Riporto il testo dell'articolo comparso sul Quotidiano della Basilicata di oggi 26 marzo 2012
Non c’è nulla da fare il destino della Basilicata e dei lucani, da qualche anno, si incrocia sempre con il petrolio. L’oro nero rappresenta un alter ego, un caso di simbiosi con una terra una volta incontaminata.
Due notizie di questi giorni legano ancor di più la nostra amata Lucania al petrolio, il parlamento approva il decreto sulle liberazioni e con esso ratifica il cosiddetto “memorandum” mentre il CIPE da il definitivo via libera al secondo polo petrolifero nella valle del sauro.
Il famigerato accordo del 1998 fra ENI, Stato e Regione che diede campo libero alle trivelle doveva da una parte risolvere l’emergenza energetica dell’Italia, dall’altra consentire alla Basilicata di beneficiare di royalties che avrebbero dovuto creare sviluppo per la nostra comunità.
Così non è stato, anzi, per una sorta di maleficio, da quanto si è cominciato a succhiare petrolio dalle viscere della nostra terra è cominciato un lento ma inesorabile declino che sta portando la Basilicata nell’oblio. La Basilicata muore e nessun medico se ne accorge.
Non c’è bisogno di scomodare l’ISTAT, gli istituti di ricerca economiche, le varie fondazioni che periodicamente stilano classifiche sulla situazione sociale in Italia, ce ne accorgiamo tutti che la Basilicata è la regione più povera d’Italia, che si continua a perdere abitanti in maniera costante, che si stanno perdendo, in tutti i settori, posti di lavoro.
A peggiorare il quadro già poco edificante si deve convivere con numerose emergenze ambientali alcune delle quali strettamente legate allo sfruttamento del sottosuolo per estrarre petrolio. Non solo, bisogna poi fare i conti con danni alla salute causati dagli effetti collaterali strettamente legati alle estrazioni e ai processi per la desolforazione del greggio prima di immetterlo nella condotta che lo porta alle raffinerie di Taranto.
Tragedia nella tragedia il mancato riconoscimento da parte delle Istituzioni della situazione di degrado ambientale e dei danni arrecati alla salute umana. Le proteste delle popolazioni a ridosso del Centro Oli, quelle dei paesi confinanti, non sono prese in considerazione, vige un “tuttapostismo” imperante.
Volendo tirare le somme di quasi quindici anni di estrazioni in Basilicata non ci sono aspetti positivi da mettere in bilancio, il petrolio doveva cambiare la vita ai lucani e l’ha cambiata ma nettamente in peggio. Un accordo con l’ENI non rispettato e non fatto rispettare dalla Regione, un monitoraggio promesso e mai attuato, un ente sorto per controllare, l’ARPAB, di tutto s’è occupato fuorché di tenere sotto controllo le malefiche esalazioni provenienti dal Centro Oli, diversi incidenti nel corso degli anni sono stati sempre banalizzati. Deve essere sempre tutt’apposto, a prescindere.
Ed ora con l’attuazione degli accordi sottoscritti da maggioranza e minoranza nello sciagurato “memorandum” si firma l’ennesima cambiale in bianco e si da carta bianca ai petrolieri che non hanno avuto, fin’ora, rispetto per la Basilicata e per i lucani, all’ENI si affianca la multinazionale francese Total.
Nessuno tiene conto che le perforazioni alla lunga comprometteranno le falde acquifere, la nostra unica vera ricchezza, se è vero, come dicono gli esperti, che la prossima guerra mondiale si scatenerà proprio per l’acqua, noi che ce l’abbiamo in grandi quantità questo bene stiamo consentendo di avvelenarcelo. Non vengono tenuti in considerazione gli allarmi di associazioni seriamente impegnate nella tutela del territorio, mi riferisco ad OLA in particolare, e si coprono verità scomode
Quindici anni di estrazioni non hanno insegnato nulla ai nostri politici se oggi essi credono in un poco probabile impulso all’economia derivante dall’aumento dei territori lucani destinati alla “coltivazione” del petrolio. Si abbandonano le coltivazioni tradizionali, anche il mondo rurale lucano è in grande difficoltà, e ci si affida al piatto di lenticchie derivante dalle royalties.
Una classe politica, quella lucana, miope e mediocre, dove chi ha detenuto da sempre il potere non è stato capace di invertire la rotta di una nave che sta andando alla deriva e dove l’opposizione, nonostante i toni apparente più duri degli ultimi tempi, ha fatto finta di opporsi. La Basilicata sta lentamente morendo, paesi e città si stanno svuotando, la povertà s’è impadronita di molte famiglie, la situazione infrastrutturale è drammatica, il fiume di danaro pubblico arrivato attraverso i fondi europei è stato sperperato in mille rivoli senza aver prodotto posti di lavoro, il tutto è avvenuto fra l’indifferenza della classe politica da sempre impegnata ad auto incensarsi e a lavorare per creare quel consenso che garantisce loro di conservare la poltrona.
Ed in questo scenario deprimente che maggioranza ed opposizione trovano un punto di incontro che consentirà alle compagnie petrolifere di sfruttare le risorse custodite nel sottosuolo senza una reale garanzia che i soldi delle royalties possano essere utilizzate per realizzare quelle infrastrutture capaci di attrarre investimenti. Se per quindici anni non sono stati capaci di far rispettare un accordo chi ci dice che da domani le cose cambieranno?
Per intanto prendiamo atto che nel 60% del territorio lucano c’è la possibilità di indagini tendenti a creare nuovi pozzi. Quale futuro si prospetta per i pochi lucani che avranno la forza e il coraggio di restare nella loro terra?