre la sua autorizzazione era di 30 mila. La Regione Basilicata esaminerà una istanza che è semplicemente irricevibile essendo l’inceneritore in regime di prorogatio perché l’ istruttoria di A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) è in corso sin dal lontano 31 Marzo 2006. Sono passati davvero tanti anni. L’inceneritore , dopo oltre dieci anni di esercizio, continua allegramente la fase il rodaggio ed inquina.
Dire che la Basilicata sia terra di colonia è scoprire l’acqua calda.
A Forlì uno studio dell’Isde-Italia, una associazione internazionale di medici per l’ambiente, è stato presentato nello scorso mese di Aprile e parla di analisi fatte sulle uova, sul pollame e sul latte materno. L’oncologa Gentilini, intervistata, parla di valori oltre il doppio di quelli previsti dai limiti di legge in polli allevati a 800 metri dagli inceneritori, la situazione diviene normale solo a venti chilometri; anche per il latte materno, la mamma che abita più in prossimità dell’inceneritore, accumula una quantità più elevata di diossina rispetto alla mamma che abita ad una distanza maggiore. Per il latte materno - dice l’oncologa - non sono previsti valori limiti per ovvi motivi e non già perché la diossina nel latte materno sia innocua. I dettagli delle dichiarazioni rese al giornalista della sede regionale emiliana della Rai sono rintracciabili su Youtube.
Il comitato Diritto alla Salute di Lavello, preoccupato per le insorgenze tumorali nel comune in cui opera e che dista appena 6 chilometri dall’inceneritore scrisse un accorato appello all’assessore Martorano nel Settembre del 2010, la richiesta è rimasta inevasa; stessa misera fine è toccato all’appello rivolto dal Sindaco di Lavello, Annale, nel mese di Novembre dello stesso anno. Anche egli si disse preoccupato per l’aumento dei decessi tumorali nell’area e chiedeva un monitoraggio non già solo ambientale ma clinico ed epidemiologico. L’amministratore locale faceva riferimento a quanto fosse accaduto in Val d’Agri con il progetto “Salute & Ambiente”. Pensava che quanto riportato dalla stampa per l’area del bacino petrolifero fosse più di un progetto.

Associazione CITTA’ PLURALE – Matera


                           

Isola Fenice (Act 4) from olachannel on Vimeo.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. basilicata ambiente fenice melfi lavello salute

permalink | inviato da astronik il 2/5/2011 alle 23:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 gennaio 2011

Polemiche o fuoco amico?


O mi sono perso qualcosa o mi sono rincoglionito del tutto.
Le polemiche attorno al convegno "Salute e Ambiente: quale rapporto?” tenutosi sabato 15 gennaio organizzato dall’Associazione per la Tutela dell'Ambiente e della Salute di Basilicata, non riesco a comprenderle.
C’è stato l’intervento del prof. Masi di UNIBAS, noto studioso intrallazzato con la politica che è favorevole agli inceneritori, c’è stato pure un intervento di tal Sabino Bufo che stasera apprendo essere stato al soldo di ENI una ventina di anni fa, ma ci sono stati anche altri scienziati e studiosi, fra cui un candidato al premio Nobel, che hanno relazionato in maniera eccellente sulle criticità rivenienti dalle estrazioni del petrolio a dalla scellerata gestione del ciclo dei rifiuti. Per non parlare delle relazioni che hanno evidenziato in maniera inconfutabile i danni arrecati sia dallo smaltimento dei rifiuti, dall’incenerimento degli stessi e della catastrofe petrolifera……
Non ho sentito voci favorevoli agli inceneritori o di qualcuno che ha parlato in maniera tollerante circa le estrazioni petrolifere.
Vedo però che ci si schiera in maniera esageratamente critica nei confronti di quel convegno e della sua organizzatrice.
Per come la penso io, sempre ferocemente contrario alle estrazioni petrolifere e contro quelle istituzioni complici dello scempio per il mancato monitoraggio, altrettanto ferocemente contrario all’incenerimento dei rifiuti e da sempre favorevole a tutte le battaglie dei movimenti che lottano per tutelare la nostra cara Basilicata, ai convegni si può tranquillamente andare anche se vi partecipano nostri ipotetici nemici, ci si va per controbattere le tesi di costoro.
Se sbaglio invito tutti coloro che mi conoscono a spiegarmi con tutta la franchezza del caso i motivi per cui sto deragliando.
Per intanto prendiamo atto che ci sono stati interventi di una certa valenza come questi:








Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ambiente rifiuti associazioni convegno

permalink | inviato da astronik il 23/1/2011 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


14 maggio 2010

Tutela ambientale: Matera OK

La cementeria della Italcementi di Matera è uno degli impianti più contestati dagli ambientalisti lucani per l’impatto dei suoi fumi sulle aree circostanti e per il progetto di un ampliamento.

Fa piacere verificare che le perplessità degli amanti della natura e di un sacco di cittadini trovano un primo riscontro in un accordo che se realmente attuato è un primo passo verso quella trasparenza e rispetto dell’ambiente da più parti auspicato e mai attuato.

Bene farebbero ad imitare i materni anche gli amministratori potentini considerato che il capoluogo di regione possiede dentro casa un impianto forse ancora più pericoloso della cementeria materna, mi riferisco alla Ferriera Siderpotenza del Gruppo Pittini.

Comune, Amministrazione Provinciale e dirigenza della fabbrica trovino un’intesa per monitorare l’area circostante le ciminiere, considerato che fino ad oggi a nessuno è stato data a sapere che porcherie eruttano i camini di quell’impianto, si cominci a lavorare per la delocalizzazione coinvolgendo anche il Governo.

Ecco il testo dell’intesa fattomi pervenire dal mio amico Pio Abiusi.

*****

E’ stato sottoscritto questa mattina, durante il corso di una conferenza stampa ed alla presenza delle associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva, il Protocollo d’intesa tra la Provincia di Matera in persona del Presidente dr. Franco Stella, il Comune di Matera in persona del Sindaco Sen. Salvatore Adduce, l’Ente Parco della Murgia Materana, in persona del Presidente dr. Roberto Cifarelli e la Cementeria Italcementi di Matera (MT), loc. Trasanello snc, in persona del Direttore Tecnico di Italcementi ing. Edoardo Giudiceandrea.

Sono intervenuti all’incontro anche l’assessore provinciale Gianni Rondinone e l’assessore alla partecipazione del comune di Matera D.ssa Simonetta Guarini.

Questi il testo del protocollo sottoscritto:

PREMESSO

- Che la cementeria Italcementi ha insediato le proprie attività in località Trasanello in Matera fin dagli anni ’70, aggiornando e ottimizzando l’assetto impiantistico negli anni con particolare attenzione agli aspetti ambientali, fino ad ottenere nel 2003 la certificazione ISO 14001;

- Che la Provincia di Matera, il Comune di Matera e l’Ente Parco ritengono la corretta gestione delle tematiche ambientali fattore indispensabile per lo sviluppo del territorio di propria competenza e che in particolare l’Ente Parco si è dotato di un proprio Sistema di Gestione Ambientale certificato ISO 14001 dal 2005 quale strumento fondamentale per definire e conseguire le proprie finalità istitutive volgendole verso l’obiettivo del miglioramento continuo delle prestazioni ambientali che incidono sul territorio, a tutela, conservazione e ripristino del patrimonio naturale e archeologico-storico-culturale;

- Che l’area su cui insiste l’impianto della Italcementi di Matera, pur se esterna all’area del Parco della Murgia Materana ai sensi della L.R. n.11/1990 istitutiva dello stesso, è particolarmente importante dal punto di vista paesaggistico, storico, archeologico e ambientale in quanto esso ricade in area SIC/ZPS come definita dalla Unione Europea;

- Che Provincia di Matera, Comune di Matera, Ente Parco e Italcementi di Matera hanno avviato un dialogo finalizzato alla completa trasparenza circa le attuali attività industriali in essere e alla ricerca delle massime garanzie di integrazione delle stesse nel quadro territoriale esistente e futuro;

