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Diario
24 gennaio 2012
Lavoro-Somministrati INPS. Quanto devono ancora attendere questi lavoratori?
Torno ad ospitare con piacere un intervento del mio amico Francesco Sodo, l’argomento del suo intervento riguarda il lavoro, il lavoro precario che continua a fare danni ai nostri giovani.
E’ ormai nota la vicenda dei 1800 ex somministrati INPS di tutt’Italia che da marzo 2011 sono stati mandati a casa col decreto “taglia spesa” dell’ex-ministro Brunetta. Giusto per citare alcune cifre: dei 1800 interinali, 22 hanno prestato attività lavorativa nelle sedi lucane di Potenza e Matera, circa 40 nella sede provinciale di Taranto. Per questi lavoratori che dal 31 marzo 2011 non gli sono più stati rinnovati i contratti, dopo un periodo iniziale di frastuono mediatico sindacato-politico la vicenda sembra essere dimenticata (chiaramente non risolta). Una speranza con l’anno nuovo sembra esserci. Nell’incontro di gennaio fra CGIL e Ministro Griffi si è parlato di occupazione, riavvio della stabilizzazione dei precari e ripresa di un percorso di assunzione qualificata di giovani. Questo è quanto si apprende da un comunicato stampa CGIL dai segretari Rossana Dettori, Mimmo Pantaleo e il segretario confederale Nicola Nicolisi. Dobbiamo crederci? Perché no? Staremo a vedere se e come verranno stabilizzati i precari quest’anno. Il governo Berlusconi, spiega Ernesto D’Eri, segretario aziendale CGIL della sede provinciale INPS di Taranto, con i tagli in ogni settore ha smantellato lo stato sociale. In particolare con i tagli al pubblico impiego ha provocato non poche ripercussioni all’ INPS. Con il mancato rinnovo contrattuale di questi lavoratori senza l’espletamento di nuove assunzioni, i dipendenti INPS si sono visti aumentare la mole di lavoro sia in termini di consulenza al pubblico che di lavorazione dei prodotti. Il precedente governo, tra l’altro ha commesso un altro errore: l’esternalizzazione dei programmi dell’istituto INPS pensando di risparmiare e migliorare la qualità ottenendo invece l’esatto contrario. I finanziamenti economici spesi per pagare queste aziende esterne non potevano essere dirottati per indire nuovi concorsi per stabilizzare e specializzare i precari? Ovviamente questo è solo un fattore che sommato ad altre scelte dell’ex-governo ha contribuito a far si che gli ex somministrati INPS da marzo 2011 sono rimasti senza lavoro. Speriamo che i sindacati non dimentichino questi lavoratori, (come ha detto la F.P-CGIL) e si occupino del loro reintegro almeno fino all’espletamento di nuovi concorsi per la piena assunzione. Intanto auguriamoci che questi giovani lavoratori lucani, tarantini e non solo, che per circa due anni hanno dato il loro contributo ai nostri Istituti di previdenza sociale, non debbano attendere ancora a lungo.
Francesco Sodo (Funzionario INPS)
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| inviato da astronik il 24/1/2012 alle 21:33 | |
17 gennaio 2012
Le leggenda metropolitana della metropolitana delle FAL

Potenza e Matera sono entrambe interessate a prolungare il percorso della ferrovia a scartamento ridotto che attraversa le città capoluogo. Sia Matera che Potenza vogliono sfruttare i binari delle FAL per realizzare una linea metropolitana urbana ma in entrambe le città non tutti sono favorevoli a questa eventualità, sono molti che sostengono che il gioco non vale la candela, leggendo la nota qui in calce ci possiamo convincere che l’autore, Pio Abiusi dell’Associazione Città Plurale di Matera, ci fornisce tutti i numeri per affermare che di tutto abbiamo bisogno fuorché di un simile servizio che si impieghino i fondi pubblici in opere veramente utili alla collettività.
