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UN LUCANO DOC
SOCIETA'
15 maggio 2012
La vedo nera....
 

In elettrotecnica si chiamerebbe corto circuito, si verifica per un guasto ed è devastante perché quando si presenta non funziona più niente.

E’ quello che è successo in Grecia e che potrebbe succedere in Italia ed in altri paesi europei.

Subito dopo la scomparsa di Berlusconi dalla scena politica italiana è cominciato forse il periodo più buio dell’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale.

Fu chiamato il prof. Monti al capezzale del malato Italia e a colpi di decreti è assurto a salvatore della patria. Con lo slogan “rigore ed equità” si beccò il consenso di tanti. Poi abbiamo toccato con mano il rigore e molti si sono ricreduti. Poi abbiamo capito che il termine “equità” nel vocabolario di Monti ha un significato diverso da quello riportato nello Zingarelli ed ecco che il prof col loden ha applicatola regola di forte coi deboli e debole coi forti.

In sei mesi di governo tecnico l’Italia ha cambiato volto, una nazione più povera ed impaurita, le famiglie tartassate da aumenti di generi di prima necessità e abbattute da tasse esagerate.

La disperazione ha indotto al suicidio imprenditori ed operai, una volta tanto uniti in qualcosa.

All’improvviso sono calati i consumi innescando un effetto domino sull’intera economia nazionale, la gente non spende per le diminuite disponibilità, meno consumi vuol dire meno occupazione, meno lavoro porta a più spese per il welfare, aumento del debito pubblico con meno investimenti, meno soldi che circolano ed eccolo il cane che si morde la coda.

Qualcuno si rimette il vestito da terrorista ed eccoci ritornare agli anni di piombo. Stavolta però è facile per i gruppi terroristici fare proseliti fra i disgraziati, non tutti i disperati senza lavoro e senza più ammortizzatori sociali decideranno di togliersi la vita, qualcuno particolarmente esasperato potrebbe commettere gesti inconsulti perché non avrà nulla da perdere, e nell’esercito dei disperati potrebbe essere facile arruolare “volontari” per qualche gruppo terroristico.

Nelle regioni del sud ove la presenza della delinquenza organizzata è radicata da tempo tanti giovani senza lavoro saranno assoldati da mafia, drangheta, camorra o magari si arruoleranno in gruppi criminali autoctoni.

Gli scenari che si prospettano non sono per nulla tranquillizzanti i nuovi poveri avranno tanto risentimento nei confronti di coloro a cui la crisi non li tocca, e non mi riferisco solamente alla casta politica che continua a godere di ogni sorta di privilegi, i desperados potrebbero aggredire i “normali” ricchi, coloro che continuano ad avere un tenore di vita che fa a pugni con la miseria che ha arruolato troppi italiani.

Se qualcuno non pesca un coniglio dal cilindro la vedo dura, molto dura.


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SOCIETA'
6 maggio 2012
Il Parco dei miracoli

 

Sinceramente non avrei immaginato che un semplice provocazione potesse diventare un evento che sta scuotendo una città tradizionalmente poco reattiva alle “rivendicazioni”. Mi riferisco alla petizione per chiedere al Comune di Potenza e alla regione Basilicata di impegnarsi per realizzare un grande parco pubblico in un area degradata che in passato ha ospitato un mega allevamento di maiali.

Un gruppo di giovani tecnici mettono nero su bianco, o, per meglio dire, verde su degrado, un progetto che trasforma quasi 9 ettari di terreno in una specie di sogno o utopia.

In poco tempo sogno e utopia si trasformano in voglia di partecipazione.

Molti di quelli che hanno avuto modo di visionare il progetto si trasformano in ultras di quella idea nuova e si arriva a costituire un Comitato spontaneo che si prefigge l’obiettivo di sollecitare il Comune e la Regione Basilicata a mettere in campo azioni concrete che portino a realizzare ciò che tanti cittadini chiedono.

Si decide, sulla spinta di tante persone, a indire una pubblica petizione e si iniziano a raccogliere le firme.

Il successo dell’iniziativa è clamoroso. C’è il coinvolgimento di pubblici esercizi e nasce una sorta di gara a chi raccoglie più firme.

Si tirano fuori i banchetti e si va in mezzo alla gente a chiedere di firmare. Si va al mercato mensile, davanti alla chiesa. Si rimane stupiti perché molti chiedono spontaneamente di firmare dimostrando di conoscere nel dettaglio il progetto.

Sarà perché anche il TG della Basilicata ha dato notizia dell’iniziativa, sarà perché i quotidiani locali parlano sempre più spesso del Parco della Città, sarà il clamore che si è creato sui social network, sta di fatto che molti potentini vogliono riappropriarsi della loro città e dare chiare indicazioni a chi ci amministra su come noi cittadini vogliamo cambiare la nostra città.

Finalmente c’è voglia di partecipazione.

Cinquant’anni di cementificazione hanno lasciato il segno, finalmente tantissime persone lo hanno capito e forse credono che finalmente qualcosa potrebbe cambiare. Cominciando a volere un parco dove ieri c’erano i porci.