- Che Italcementi ha in essere per il sito produttivo di Matera un intervento di ammodernamento (revamping) finalizzato all’adeguamento alle migliori tecnologie disponibili per la produzione di cemento e l’ottenimento di prestazioni ambientali di eccellenza;

- Che per tale intervento Italcementi ha ottenuto tutti gli assentimenti richiesti agli enti preposti, tra cui l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) nel maggio 2007 da parte della Giunta Regionale di Basilicata, nonché il Permesso di Costruire nel giugno 2007 da parte del Comune di Matera;

TANTO PREMESSO

in attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile da tempo adottate da Italcementi, in linea con il “Patto per la tutela dell’Ambiente” siglato nel luglio 2009 dalla stessa Italcementi e dal Ministero dell’Ambiente e in correlazione alle attività già avviate alla data di sottoscrizione del presente protocollo inerenti il progetto di revamping dell’impianto,

SI CONCORDA QUANTO SEGUE

1) di istituire tra i sottoscrittori del Protocollo un Tavolo Tecnico-Scientifico periodico finalizzato alla valutazione nel tempo dell'attuazione della presente intesa e delle prestazioni ambientali della cementeria, allargato in funzione dei temi trattati ai rappresentanti degli Enti di controllo (ASM e ARPAB), delle organizzazioni sindacali e delle associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva. Il tavolo tecnico potrà proporre la revisione, l’integrazione o l’aggiornamento del protocollo d’intesa;

2) di rendere pubblici tramite i siti web degli Enti sottoscrittori della presente intesa al fine della trasparenza, i dati riguardati il monitoraggio in continuo delle emissioni del forno di cottura della cementeria;

3) di istituire d’intesa con gli Enti preposti ed a cura della Italcementi presso il CEA di Murgia Timone una stazione per la misurazione in continuo degli effetti a distanza delle emissioni, per la misurazione dei depositi “a terra” e per la verifica delle matrici alimentari. Le rilevazioni, il trattamento e la elaborazione dei dati, su indicazione del Tavolo Tecnico sarà affidata ad un organismo “terzo” con onere della gestione a carico della Italcementi;

4) di condividere iniziative finalizzate all'eventuale ulteriore ottimizzazione del contenimento, di emissioni, rumore, consumi idrici ed energetici e per l'utilizzo di combustibili maggiormente “sostenibili” e compatibili con le performance produttive dell’impianto Italcementi

5) di verificare la possibilità e la fattibilità di una maggiore armonizzazione architettonica della nuova linea produttiva nell'esistente struttura al fine di ridurne l'impatto visivo, senza che ciò debba comportare varianti edilizie;

6) di verificare l'attuazione del piano progressivo di eliminazione dei modesti quantitativi ancora rimasti di manufatti in cemento-amianto presso l'impianto Italcementi, pure in buono stato di conservazione e già costantemente monitorati;

7) di esaminare preventivamente gli interventi di ripristino ambientale delle cave in coltivazione, da autorizzarsi a cura degli Enti preposti, al fine di avviare un opportuno processo di rinaturalizzazione dei siti con specie vegetali autoctone;

8) di convenire che l'impianto della società Calcestruzzi SpA ubicato in via San Vito venga delocalizzato a cura di Italcementi o sua controllata in altro sito valutando prioritariamente la possibilità del sito di località Venusio di proprietà della stessa Italcementi, previo ottenimento dei necessari assentimenti.