Matteo Colamussi, Presidente delle Fal (Ferrovie Appulo Lucane) ha presentato a Matera in maniera corretta il piano di sviluppo delle Fal cercando di recuperare la maggiore quantità di risorse possibili, non escluse quelle degli 8 milioni di euro dei fondi Pisus della città dei Sassi.. L’azienda è proiettata sul versante pugliese , come è giusto che sia, nel trasporto ferroviario suburbano e metropolitano per l’area Ovest di Bari. Il raddoppio delle Toritto- Bari dove si concentra l’85% della utenza Fal e con una spesa finanziata di 45 milioni di euro. Sono soldi ben spesi, quelli, perché permetteranno di completare adeguatamente la rete suburbana di Bari di concerto con gli altri vettori: Trenitalia, Ferrovie del Sud Est, Ferrovia del Nord-Barese e d in fine Fal. I pugliesi nei loro investimenti sono molto concreti e riescono a ben programmare. Per I lucani molti interventi risultano, invece, superati ed inutili perché programmati in epoche remote. Le Fal hanno 183 Km di rete ferroviaria e di questa circa 110 è in Basilicata e 75 di questi ultimi sono pressoché inutilizzati: la tratta Avigliano - Gravina in Puglia. La Regione, comunque, mette in campo ben 22 milioni di euro per il rinnovo dell’armamento, la sostituzione delle traversine , il controllo centralizzato del traffico che potremmo definire improbabile e per riqualificare le stazioni più importanti ed ancora paga 15 milioni di euro per comperare 3 nuovi treni dei 9 ordinati ad un prezzo complessivo di 44 milioni di euro Dei 1,408 milioni di chilometri totali annui che le Fal percorrono su ferro , in Basilicata se ne fanno 690 mila: il 49% e dell’utilizzo della rete abbiamo detto. Dei 3,616 milioni di chilometri percorsi su gomma in Basilicata se ne effettuano 2,200, il 60% e sono tutti percorsi su tratti extra urbani, più veloci rispetto alle tratte urbane o suburbane . Tutto questo fa connotare le Fal , per la Basilicata, come una società di trasporto su gomma e, invece, continuiamo ad investire su una rete ferroviaria che avrà degli utenti molto improbabili. Un altro aspetto è, anche esso, interessante : in Basilicata gli utenti dei treni sono 16,6 per chilometro contro un dato nazionale di 160, dieci volte di più. Siccome i costi sono sostanzialmente rigidi il nostro pendolare può costare anche dieci volte la media nazionale; in Puglia i fruitori a chilometro sono 71. La Basilicata , in termini percentuali, è stata più sensibile di altre regioni ad investire sulle infrastrutture ferroviarie rispetto a quelle stradali eppure la frequenza è scarsa perché vi sono pochi abitanti- 59 abitanti a Kmq contro una media nazionale di 201 e la provincia di Bari ne conta 329-. Il Contratto di servizio stipulato dalla Regione Basilicata, scaduto, è pari 20 milioni di euro annui; quello pugliese- per le Fal, ne vale 15. I nostri piccoli numeri portano 2.811.320 passeggeri lucani ad utilizzare annualmente il treno, Trenitalia e Fal .
Per quanto concerne la rete metropolitana di Potenza molti dubbi sono nati sulla sostenibilità della spesa di esercizio tenuto conto che città ben più grandi hanno rinunziato al servizio metropolitano perché non conveniente, occorrono grandi numeri per stare in equilibrio. Le finanze di Potenza non sono affatto floride , Il progetto di metropolitana è finanziato con 11 milioni di euro rivenienti da fondi nazionali e 7 dai fondi Pisus dei 40 a disposizione della città capoluogo. L’intervento serve a mettere in sicurezza la linea abolendo i passaggi a livello che strozzano il traffico veicolare, a Matera lo si fece oltre 30 anni fa perché le Fal tagliavano di netto la città. Si dovrebbe provvedere a sdoppiare i binari e far si che le due reti- RFI e Fal- operino autonomamente mettendo così in sicurezza il traffico. Fatto tutto questo se la città avrà le risorse sufficienti per far viaggiare i trenini è bene altrimenti resteranno in deposito e la metropolitana un sogno finito male. Le sperimentazioni eseguite non hanno dato risultati convincenti malgrado il servizio fosse gratis.
Il trasporto su gomma è per noi più conveniente perché flessibile e meno costoso proprio per lo scarso numero dei fruitori ma quel contratto di servizio con le Fal va riscritto e la Regione Basilicata deve mettere a gara quelle percorrenze.
Se della rete ferroviaria, dismessa 30 anni fa, non c’è più nessuna traccia diremo che è trasporto automobilistico a tutti gli effetti e può andare a gara senza formalità alcuna. Non è pensabile che si continui a pagare alle Fal 3,70 Euro a Km. quando al Co.Tra.B ne vengono riconosciuti 1,40 ed anche il trasporto su gomma urbano a Matera, notoriamente più costoso di quello extra urbano, incide per 2,83 a Km. Se si moltiplica la differenza per il numero dei chilometri percorsi si arriva a circa 5 milioni di euro e con la cifra risparmiata potremmo fare a meno di incrementare il costo dei biglietti che è stato pari al 10%, e tanto altro ancora.