Vuoi vedere che anche a Potenza il vento sta per cambiare?


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SOCIETA'
13 aprile 2012
Politica lucana senza vergogna



Da quando sta maledetta crisi sta sfiancando molti italiani si parla insistentemente di ridurre i costi della politica. I cittadini comuni che hanno la fortuna di avere un lavoro sono tartassati da tasse e gabelle ed hanno seri problemi per arrivare alla fine del mese. La faccenda è ancor più tragica per le famiglie monoreddito.

Sulla stampa locale circolano da tempo i compensi di manager di dirigenti e funzionari sia appartenenti a Istituzioni che facenti parte di Enti emanati da Istituzioni. Non tenendo conto dei compensi di parlamentari e consiglieri regionali in Basilicata c’è un esercito di unti dal Signore che guadagnano (si fa per dire…) dai 60.000 a oltre 150.000 euro al mese. A questi fortunati la crisi fa il solletico, non hanno certo problemi per fare la spesa o curarsi adeguatamente in caso di malattia. Tempo fa il segretario generale della UIL di Basilicata aveva proposto di abbassare i compensi a dirigenti, manager, direttori generali e simili, l’appello di Carmine Vaccaro è caduto nel vuoto.

La notizia (vedi l’ottimo articolo di Salvatore Santoro su Il Quotidiano della Basilicata http://www.ilquotidianodellabasilicata.com/it/basilicata/potenza_petrone_sel_dilata_sindaco_pignola_energia_lucana_costi_poltrone_2012.html) delle nomine in SEL (Società Energetica Lucana) sono sconfortanti. Come nulla fosse si provvede ad ampliare il Consiglio d’Amministrazione da 3 a 5 componenti e si raddoppiano i Direttori Generali. Fanno capire che l’operazione, per la diminuzione degli stipendi del presidente e cda si risparmiano poche migliaia di euro ma non informano che tutta l’operazione costerà ai lucani alcune decine di migliaia di euro in più in termini di prebende.

La tragica situazione della Basilicata con migliaia di disoccupati, tantissime famiglie precipitate nella povertà doveva consigliare di agire in maniera più virtuosa. Ma chi governa la Regione Basilicata non ha inteso ragionare come il buon senso consiglia.

A beneficiare di questa operazione sono esponenti della vita politica legati ai partiti di maggioranza ed opposizione e, guarda caso, il neo presidente della SEL è il primo dei non eletti nelle liste del PD alle ultime regionali. Una pratica collaudata, quella di “ricompensare” i trombati alle varie elezioni con un posto strapagato in un ente controllato dalla politica.

Questi comportamenti sono un’offesa alla dignità dei tanti lucani che patiscono questi momenti di grave difficoltà.




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SOCIETA'
26 marzo 2012
Il destino della Basilicata legato al petrolio
Riporto il testo dell'articolo comparso sul Quotidiano della Basilicata di oggi 26 marzo 2012 


Non c’è nulla da fare il destino della Basilicata e dei lucani, da qualche anno, si incrocia sempre con il petrolio. L’oro nero rappresenta un alter ego, un caso di simbiosi con una terra una volta incontaminata.

Due notizie di questi giorni legano ancor di più la nostra amata Lucania al petrolio, il parlamento approva il decreto sulle liberazioni e con esso ratifica il cosiddetto “memorandum” mentre il CIPE da il definitivo via libera al secondo polo petrolifero nella valle del sauro.

Il famigerato accordo del 1998 fra ENI, Stato e Regione che diede campo libero alle trivelle doveva da una parte risolvere l’emergenza energetica dell’Italia, dall’altra consentire alla Basilicata di beneficiare di royalties che avrebbero dovuto creare sviluppo per la nostra comunità.

Così non è stato, anzi, per una sorta di maleficio, da quanto si è cominciato a succhiare petrolio dalle viscere della nostra terra è cominciato un lento ma inesorabile declino che sta portando la Basilicata nell’oblio. La Basilicata muore e nessun medico se ne accorge.

Non c’è bisogno di scomodare l’ISTAT, gli istituti di ricerca economiche, le varie fondazioni che periodicamente stilano classifiche sulla situazione sociale in Italia, ce ne accorgiamo tutti che la Basilicata è la regione più povera d’Italia, che si continua a perdere abitanti in maniera costante, che si stanno perdendo, in tutti i settori, posti di lavoro.

A peggiorare il quadro già poco edificante si deve convivere con numerose emergenze ambientali alcune delle quali strettamente legate allo sfruttamento del sottosuolo per estrarre petrolio. Non solo, bisogna poi fare i conti con danni alla salute causati dagli effetti collaterali strettamente legati alle estrazioni e ai processi per la  desolforazione del greggio prima di immetterlo nella condotta che lo porta alle raffinerie di Taranto.

Tragedia nella tragedia il mancato riconoscimento da parte delle Istituzioni della situazione di degrado ambientale e dei danni arrecati alla salute umana. Le proteste delle popolazioni a ridosso del Centro Oli, quelle dei paesi confinanti,  non sono prese in considerazione, vige un “tuttapostismo” imperante.