A delocalizzazione avvenuta, Italcementi si impegna, anche per conto della sua controllata Calcestruzzi SpA, a far trasferire all'Ente Parco ovvero al Comune di Matera i diritti ora in capo alla Calcestruzzi SpA relativi all'attuale sito di via San Vito; a tal fine l’Ente Parco o il Comune dovranno manifestare l’interesse all’acquisizione di tali diritti entro 1 anno dalla delocalizzazione;

9) le parti si impegnano a cooperare e partecipare a progetti di protezione della biodiversità e di promozione culturale;

10) Italcementi si adopererà per l'attuazione di progetti a salvaguardia dei siti archeologici ricadenti nelle aree di proprietà degli impianti di Matera; tali interventi dovranno essere effettuati di concerto con l’Ente Parco ed il Comune di Matera e con il coinvolgimento degli altri soggetti istituzionali pubblici;

11) La Provincia , il Comune di Matera e l’Ente Parco si impegnano, nell’ambito degli obiettivi del presente protocollo, a compiere le attività di loro competenza in tempi ragionevoli , in particolare con riferimento all’istituzione ed operatività del Tavolo Tecnico- Scientifico ed alle procedure di rilascio di eventuali e necessari assentimenti;

12) La durata del presente protocollo è di cinque anni dalla data di sottoscrizione dello stesso. Eventuali modifiche, integrazioni e revisioni del presente protocollo dovranno mantenere la stessa forma scritta;

13) Il presente protocollo sarà sottoposto a ratifica delle amministrazioni pubbliche sottoscriventi dai rispettivi organismi deputati.

Matera, 7 maggio 2010

Provincia di Matera Comune di Matera

Il Presidente Il Sindaco

Dr. Franco Stella Sen. Salvatore Adduce

Ente Parco della Murgia Materana Italcementi S.p.A.

Il Presidente Il Direttore

Dr. Roberto Cifarelli Ing. Edoardo Giudiceandrea



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ambiente cementeria tutela monitoraggi

permalink | inviato da astronik il 14/5/2010 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 gennaio 2010

Il fuoco di sbarramento

Il 22 novembre dell’anno scorso pubblicai un post (eccolo qui) in cui mi lamentavo per la scarsa o forse è meglio dire “inesistente” sensibilità dei nostri amministratori regionali nel dare risposte ai cittadini che educatamente chiedono informazioni che hanno attinenza con un aspetto importante qual’è la tutela dell’ambiente e della salute. Una risposta alle mie domande alla fine l’ho avuta, ma solo dietro tante insistenze del Difensore Civico Regionale da me più volte sollecitato ad intervenire. Solo che la risposta non era una risposta ma un rimpallo di responsabilità. Ditemi voi se sta è una risposta:

In riferimento alle note di codesto Difensore Civico relative alla segnalazione in oggetto, si fa presente che la responsabilità dei dati pubblicati sui siti web dell'Arpab e dell'Agrobios Spa è in capo ai soggetti titolari di tali siti e che questo Ufficio non ha alcuna competenza in merito alla validazione di tali dati.Si fa presente altresì che la competenza in merito al controllo delle modalità di esercizio delle attività industriali e della rispondenza dei dati di monitoraggio ambientale rilevati dalle stesse aziende in ottemperanza alle prescrizioni poste nel1e autorizzazioni per le missioni in atmosfera rilasciate da questo Ufficio, ai sensi del D.Lgs. n.75212006(e s.m.i.) - parte V, è in capo all'Amministrazione Provinciale territorialmente interessata.”

Ponzio Pilato non avrebbe saputo fare di meglio. Io butto a terra bastoni e loro rispondono spade. Il Dipartimento Ambiente della nostra Regione invece di spiegare a me ed ai lucani tutti perché nei mesi di giugno e luglio 2009 nella zona Industriale di Viggiano i valori di Biossido di Azoto (NO2), sono stati palesemente fuori norma e per un numero superiore di giorni previsti da una Legge, risponde che per queste cose è competente la Provincia di Potenza. Ai responsabili del Dipartimento Ambiente avevo semplicemente chiesto di fare chiarezza sul fatto che nella stessa area e negli stessi giorni la centralina dell’ARPAB ha restituito dati del tutto diversi e tutti nella norma in palese contrasto con quanto certificato da AGROBIOS. I miei dubbi sono stati ripresi da alcuni politici e sono stati fatti interventi sulla stampa per chiedere chiarezza. Fino ad oggi non riusciamo a sapere se AGROBIOS ha preso una cantonata o se gli abitanti di Viggiano e dintorni hanno effettivamente respirato aria avvelenata. Due Enti che fanno lo stesso tipo di monitoraggio, entrambi finanziati dalla Regione Basilicata che dicono cose completamente diverse e nessun amministratore che sente il dovere di intervenire….. Mah….
La mia richiesta di chiarezza si somma ad altre richieste ma il problema dei monitoraggi ambientali sono un argomento molto dibattuto sui media lucani. Ancora non è stata fatta chiarezza sul grave inquinamento causato dall’inceneritore Fenice, i veleni nell’area industriale di Tito Scalo sono ancora lì in attesa di bonifica, c’è da chiarire una volta per tutte la faccenda della presenza del Bario e del Boro negli invasi lucani. Insomma il dibattito è aperto da tempo e in questo dibattito si inserisce un eccellente intervento del mio amico Pio Abiusi che con l’intervento che riporto integralmente qui sotto, riassume in maniera magistrale lo stato dell’arte.

