Mi aveva invitato quel rompiballe (l’aggettivo non è mio ma di Marco Pannella) del mio amico Bolognetti e non potevo certo dirgli di no, quindi ho dovuto “scapolare” prima dal lavoro e, sotto una calandra che solo Cristo sa, mi sono recato al Motel Park per partecipare al convegno organizzato dai Radicali lucani dal titolo che è tutto un programma “Veleni industriali e politici in Basilicata”con la partecipazione del segretario Nazionale, Staderini, e delle parlamentari Zamparutti e Bernardini. Meglio precisare che sul sito di Radio Radicale mi viene attribuita la qualifica di “magistrato” (foss a Maronna!!) smentisco, non appartengo alla Magistratura.
E’ stato un gran bel convegno, affollatissimo tant’è che la sala prenotata s’è dimostrata troppo piccola per ospitare tutti i convenuti.
Tantissimi chi interventi interessanti, su tutti quello dell’amico Antonio Bavusi di OLA, appassionato quello di Maurizio Bolognetti. Chi vuole può vedere il filmato sul sito di Radio Radicale: http://www.radioradicale.it
Per il convegno avevo preparato una relazione che non è stato possibile leggere perché si è fatto molto tardi (il convegno è durato circa 6 ore!!) e la riporto qui di seguito, in sostanza è il monitoraggio dei monitoraggi relativi ad aria ed elettrosmog.
Il DM 60 del 2002 ha recepito le direttive comunitarie per il monitoraggio ambientale ed ha affidato alle Regioni il compito di tenere sotto controllo aria, acque e suolo; le Regioni hanno poi delegato alle agenzie appositamente create, le ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), le competenze tecniche.
In Basilicata all’ARPAB si è affiancata Metapontum Agrobios, che come missione ha il compito di occuparsi di agricoltura, ma per le competenze scientifiche riconosciute da una mano all’ARPAB in Valdagri per le problematiche rivenienti dalla desolforazione del petrolio.
In pratica i lucani, a spese proprie, si sono sobbarcati l’onere del monitoraggio in Valdagri per sopperire al mancato rispetto del protocollo d’intesa con l’ENI con cui generosamente si è consentito al colosso dell’energia di fare danni senza finanziare lo specifico programma di monitoraggio contenuto nell’accordo.
Più di qualcuno ha fatto notare che l’ARPAB poteva benissimo sopperire alle criticità in Valdagri, con i mezzi e le risorse giuste si potevano risparmiare i soldi dati ad Agrobios ma il discorso si fa politico ed è meglio sorvolare.
Il primo anno di monitoraggio effettuato da ARPAB, il 2005, mi riferisco alle polveri sottili, ha messo in evidenza alcune criticità sulla qualità dell’aria lucana in due località, Melfi e Lavello, che hanno raggiunto e superato il numero di giornate fissate dal DM 60 in quanto il PM10 ha oltrepassato la soglia dei 50 µg/m3, nella città di Potenza le cose non sono andate meglio anche perché il numero di giorni effettivamente monitorati è stato di molto inferiore a 365.
Nel 2006 è la città di Potenza a presentare valori fuori norma registrati da due centraline, come nell’anno precedente anche nel 2006 i giorni non monitorati sono stati tanti, il 37% dei giorni la centralina di Melfi, per esempio, non ha erogato dati, quella di Potenza è stata muta per 100 giorni.
Nel 2007 l’aria “cambia”, cambiano anche i vertici dell’ARPAB e la qualità dell’aria in Basilicata comincia decisamente a migliorare. Nessuna località ha superato le 35 giornate con valori oltre i 50 µg/m3 anche se le giornate senza i dati continuano ad ancora tante.
Le cose vanno ancora meglio nel 2008 con la conferma che l’aria in Basilicata è tornata nei parametri fissati dalla legge anche se in alcune località (Ferrandina, Lavello, Matera, Viggiano è Pisticci) le giornate monitorate risultano pochissime, in qualche caso solo il 20% dei giorni sono stati tenuti sotto osservazione, o per essere più precisi, questi sono i dati che sono stati resi noti.
