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UN LUCANO DOC - Dialoghi e immagini da una terra antica che non vuole morire.


Diario


6 gennaio 2009

Petrolio, prima la salute e l'ambiente


“Gir e vot”, come si usa dire dalle nostre parti, in Basilicata, il petrolio è sempre al centro dei dibattiti, e delle polemiche. Se ne occupa la magistratura con il “Totalgate”, se ne parla in tutti i comuni interessati da nuove richieste di sondaggi, ne parlano alcune associazioni ambientaliste (non tutte, chissà perché), è oggetto di un vivace dibattito politico che investe tutti partiti e movimenti della Basilicata.
Ovviamente non tutte le valutazioni sono concordi, ci sono, diciamo così, due correnti di pensiero, una sostiene che dal petrolio si possono avere benefici per le popolazioni interessate dalle estrazioni e l’altra che sostiene esattamente il contrario e che privilegia la salvaguardia dell’ambiente e della salute. Alla prima categoria appartengono i politici lucani che hanno sottoscritto gli accordi, oltre 10 anni fa con l’ENI e di recente con Total. Dopo 10 anni di estrazioni e di devastazione dell’ambiente si cominciano a tirare le somme. E qui la matematica diventa un’opinione.
Con le royalties del petrolio, il 7% del valore del petrolio estratto, divise in percentuali diverse fra comuni dell’area petrolifera e Regione, si è provveduto ad abbellire e riqualificare molti paesini, si è fatto qualche bando per distribuire in maniera diversa i fondi, si è fatto uno sconto sulla bolletta del gas ai lucani, ma lo sviluppo, quello paventato dall’ENI, non c’è stato. E’ sotto gli occhi di tutti la spaventosa crisi che da qualche anno sta annientando la Basilicata, disoccupazione, emigrazione e povertà sono le parole più utilizzate per descrivere una regione che sta morendo.  Ma la cosa più scandalosa è che per far arricchire l’ENI la Regione ha trascurato di far rispettare parte degli accordi sottoscritti nel 1998, fra cui la costruzione di una rete di monitoraggio ambientale ed uno screening sanitario per le popolazioni a contatto con i pozzi e con il centro oli di Viggiano. Per 10 anni nessun politico (ne di maggioranza ne di opposizione) o funzionario della Regione Basilicata, ha preteso di far rispettare la parte più significativa degli accordi. 
A sentire quelli dell’Assessorato all’Ambiente della Regione è tutto sotto controllo, i dati delle centraline dell’ARPAB e dell’AGROBIOS e di quelli delle fantomatiche stazioni di rilevamento della stessa ENI, sono sempre perfettamente nella norma. Solo che ci si dimentica di spiegare ai lucani ed ai valligiani che monitorare solo Monossido di Carbonio (CO), Biossido di Azoto (NO2) Biossido di Zolfo (SO2), Polveri sottili (PM10), e Ozono (O3) non è corretto, ben altri sono gli elementi che possono causare danni, anche seri, all’ambiente ed alla salute.
Proprio per illustrare meglio ai lucani gli effetti derivanti dall’estrazione e dal trattamento del petrolio si è svolto il 3 gennaio scorso un interessante convegno organizzato da NO OIL POTENZA a Villadagri a cui hanno dato adesioni alcune, le più battagliere, associazioni ambientaliste. Il convegno aveva un relatore d’eccezione, la prof. Maria Rita D’Orsogna, di origine abruzzese e che insegna presso la prestigiosa California State University at Northridge di Los Angeles negli Stati Uniti. La prof. D’Orsogna è una delle più fiere oppositrici alla costruzione di un Centro Oli da parte dell’ENI nella “sua” Ortona, in Abruzzo, conscia com’è del grave danno che esso arrecherebbe alle popolazioni di quell’incantevole pezzo d’Italia. Non è un caso se spesso utilizza l’esempio di Viggiano per scoraggiare i politici abruzzesi ad autorizzare la costruzione del Centro Oli.
In questa nota voglio evidenziare l’impegno di Maria Rita a favore di una corretta informazione circa i “fenomeni collaterali” legati all’estrazione del petrolio, notizie ed approfondimenti che difficilmente si possono reperire informandosi sui normali canali mediatici. Cerchiamo di capire meglio quanto fin’ora ci è stato tenuto nascosto, informiamoci da una fonte sicura ed autorevole, con nozioni di assoluta valenza scientifica.
Parliamo del famoso idrogeno solforato (H2S), il sotto-prodotto principale dell’opera di idro-desulfurizzazione del petrolio che da noi in Basilicata viene monitorato saltuariamente e che può avere effetti devastanti sulla salute. L’ H2S, classificato, ad alte concentrazioni, come veleno, a basse dosi può causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe essere collegato ad una maggiore ricorrenza di aborti spontanei nelle donne. Ovviamente non è solo l’idrogeno solforato l’unico agente inquinante da tenere sotto controllo, altri inquinanti (Composti organici volatili, Idrocarburi policiclici aromatici, Benzene, Toluene, Xylene, Nitrati, Ethylbenzene) sarebbero da monitorare opportunamente.
Tutte le operazioni di trattamento dei prodotti petroliferi, a qualsiasi livello, hanno la possibilità di emettere quantità più o meno abbondanti di idrogeno solforato, sia sottoforma di disastri accidentali, sia sottoforma di un continuo rilascio nell’ambiente, durante le fasi di estrazione, stoccaggio, lavorazione e trasporto del petrolio. Anche durante le varie fasi di de-sulfurizazione ci sono forti possibilità di perdite di H2S a causa di inevitabili logorii e corrosione. I contenitori di stoccaggio possono inoltre rilasciare H2S a causa di normale volatilizzazione, a causa di cambiamenti di volume dovuti al modificarsi della temperatura fra il giorno e la notte, o durante le operazioni di riempimento. Conviene non addentrasi in ulteriori approfondimenti che richiedono elevate conoscenze di fisica e chimica. Ma basta a capire che l’idrogeno solforato è molto pericoloso per l’uomo (ma anche per gli animali e le piante) perché mette in evidenza il possibile ruolo come insulto ambientale che, data una predisposizione genetica, può causare instabilità del genoma o mutazioni caratteristiche del cancro colorettale.