Il fuoco di sbarramento occorre saperlo usare.

Le linee di difesa vengono coperte, in caso di attacco nemico,dal fuoco di sbarramento. Occorre, però, ben indirizzarlo altrimenti se il fuoco è impreciso si producono danni tra le forze amiche e di qui le vittime da fuoco amico, che sono ricorrenti. Mi sembra di rivedere questa scena in quanto è accaduto nei giorni scorsi circa il livello di inquinamento delle acque di alcuni invasi lucani e dal dibattito che si è sviluppato sulla bontà delle stesse a fini potabili.
Il segretario di un partito politico ha inteso evidenziare , leggendo dai dati Arpab, certi valori e tra questi è emersa la presenza di Bario , Boro e Coliformi fecali.
Ha evidenziato, cioè, qualcosa che, volendo, era già pubblico.
Siccome c’è la scadenza elettorale , dire il solito “ è tutto a posto” questa volta è stato amplificato.
Si è mosso l’assessorato all’ambiente e l’Arpab per negare quello che era stato scritto da loro.
Per la Regione vale la proprietà transitiva in merito all’Arpab.
Il chiasso è stato tale e la credibilità degli interlocutori bassa che si è ingenerata nell’opinione pubblica un forte sospetto.
Sono dovuti intervenire i “ Nostri”, in questo caso AL ( Acquedotto Lucano) a dimostrare e certificare come l’acqua che arriva ai rubinetti delle nostre case è potabile e non vi sono rischi alcuni.
Cosa che nessuno aveva, in realtà, mai messo in discussione.
L’ente erogatore del servizio idrico è credibile non fosse altro perché proviene dal più grosso ente di gestione delle acque europeo ed ha una consolidata tradizione a trattarle così da far scolorire la figura del fontaniere al quale, in alcuni comuni, si era abituati e che garantiva con una pacca sulla spalla.
All’atto delle logiche puntualizzazioni, successive, siccome l’Arpab è notoriamente screditato si è ipotizzato la possibilità di ulteriori analisi ed allora si è andati a scomodare due volenterosi professori universitari che con ampolle ed alambicchi hanno svolto la figura del suddetto fontaniere.
Siamo al pressapochismo più spinto.
La certificazione di certe analisi deve avvenire e non può essere altrimenti attraverso laboratori accreditati , cosa che l’Arpab non è questo è, purtroppo, risaputo.
E’ noto , infatti, che alcune industrie tenute al rispetto della “Seveso 2” e che devono autocertificare si rivolgono all’Arpab per una questione di gentlemen’s agreement ma non mancano di commissionare analisi ai laboratori privati accreditati.
Era questo, se ho ben capito, l’oggetto del contendere: sciocco fuoco amico che ha colpito le nostre linee.
I problema reale è quel Bario, quel Boro ed in misura molto minore quei Coliformi Fecali.
I coliformi fecali non sono un problema perché ci sono in quanto il nostro sistema di depurazione è “piuttosto” carente e questo per ammissione dello stesso direttore generale dell’AATO Basilicata resa in una intervista ad un quotidiano locale.
Sono previsti, infatti, con i POR 2007/2013 interventi che speriamo risolutivi.
Il problema è rappresentato invece dal Bario ed dal Boro.
Il primo non esiste in natura, è pericoloso e viene utilizzato diffusamente nei pozzi di petrolio per appesantire i fluidi di trivellazione..
Il secondo non si trova libero in natura e riviene anche esso dall’attività di perforazione come evidenzia la relazione del comune di Noto sull’ impatto ambientale per trivellazioni Panther Eureka.
In essa si riferisce come nel NW del Kazakistan le acque sotterranee nella zona degli sfruttamenti di petrolio e di gas mostrano valori di boro da 4 a 10 volte oltre il valore ammissibile.
Vi è infatti una sorgente “Acqua dell’Abete” che è tributaria della Camastra sequestrata dalla Magistratura nel novembre del 2008 perché inquinata ed è a valle del pozzo di Cerro Falcone 2 in agro di Calvello;. a onore di trasparenza di tutto quanto non si è saputo più nulla.