Pio Abiusi – Associazione Città Plurale
FAL
RFI
POTENZA
MATERA
METROPOLITANA
| inviato da astronik il 17/1/2012 alle 12:51 | |
13 gennaio 2012
Una pizza solidale

Talvolta basta poco per aiutare chi ne ha bisogno. Una pizza, per esempio. E’ quello che hanno pensato quelli del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) che per martedì 17 gennaio hanno organizzato una raccolta fondi per tamponare l’emergenza siccità nell’Africa orientale. Chi è sensibile a queste tematiche può aderire recandosi presso la Pizzeria Blue Lion di Potenza (sulla Basentana direzione Metaponto) e al modico costo di 15.00 € si contribuisce a lenire le sofferenze di chi vive nel Corno d’Africa
vis
amvis potenza
solidarietà
| inviato da astronik il 13/1/2012 alle 21:57 | |
4 gennaio 2012
Il Parco del Basento un’esperienza di wiki-planning
Una interessantissima riflessione del Prof. Beniamino Murgante sulla proposta di istituire un parco pubblico in un’area dismessa alla periferia della città di Potenza.
Oggi tecnologie dell'informazione 2.0 sono sicuramente il più importante mezzo di comunicazione. L'innovazione principale è il passaggio da un approccio a senso unico dove i cittadini sono informati, ad un approccio bidirezionale nel quale i cittadini possono esprimere la propria opinione con un approccio wiki, in cui una forte interazione tra i singoli cittadini può portare a una costruzione di idee ed opinioni importanti che possono influenzare in maniera sostanzialmente le scelte.
Gran parte dei documenti di pianificazione sono spesso prodotti in maniera poco chiara e con basso livello di partecipazione. I cittadini esclusi dal processo o danneggiati dallo strumento non sono in grado singolarmente di cercare rimedi e denunciare responsabilità.
In genere i cittadini non credono in attività partecipative, perché hanno scarsa fiducia nelle istituzioni e nelle associazioni che la promuovono, soprattutto in questo periodo, ma credono che le decisioni vengono prese in precedenza e la partecipazione sia giusto un mezzo per sancire in maniera definitiva scelte già effettuate.
Gli obiettivi di un piano dovrebbero scaturire da un’attenta “radiografia del sistema”, che non può essere effettuata soltanto mediante analisi settoriali, ma passa, soprattutto, attraverso un coinvolgimento delle popolazioni interessate. Un piano quanto più è partecipato, tanto più ha possibilità di essere attuato fedelmente, a prescindere dagli amministratori e dai tecnici che si avvicenderanno, perché i suoi obiettivi fanno parte di un’idea di città fortemente voluta dai suoi abitanti. Sembra paradossale, ma nella quasi totalità dei casi la maggior parte delle scelte pianificatorie, che di fatto hanno evidenti ripercussioni sulla qualità della vita dei cittadini non coinvolgono direttamente la collettività, ma scaturiscono solo dall’attività di tecnici e politici.

Vari livelli di partecipazione dei cittadini al processo di piano secondo la scala di Sherry Arnstein (Arnstein, 1969)
Più di quaranta anni fa, Sherry Arnstein (1969) definiva otto livelli di differente coinvolgimento dei cittadini in un processo di piano utilizzando la metafora della scala. Purtroppo, molto di frequente in Italia si oscilla tra i primi tre livelli della scala di Arnstein, che rappresentano una non partecipazione.
Di conseguenza i tradizionali approcci partecipativi basati su “riunioni parrocchiali” non rappresentano un campione significativo per molteplici aspetti:
1. la popolazione attiva non ha il tempo di partecipare di conseguenza si raccolgono le solo le opinioni di bimbi ed anziani;
2. la gente considera la partecipazione fisica come una perdita di tempo, tanto politici e tecnici fanno sempre quello che vogliono;
3. spesso si avvia la fase partecipativa quando si è già deciso, giusto per dire “guardate quanto è bello”;
4. la gente può essere inibita nel parlare in pubblico;
5. non sempre si ha un’idea immediata o una risposta pronta;
6. chi urla ha sempre ragione;
7. spesso arrivano le urla strumentali ad impantanare le nuove idee.
I social network, i blog oltrepassano la dimensione tempo e spazio consentendo a tutti, chi lavora nelle ore delle riunioni, chi vive a Milano e ha il cuore a Potenza, chi arrossisce nel parlare in pubblico, di esprimere le proprie opinioni e dare un valido contributo nel migliorare le idee. La partecipazione elettronica al processo di pianificazione è solo una integrazione di approcci tradizionali, si usa internet per chiedere ai cittadini i pareri riguardanti possibili scelte o il voto su quale sia la soluzione migliore.
In un approccio wiki alla pianificazione, i cittadini, probabilmente inconsciamente, affrontano molti dei tipici passi abitualmente adottati nel processo di pianificazione, raggiungendo il livello più elevato dei livelli della scala di Arnstein. In genere, un gruppo di cittadini denuncia gli aspetti più critici che si verificano in una zona (analisi dei problemi), un altro gruppo definisce una serie di obiettivi, un altro gruppo prepara un elenco di alternative e dopo un sacco di discussioni una grossa parte della comunità propone un un'idea, un progetto con il grande sostegno dell'opinione pubblica. Le piattaforme sociali diventano, quindi, il luogo principale in cui si ha la produzione e lo sviluppo di idee.