Ebbene ai lucani è stato negato il diritto di sapere quanto di questo elemento pericolosissimo è stato immesso in atmosfera! Pochi, si parla di 3 – 4, monitoraggi all’anno e nessuna informazione per le popolazioni. Vi pare giusto? E’ onesto, signori amministratori regionali, trattare in questo modo i vostri corregionali? 
Qualcuno potrebbe obiettare, vabbuò, il pericolo c’è ma è difficile che succeda qualcosa, sicuramente si saranno adottate tante precauzioni. Infatti nonostante le “tante” rassicurazioni gli incidenti ci sono stati, mica pochi. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) ne ha catalogati alcuni, ma nessuno può giurare che non ce ne siano stati altri, vista la carenza dei monitoraggi. Ecco una sintetica elencazione degli incidenti:

  • Gennaio 2001: Alcuni cittadini di Viggiano che abitano nelle vicinanze del Pozzo "Monte Alpi 1 Ovest" riferiscono che a Gennaio del 2001 sono stati spettatori di un incidente al suddetto pozzo.
  • 17 Marzo 2002: Dalle condotte del centro oli di Viggiano, secondo ENI per errore, vengono scaricati nella notte, mentre imperversava un forte temporale, 3.000 litri di greggio. I quantitativi di greggio per le Associazioni Ambientaliste sarebbero stati migliaia di litri (in proposito esiste una voluminosa documentazione fotografica).
  • 4 Ottobre 2002: Avviene un grave incidente all’impianto di desolforizzazione del Centro Oli di Viggiano. Il presidente della Regione Basilicata firma un ordinanza di sospensione dell’attività del Centro Oli. Sono stati immessi nell’atmosfera notevolissimi quantitativi di gas inquinanti e persino mortali. Poche le informazioni diramate dal TG3 regionale che il giorno 6 ottobre usa toni tranquillizzanti, nonostante la vicenda sia gravissima ed ancora oggi rimasta oscura.
  • 6 Giugno 2002: Nei pressi di Grumento Nova salta la valvola del condotto del pozzo "Monte Alpi 1 Est" Si ha notizia dell’ incidente solo due giorni dopo, il giorno 8 Giugno 2002. Secondo fonti ENI sarebbero stati 500 i litri di greggio nebulizzati. Per le Associazioni Ambientaliste le quantità sarebbero maggiori.
  • 21.11.2008: Nuovo incidente L’episodio viene “bollato” da ENI come normale funzionamento dell’impianto, ma deve lasciare invece molto preoccupati. Infatti, gli abitanti del posto riferiscono di un forte boato, fiamme alte fino a 40 metri, olio nebulizzato e gas sprigionatosi per diverso tempo dalle torce dell’impianto del Centro Oli di Viggiano.