Ricordate di certo la nota vicenda di Chernobyl.
Ora sono queste le risposte che la gente si aspetta. e non già i suggestivi alambicchi dei volenterosi professori universitari. Chi non ricorda quel simpatico filmato realizzato, a suo tempo, da QuiMateraLibera in occasione del convegno organizzato dai Lions di Matera in materia di inceneritori ed affini e della intervista, a margine, al Prof. Lancia della Federico II di Napoli e promotore ufficiale dei termovalorizzatori?
Nell’affollatissimo ed interessante incontro dibattito organizzato l’8 gennaio a Val d’Agri dal WWF Basilicata è emerso, ma la cosa era nota, che la rete completa di monitoraggio a spese dell’Eni non è stata realizzata.
La Regione Basilicata avrebbe dovuto gestire così ,come prevedeva l’accordo di programma vecchio ormai di 12 anni, la predetta ed inesistente rete. Anche la eventuale connessione tra l’aumento delle malattie respiratorie, circolatorie e tumorali in Valle e le attività connesse a quelle petrolifere, è del tutto sconosciuta. Abbiamo avuto una esperienza negativa in Val D’Agri fatta di latitanza , adesso stiamo cercando di porre rimedio. Facciamo lo stesso errore nell’area Camastra - Alto Sauro? Siamo in questa ultima circostanza in situazione di  maggior pericolo perché andiamo ad intaccare direttamente le falde acquifere.
L’esperienza passata non è servita a nulla?