Nel 2009 le cose migliorano ulteriormente ed anche i dati del 2010 sono abbastanza tranquillizzanti per quanto concerne la concentrazione di polveri sottili nell’atmosfera dei nostri centri.
Considerato che gran parte delle centraline dell’ARPAB registrano l’inquinamento prodotto dal traffico veicolare e, volendo analizzare i dati del capoluogo di regione, razionalmente non si riesce a capire come possa essersi registrato un miglioramento così deciso della qualità dell’aria in presenza di significativi aumenti dei volumi di traffico.
Per quanto concerne gli altri inquinanti monitorati in ossequio al DM 60/2002 non ci sono particolari criticità da registrare ma c’è da dire che in Basilicata, la concentrazione di ozono nei mesi estivi è particolarmente accentuata, dal 2005 alcune località (Matera e S. Nicola di Melfi su tutte) superano il numero di giorni con valori off limits consentiti. Nulla di particolarmente grave, quasi sempre è la prima soglia di allarme ad essere superata ma le popolazioni non vengono avvertite del pericolo. Come per il PM10, ma il discorso vale per tutti gli inquinanti, quando c’è un superamento del valore minimo consentito le norme prevedono che la popolazione deve essere avvertita per dare la possibilità ai soggetti con patologie respiratorie a bambini ed anziani di tutelarsi opportunamente. Ebbene non si ha notizia che un Comune in cui si sia superato il limite di legge di un qualsiasi inquinante abbia diffuso un allerta per avvertire del pericolo gli abitanti. Una palese violazione di una legge dello stato che avviene sistematicamente senza che nessuno prenda gli opportuni provvedimenti.
Un altro elemento molto pericoloso per la salute umana è la diossina, veleno che si sprigiona nei pressi degli inceneritori e degli impianti siderurgici. In Basilicata abbiamo uno dei più grandi impianti di termodistruzione, Fenice, nel nord della Basilicata, una grande fabbrica che a Potenza ricicla rifiuti ferrosi trasformandoli in tondini per l’edilizia, la ferriera del gruppo Pittini, che a causa dell’urbanizzazione del capoluogo di regione s’è venuta a trovare in zona densamente abita. A Matera c’è una grande cementeria che ha bruciato fino alla fine del 2008, fra l’altro, anche pneumatici. Ebbene nessuna struttura pubblica si premura di controllare quanta diossina si sprigiona da questi impianti. Me lo ha confermato in una corrispondenza via mail l’ex Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata. La cosa è di una gravità inaudita.
Come grave è quanto avvenuto lo scorso anno nella zona industriale di Viggiano dove in soli due mesi la centralina di Agrobios ha registrato valori di NO2 superiori al consentito per ben 25 giorni mentre la legge prevede che si possono avere solo 18 giorni irregolari in un anno. Confrontando i dati dell’ARPAB per lo stesso inquinante non si riscontra alcun valore anomalo. Questa discrepanza mi ha spinto a chiedere lumi all’Assessorato all’Ambiente della Regione che dopo avere eretto il solito muro di gomma e solo dopo l’intervento del Difensore Civico comunicava che la Regione non era competente in materia rimandando la responsabilità all’Amministrazione Provinciale. Non mi è rimasto che chiedere spiegazioni alla Provincia di Potenza come stavano le cose. Stesso muro di gomma, in Basilicata le Istituzioni sono restie a dialogare con i cittadini. Dopo 7 mesi di attesa però sono riuscito ad avere una dettagliata risposta da parte del funzionario dell’Ufficio Ambiente della Provincia. Non senza sorpresa prendo atto che la Provincia ribalta tutte le competenze in materia di monitoraggio in Valdagri sulla Regione e sull’ARPAB. Uno squallido ping pong, terminato il 20 agosto con una poco convincente risposta pubblica affidata al portavoce del Presidente De Filippo sulle colonne de Il Quotidiano della Basilicata. In pratica i dati rilevati da AGROBIOS non vengono smentiti ma “sminuiti” in quanto rilevati “troppo vicino” alla fonte inquinante, ma non può essere che i dati tranquillizzanti dell’ARPAB sono tranquillizzanti perché rilevati troppo lontano dalla fonte inquinante? Un altro tassello del “tutt’apposto” per decreto.