Anche i giornali, che generalmente sono più influenzati dalle lobby economiche che da singole idee, finirebbero per supportare un progetto, se è il frutto di un vasto movimento di opinione.
In termini di teoria della pianificazione, il wiki-planning può essere visto come un nuovo approccio al Advocacy Planning, dove il collettore delle istanze è un ambiente virtuale e non le associazioni di cittadini.
Questi elementi sono tutti presenti progetto del Parco del Basento dove in meno di un mese un gruppo, nato su facebook a sostegno del progetto, ha raggiunto più di duemila adesioni, se fosse stata indetta una riunione si sarebbero raggiunte al massimo cento persone. Gli ideatori per pubblicizzare il progetto non hanno adottato mezzi tradizionali, ma si sono rivolti ad un blogger, molto attivo negli aspetti ambientali e sulle trasformazioni della città. Una situazione analoga si era verificata anche rispetto al progetto del sottopasso ferroviario di via Angilla Vecchia, dove un lavoro gratuito di “giovani tecnici” si è dimostrato più valido di tanti pluripagati consulenti. Questo approccio ha scatenato la sete di verde dei potentini svegliandoli dal torpore che li ha caratterizzati negli ultimi anni. L’altro aspetto positivo è che non ci si è limitati solo lagnarsi (le buche sulla strada, il lampione è rotto, ecc.), anche questo fondamentale per richiamare l’attenzione di chi fa finta di non sentire, ma ci si è presentati con un’idea forte rispetto alla quale non c’è palazzinaro che tenga. Sarebbe auspicabile che l’immaginazione collettiva si scateni apportando al progetto miglioramenti prodotti da mille piccole idee di singoli cittadini. Sarebbe auspicabile che questa esperienza generi tante emulazioni in modo da produrre centinaia di idee sulla città ed aprire un dibattito serio sulla qualità urbana della città.
Beniamino Murgante
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| inviato da astronik il 4/1/2012 alle 23:5 | |
29 dicembre 2011
Io sto con Stefano
Ma che cavolo succede in quella scuola? Sono giorni che sulla stampa locale, su alcuni blog e su facebook leggo della vicende di un giovane studente legate al suo look. Confesso che all’inizio ho dato poco importanza alla querelle, ho pensato che i genitori del ragazzo stessero esagerando nel chiedere “giustizia” ma oggi ho cambiato opinione avendo approfondito la lettura sia sui quotidiani che in rete.
Poi, sulle colonne de Il Quotidiano, leggo addirittura che “Il Sindaco scende in campo” e allora vuol dire che sotto c’è qualcosa che non quadra.
In pratica c’è una contrapposizione netta fra il preside, o dirigente scolastico che dir si voglia e la famiglia del ragazzo.
A ben pensarci non è la prima volta che sento lamentele nei confronti del Liceo Scientifico Pasolini, ricordo in particolare tutto quello scompiglio suscitato tre anni fa, se non ricordo male, a seguito dei sorteggi per determinare l’iscrizione al secondo liceo scientifico di Potenza.
Tornando alla storia di Stefano Lorusso non posso fare a meno di fare alcune opportune riflessioni. Tanto per cominciare un ragazzo, ma qualsiasi altra persona, non va giudicato per il suo look, per come veste, se ha i capelli lunghi se porta gli orecchini, da che mondo è mondo non è l’abito che fa il monaco. Da quanto leggo pare che Stefano sia un tipo tranquillo ed educato e anche il profitto scolastico è buono, non comprendo quindi l’astio palesato dal preside nei confronti del ragazzo e della sua famiglia.
Raccogliendo quindi l’invito dei compagni di Stefano a prendere posizione e pur non essendo ne un poeta o uno scrittore, posso serenamente dichiarare che io sto con Stefano, la sua famiglia e con tutti coloro che dalla scuola si aspettano semplicemente di ricevere una formazione adeguata per affrontare il sempre più difficile mondo del lavoro.
Certo al Liceo Scientifico Pasolini di Potenza non spira aria molto salubre se anche i docenti hanno ritenuto inopportuno intervenire, ho come l’impressione che non vogliano contraddire il preside. E’ invece molto strano il silenzio dell’Ufficio Scolastico che dovrebbe “intromettersi” se non altro per accertare l’esatto svolgimento dei fatti. Questo lavarsi le mani o mettere la testa sotto la sabbia non fa onore alla massima Istituzione scolastica lucana.
Di sicuro molti studenti del Pasolini non sono contenti della loro scuola in quanto vi si trovano iscritti non per libera scelta ma per via di un sorteggio, mi pare ovvio che la serenità in queste condizioni in quella scuola è una chimera.
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