Non solo incidenti nel centro oli, altri incidenti hanno arrecato gravi danni all’ambiente e alle strade percorse dalle centinaia di autobotti che trasportano il greggio.

  • 29.11.1996: sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano, una autocisterna sfonda la barriera di protezione del viadotto Perolla e precipita in fondo alla scarpata sottostante esplodendo. Il calore delle fiamme danneggia il viadotto della carreggiata nord, che viene prima chiuso al traffico e poi demolito: sarà ricostruito e riaperto al traffico il 3 giugno 1998.
  • 18.9.1999: Il Gruppo di minoranza al Comune di Viggiano denuncia possibili cedimenti della “camiciatura” del pozzo di reinezione “Costa Molina 2” che non garantirebbe l’impermeabilità e la tenuta con pericolo di inquinamento delle falde idriche.
  • 21 Gennaio 2000: Collisione tra due cisterne,n perdite consistenti di petrolio (circa 27.000 litri secondo dati ENI) che cosi si riversava sul sottostante terreno. Ciò è avvenuto in località San Martino a Viggiano.
  • 25 Febbraio 2000: Una cisterna perde 200 litri di greggio nei pressi di Calvello che finisce nel torrente "La Terra" che confluisce nel lago della Camastra. L'invaso serve le condotte idriche della città di Potenza e di altre decine di comuni della provincia.
  • 29 Febbraio 2000: A Sant'Arcangelo un'autobotte piena di petrolio cade da un viadotto e si riversano 30.000 litri di greggio vicino il corso del fiume Agri.
  • Febbraio 2000: Il pozzo “Pisticci 9” in Val Basento viene sequestrato dalla Magistratura per presunte violazioni ambientali. Vi sarebbero stati versati liquidi pericolosi e rifiuti tossico-nocivi.
  • 12 Settembre 2000: Sulla statale 92, nei pressi di Anzi, un'autobotte si ribalta in una scarpata. Vengono riversati sul suolo circa 32.000 litri di greggio.
  • 16 Settembre 2000: Un'autocisterna esce di strada sulla statale 598 "Fondovalle dell'Agri" nei pressi di Grumento Nova. Questa volta, fortunatamente, l'autocisterna era vuota.
  • 4 maggio 2004: Alle ore 19,00 in agro di Abriola, c.da Ponte Marsicano un autobotte per il trasporto del greggio finisce fuori della sede stradale riversando un enorme quantità di greggio sui terreni di un azienda agricola.
  • 2 Ottobre 2007: Un'autocisterna si ribalta mentre stava percorrendo la provinciale 54 tra Viggiano e Laurenzana diretta a Taranto. Per un guasto al sistema frenante, il mezzo blocca la sua corsa contro una casa di campagna.

Ma torniamo a parlare dei presunti “vantaggi” per i lucani. La famigerata questione delle royalties. Non è vero, come da sempre sostenuto da che ha firmato gli accordi, che il 7% concesso ai lucani era il massimo si potesse ottenere. Come sono ricompensate le popolazioni in altre nazioni dove si estrae il petrolio? Giudicate voi: Libia 85% Indonesia 83% Russia 80% Norvegia 80% Alaska 60% Venezuela 85% UK 50% Canada 50%. Ai comuni lucani dell’area petrolifera vanno lo 0,6 %. 
Altro dubbio. Perchè si è consentito estrarre il petrolio in un’area dove la popolazione è a diretto contatto con le trivelle? In un parco ove esistono vincoli per la preservazione della natura? Come ci si comporta altrove? Vediamolo. USA: Divieto di trivellare parchi, grandi laghi, a 160 chilometri dalla costa e sull’85% del territorio. NORVEGIA: divieto di trivellare a50 chilometri dalla costa.
Mi fermo qui perché ci sarebbe molto altro da aggiungere. Per ulteriori approfondimenti consiglio di consultare:
il blog di Maria Rita D’Orsogna http://www.dorsogna.blogspot.com/
il blog di Viler Ola http://vilerola.blogspot.com/
























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