Un capitolo a parte lo merita il monitoraggio dell’idrogeno solforato, riveniente anch’esso dal processo di desolforazione del petrolio. Dopo molte proteste da parte di associazioni ed abitanti del posto l’ARPAB ha avviato delle campagne di monitoraggio in Valdagri, detto monitoraggio è stato effettuato in sei sessioni dal maggio 2008 al novembre 2009, da allora non risultano altre campagne di monitoraggio per il pericoloso inquinante. Metapontum AGrobios ha attivato il rilevamento dell’idrogeno solforato dal luglio 2009, ma sul sito internet i dati del 2009 non si trovano e, in tutti i casi non viene effettuato un rilevamento continuo ma solo per alcuni giorni, come se il Centro Oli non funzionasse 24 ore su 24 ore per 365 giorni all’anno……
Sempre in materia di monitoraggio e violazioni di leggi dello Stato è interessante esaminare la situazione dell’inquinamento elettromagnetico in Basilicata, dove si pone troppo l’accento sulle radiazioni rivenienti dalla selva di ripetitori telefonici e ci si distrae per la presenza diffusa sul territorio di fonti che diffondono radiazioni propagate dalle antenne di emittenti radiofoniche e televisive oltre che da elettrodotti di elevata tensioni.
Per quanto concerne l'inquinamento indotto dalla SRB (stazioni radio base) una legge nazionale impone limiti, fra l'altro molto superiori a quelli suggeriti dall'OMS, che in molti casi in Basilicata sono disattesi come è stata disattesa la Legge Regionale n° 30 del 2000 che prevede l'obbligo da parte di ogni comune di adottare un Piano per la localizzazione delle SRB e l'istituzione del catasto degli impianti a livello regionale.
L'adozione del Codice delle Comunicazioni, la legge 259, nel 2003 ha reso di fatto inefficaci la maggior parte delle disposizioni contenute nella Legge Regionale e, come hanno fatto altre Regioni, anche la Basilicata si deve dotare di una nuova Legge Regionale che tenga conto delle innovazioni apportate dalla legge dello Stato.
In Basilicata esistono migliaia di ripetitori telefonici e radiotelevisivi, alcuni dei quali sono stati sottoposti a campagne di monitoraggio da parte dell'ARPAB ed in alcune località sono stati certificati valori più alti dei 6 Votlt\metro stabiliti dalla normativa, ultimamente in alcune località i limiti sono tornati nella norma, permangono invece situazioni di illegalità certificata a Potenza, Matera, Palazzo S. Gervasio, Pisticci, Grassano e Baragiano. C’è da considerare però i monitoraggi sono fermi a qualche anno fa.
Non vengono monitorati gli elettrodotti che attraversano i centri abitati, un caso clamoroso esiste a Potenza ove la sottostazione dell’ENEL in cui convergono alcuni elettrodotti per la trasformazione della tensione, si è venuta a trovare nel mezzo di una zona diventata densamente popolata per il gran numero di edifici adibiti ad attività commerciali, edifici costruiti proprio sotto i cavi dell’alta tensione. In assenza di regole si continuano a concedere licenze edilizie per costruire fabbricati proprio sotto i cavi dell’alta tensione e nelle immediate vicinanze.
Quando sono i cittadini a non rispettare le Leggi la Giustizia è implacabile, quando sono le Istituzioni a violare le Leggi che garantirebbero i cittadini, la Giustizia molto spesso, da queste parti, è un po’ distratta.