Pio Abiusi


22 novembre 2009

Trasparenza ed informazione sul monitoraggio ambientale




Da cittadino di questa stupenda terra ho il diritto di essere informato sulle faccende che possono interferire con la preservazione e la tutela del nostro ambiente e con la salute dei lucani. Mi riferisco al monitoraggio ambientale che dovrebbe, mai come di questi tempi il condizionale è d’obbligo, essere serio ed efficiente, purtroppo alcune vicende, ultima solo in ordine di tempo, quella del termodistruttore Fenice, lasciano dubbi inquietanti sulle modalità con cui si tiene sotto osservazione il territorio.
Vengo subito al nodo della questione. Seguo quotidianamente il bollettino dell’ARPAB per aggiornare un database che la OLA mette a disposizione dei visitatori del proprio sito internet.
In linea di massima i dati pubblicati non destano preoccupazione, ogni tanto però vengono resi noti dati che andrebbero accompagnati da una nota di spiegazione. Anche se, oggettivamente, sulla qualità e quantità dei monitoraggi ci sono da approfondire molte questioni. Me ne occuperò a breve.
Considerato che nell’area di estrazione del petrolio, oltre alla rete di monitoraggio della stessa ENI, i cui dati vanno presi con il beneficio d’inventario in ossequio al detto popolare che ci dice che difficilmente l’oste parla male del proprio vino, esiste una sovrapposizione di monitoraggi in quanto oltre all’ARPAB è Metapontum AGROBIOS a gestire una rete di monitoraggio (una postazione fissa ed una mobile) e che in un caso i dati riferiti ad una stessa area sono nettamente contrastanti.
Questa estate, avendo verificato disparità di dati riferiti al monitoraggio di Biossido di Azoto (NO2), ho chiesto spiegazioni sia ad ARPAB che ad AGROBIOS senza ricevere alcuna risposta, ho interpellato allora l’Assessorato Regionale all’Ambiente ma anche da Viale Verrastro solo silenzi. Nenche una lettera aperta ripresa dalla stampa è servita a ricevere un riscontro. Alla faccia della trasparenza e della comunicazione istituzionale!!
Ho preso, come si dice, carta e penna e mi sono rivolto al Difensore Civico Regionale che con tempestività mi informava in data 23 ottobre 2009 di aver sollecitato le risposte ai due Enti sub regionali responsabili del monitoraggio, in attesa delle risposte mi corre l’obbligo di specificare che i dati pubblicati, pur con molto ritardo sul sito internet di AGROBIOS, sono molto inquietanti determinando una situazione che desta preoccupazione, con ben 12 giorni con valori oltre i 200 µg/mc con un picco di 302 il giorno 17 luglio, in alcuni giorni i 200 µg/mc (valore limite fissato dalla normativa in vigore) sono stati superati per 12 ore consecutive. Nel mese di giugno i giorni di superamento erano stati 13 mentre i monitoraggi effettuati dall’ARPAB dal 10 al 31 luglio, come si evince dai dati pubblicati sul proprio sito internet: (http://www.arpab.it/aria/valdagri2.asp?id=vig4) non emergono valori NO2 preoccupanti, nei 21 giorni monitorati il valore più elevato registrato è stato di 27 µg/mc.
E’ utile sapere che lo Stato ha fissato, con il DM 60/2002, precisi limiti oltre i quali si debbono prendere provvedimenti, nel caso di cui trattasi uno di questi limiti, (il valore della media oraria di NO2 non deve superare i 200 µgr/mc per 18 giorni in un anno) è stato sicuramente superato in quanto, in base ai dati forniti da AGROBIOS, i giorni fuorilegge sono 25 (in soli due mesi!!!).
In attesa che l’Assessorato all’Ambiente della Regione Basilicata fornisca le doverose spiegazioni mi sono imbattuto in un altro caso di elevatissimo valore, questa volta, il Biossido di Zolfo (SO2) nella concentrazione massima di 450 µg/mc in un ora (il massimo tollerabile è di 350), rilevata a Viggiano il 19 novembre scorso. Tale valore, pur se temporaneo, è di molte volte superiore ai valori che si registrano quotidianamente nell’area di Viggiano che pur presenta valori medi più elevati delle altre località monitorate per la presenza del Centro Oli dell’ENI. Sarebbe opportuno, in questi casi, che le autorità preposte, diano una spiegazione alle persone che vivono nelle località interessate dalle “anomale” emissioni. Ed invece le “istituzioni” tacciono……..

sfoglia     aprile        giugno
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
OLA
BASKET LUCANO
POLITICA
LA CITTA' DI POTENZA
SPORT LUCANO
SPORT... IN GENERE
BASILICATA
AMBIENTE
TRASTULLO

VAI A VEDERE

SOLOLIBERALANIMA
CIRCOLO ANGILLA VECCHIA
ENZO FIERRO BLOG
MELANDROWEB
IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
GAZZETTA DEL MEZZOGIONO
Libera cittadinanza
Liberi da OGM
DISINFORMAZIONE
IL MIO TG
FEDERBASKET BASILICATA
BASILICATANET
SOCIETA' CIVILE
PEPPINO IMPASTATO
CORRIERE DELLA SERA
REPUBBLICA
COMUNE DI POTENZA
ITALIA NOSTRA
ARTICOLO 21
TELEVIDEO RAI
ANSA BASILICATA
ECOAGE
APT BASILICATA
ARPAB
VISITA LA LUCANIA
UNIVERSITA' DI BASILICATA


 
Astronik Antonio Nicastro
Crea il tuo badge

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CERCA