Volendo tirare le somme di quasi quindici  anni di estrazioni in Basilicata non ci sono aspetti positivi da mettere in bilancio, il petrolio doveva cambiare la vita ai lucani e l’ha cambiata ma nettamente in peggio. Un accordo con l’ENI non rispettato e non fatto rispettare dalla Regione, un monitoraggio promesso e mai attuato, un ente sorto per controllare, l’ARPAB, di tutto s’è occupato fuorché di tenere sotto controllo le malefiche esalazioni provenienti dal Centro Oli, diversi incidenti nel corso degli anni sono stati sempre banalizzati. Deve essere sempre tutt’apposto, a prescindere.

Ed ora con l’attuazione degli accordi sottoscritti da maggioranza e minoranza nello sciagurato “memorandum” si firma l’ennesima cambiale in bianco e si da carta bianca ai petrolieri che non hanno avuto, fin’ora, rispetto per la Basilicata e per i lucani, all’ENI si affianca la multinazionale francese Total.

Nessuno tiene conto che le perforazioni alla lunga comprometteranno le falde acquifere, la nostra unica vera ricchezza, se è vero, come dicono gli esperti,  che la prossima guerra mondiale si scatenerà proprio per l’acqua, noi che ce l’abbiamo in grandi quantità questo bene  stiamo consentendo di avvelenarcelo. Non vengono tenuti in considerazione gli allarmi di associazioni seriamente impegnate nella tutela del territorio, mi riferisco ad OLA in particolare, e si coprono verità scomode

Quindici anni di estrazioni non hanno insegnato nulla ai nostri politici se oggi essi credono in un  poco probabile impulso all’economia derivante dall’aumento dei territori lucani destinati alla “coltivazione” del petrolio. Si abbandonano le coltivazioni tradizionali, anche il mondo rurale lucano è in grande difficoltà, e ci si affida al piatto di lenticchie derivante dalle royalties.

Una classe politica, quella lucana, miope e mediocre, dove chi ha detenuto da sempre il potere non è stato capace di invertire la rotta di una nave che sta andando alla deriva e dove l’opposizione, nonostante i toni apparente più duri degli ultimi tempi, ha fatto finta di opporsi. La Basilicata sta lentamente morendo, paesi e città si stanno svuotando, la povertà s’è impadronita di molte famiglie, la situazione infrastrutturale è drammatica, il fiume di danaro pubblico arrivato attraverso i fondi europei è stato sperperato in mille rivoli senza aver prodotto posti di lavoro, il tutto è avvenuto fra l’indifferenza della classe politica da sempre impegnata ad auto incensarsi e a lavorare per creare quel consenso che garantisce loro di conservare la poltrona.

Ed in questo scenario deprimente che maggioranza ed opposizione trovano un punto di incontro che consentirà alle compagnie petrolifere di sfruttare le risorse custodite nel sottosuolo senza una reale garanzia che i soldi delle royalties possano essere utilizzate per realizzare quelle infrastrutture capaci di attrarre investimenti. Se per quindici anni non sono stati capaci di far rispettare un accordo chi ci dice che da domani le cose cambieranno?

Per intanto prendiamo atto che nel  60% del territorio lucano c’è la possibilità di indagini tendenti a creare nuovi pozzi. Quale futuro si prospetta per i pochi lucani che avranno la forza e il coraggio di restare nella loro terra?

 

SOCIETA'
2 marzo 2012
Il sole sorge a Caperrino

 


Lasciai Laurenzana, il comune dove nacqui troppi anni fa, quando avevo 8 anni ed essendo scamparsi subito dopo i pochi parenti stretti non più avuto modo di frequentare assiduamente il paese natio.

I pochi contatti con Laurenzana sono avvenuti tramite il mio vicino di casa dei pochi anni vissuti nei pressi della Chiesa del Carmine, Gaetano Cantisani. Gaetano era noto per la sua straripante vivacità che difficilmente cumpa Aniello, il papà, riusciva a reprimere.

Col tempo Gaetano è diventato un apprezzato studioso della storia di Laurenzana, si è meticolosamente documentato ed ha pubblicato più di un libro sul suo paese, ho apprezzato molto la sua penultima fatica date alle stampe nel 2005, “Laurenzana – guida toponomastica alla città di ieri e di oggi”.

Quella che era una caratteristica giovanile che oggi forse sarebbe stata etichettata con il termine “superattivo”, si è riversata nell’impegno letterario ed ecco una nuovo prodotto letterario che vede la luce.

Domenica 11 marzo prossimo presso il Polifunzionale di Laurenzana viene presentato “Di tasca in tasca - Sorge il sole a Caperrino”. La citazione del toponimo è propedeutica alla narrazione storica che abbraccia un lungo arco di tempo in cui si è svolto il Risorgimento laurenzanese e “ri-costruito” andando a scovare numerosi documenti.

Lo stile letterario di Gaetano è scorrevole e sicuramente anche questo libro si farà leggere agevolmente.

Mi faccio il nodo al fazzoletto e spero di poter essere presente alla premiazione.






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permalink | inviato da astronik il 2/3/2012 alle 22:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Astronik Antonio Nicastro
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